“In Iran non abbiamo ancora finito. Non hanno ancora visto nulla, finora siamo stati gentili”. Arrabbiato per la morte di altri soldati americani, Donald Trump promette vendetta e valuta una ‘guerra totale’ contro Teheran, minimizzando allo stesso tempo la prospettiva di un dialogo. “Vogliono disperatamente un incontro. Ma non siamo interessati fino a che non saranno pronti”, ha tagliato corto dalla Casa Bianca con a fianco il presidente libanese Joseph Aoun.
Mentre i raid incrociati proseguono e l’Iran ha colpito un centro dati di Amazon in Bahrein, il commander-in-chief ha paventato attacchi ancora più pesanti all’orizzonte. “Colpiremo ogni sito nucleare che pensano di ricostruire”, ha tuonato assicurando che a “breve” gli Stati Uniti scaricheranno la loro potenza di fuoco anche contro Pickaxe Mountain (in farsi Kuh-e Kolang Gaz La). E se gli Houthi dovessero bloccare il Mar Rosso “ce ne occuperemo”, ha aggiunto mostrandosi pronto ad andare avanti con una guerra che sta svuotando le casse del Pentagono.
Nella sua prima audizione da maggio, il ministro delle Difesa Pete Hegseth si è presentato in Senato per chiedere più risorse subito per il suo Dipartimento.
Il Congresso chiuderà per la pausa estiva a giorni e il timore del Pentagono e della Casa Bianca è che deputati e senatori si assentino senza aver approvato gli 87 miliardi di dollari di fondi freschi per far fronte al conto sempre più salato che il conflitto sta presentando. La richiesta mette i repubblicani all’angolo e di fronte allo scenario peggiore a poco più di 100 giorni dalle elezioni di metà mandato. Al partito viene chiesto di approvare nuove risorse per una guerra che agli americani non piace e che il Congresso non ha mai approvato, proprio mentre il numero delle vittime americane sale. Dall’inizio del conflitto 17 soldati sono rimasti uccisi e 100 sono stati feriti solo negli ultimi 14 giorni.
Trump non appare preoccupato dall’impatto che il conflitto può avere sulle midterm. “Sto solo cercando di fare la cosa giusta”, ha affermato cercando di rassicurare il partito e di spiegare le sue motivazioni agli elettori. Il commander-in-chief però è di fronte a un dilemma: andare avanti con la guerra esponendosi al rischio di inimicarsi i repubblicani e gli americani, oppure fermarsi o quantomeno cercare di chiudere la partita il prima possibile. Una vittoria in Iran in tempi brevi appare al momento difficile: il regime ha dimostrato di poter resistere agli attacchi americani e, secondo gli 007, è improbabile che ammorbidisca le sue posizioni al tavolo delle trattative in seguito alle nuove ondate di attacchi militari americani. Per gli analisti dell’intelligence, la prospettiva è quindi quella di un lungo stallo e “limbo indefinito” fra pace e guerra. Un’ipotesi che innervosice i conservatori: il loro ‘sogno’ è che Trump si concentri sul carovita e sui problemi che stanno a cuore agli americani invece che su un conflitto “lento ma prolungato” che potrebbe essere letto dal grande pubblico come una nuova “forever war”. Dietro le quinte, il pressing sul presidente è senza sosta per spingerlo ad abbassare i toni e accettare un tregua di 10 giorni, come proposto dai mediatori, per riaprire lo Stretto di Hormuz e gettare nuove basi per il dialogo in grado di ridurre la pressione anche sugli alleati del Golfo, esasperati dalla guerra e preoccupati per la loro sicurezza nazionale.
Hegseth: ‘Urgente approvare i fondi al Pentagono per 67 miliardi’
Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha rimarcato “l’urgenza” della necessità di fornire al Pentagono un pacchetto di finanziamenti supplementari da 67 miliardi di dollari, nel mezzo di una guerra all’Iran dai contorni ancora incerti. Hegseth, in un’audizione al Conmgresso Usa, ha richiesto 1,5 miliardi per far fronte alle carenze di carburante critiche per le missioni e 2 miliardi per sostituire equipaggiamenti perduti o danneggiati in combattimento.
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