Tajani annuncia il Safe poi si corregge, è scontro nella maggioranza

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    L’adesione dell’Italia a Safe agita la maggioranza. Il vicepremier Antonio Tajani durante un’audizione alla Camera annuncia, a sorpresa, che l’Italia utilizzerà il fondo europeo nato per rafforzare la difesa: fino a 14,9 miliardi di prestiti potenziali a lungo termine e a tassi agevolati da spendere, per esempio, in equipaggiamenti, cybersicurezza e infrastrutture militari. Parole che fanno saltare sulla sedia più di un esponente della maggioranza e del governo.

    Abbiamo “prenotato” l’intera cifra, ma non è stato ancora definito quanto utilizzare, precisa a stretto giro il leader azzurro. E ancora: “Ne useremo probabilmente di meno: 6-7-8-9…Entro la fine dell’anno decideremo”. In poche ore si passa da una certezza ad una possibilità. Anche perché, nel frattempo la Lega interviene a gamba tesa con un avvertimento: “Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al Parlamento”.

    Dopo una giornata di telefonate e richieste di aggiustare il tiro, che avrebbero coinvolto anche Palazzo Chigi – si racconta in ambienti della maggioranza – la parola d’ordine diventa: al momento ridimensionare il tutto. Con il leader azzurro che, in serata, parla di una “tempesta in un bicchier d’acqua. Non c’è nessuna rivelazione – sostiene -. E’ chiaro che la decisione deve essere presa dal Parlamento”.

    Nel partito di Matteo Salvini è il senatore Claudio Borghi ed esporsi per primo: “Prendo atto con piacere delle precisazioni di Tajani sui fondi Safe. Non c’è nessuna decisione sul loro utilizzo o meno e deciderà il Parlamento sulla base dei dati di opportunità e convenienza. La ‘prenotazione’ dei 15 miliardi è, come è noto, solo una manifestazione di interesse”. Nell’accavallarsi di commenti e precisazioni, interviene anche un portavoce della Commissione Europea per mettere in chiaro che “non c’è tempo da perdere”: “Dobbiamo procedere alla firma dell’accordo di prestito perché dobbiamo erogare i fondi per dare il via al progetto”.

    A livello esecutivo la richiesta spetta al ministero dell’Economia. Ma la scelta è del governo, è tutta politica e attiene non solo alle dinamiche interne ma anche a quelle comunitarie. Il ministro della Difesa Guido Crosetto punta al risultato dell’incremento delle spese della Difesa – che nel 2027 vorrebbe portare allo 0,3% del Pil conteggiando lo 0.15% non incassato nel 2026 – senza esporsi troppo su come arrivarci.

    Il Safe, spiega, “per come è stato impostato è uno strumento di finanziamento della spesa militare, non aggiuntivo di quella prevista a bilancio. E’ un’alternativa ai Bot e ai CcT. È una scelta totalmente tecnica che il ministro farà entro la fine dell’anno” in base alla “convenienza finanziaria”. In ogni caso, la lista dei progetti finanziabili sarebbe già pronta. Anche il titolare delle Politiche Ue, Tommaso Foti, non sposa l’entusiasmo del segretario di Forza Italia: “Il Safe prevede progetti che sono stati in parte decisi da precedenti governi con cooperazioni di altri paesi. Questo può essere un discorso molto positivo ma anche un vincolo”.

    Le opposizioni leggono nel bailamme di dichiarazioni l’ennesimo cortocircuito nel governo, che nelle scorse settimane aveva fatto trapelare di non avere intenzione di usufruire dell’intera somma disponibile per il prestito. “Una figuraccia – commenta il leader di Più Europa Riccardo Magi -. Il tira e molla sui fondi della difesa è indegno”. Dal Pd, dentro cui ci sono pure sensibilità diverse sul Safe, puntano il dito: “Nel governo e nella maggioranza è un liberi tutti”. Il leader del M5s Giuseppe Conte manifesta la sua contrarietà pungendo: “Zero euro sui rincari della benzina” mentre sul “riarmo la strada è tracciata”.

    Una “follia” utilizzare nuove spese per le armi, rincarano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Mentre Azione plaude all’annuncio di Tajani, che andrà verificato nei fatti, Futuro Nazionale definisce Safe “un cappio al collo”, soldi “che dovremo restituire entro il 2035”. Nel frattempo alla Camera viene approvata la risoluzione di maggioranza sulle missioni internazionali insieme ad alcune parti di quelle delle opposizioni sovrapponibili al documento del centrodestra: ok al proseguimento delle iniziative in diverse parti del mondo, tra cui Ucraina e Medio Oriente. Il centrosinistra, invece, si spacca – in particolare su Kiev – presentando ben 5 risoluzioni diverse, mentre il partito di Vannacci vede bocciata la sua proposta di interrompere le forniture per Zelensky.

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