L’intelligenza artificiale come driver della crescita, da agganciare ma anche da governare, piuttosto che il classico richiamo su riforme strutturali e debito pubblico. I giovani cui restituire opportunità, visto che l’innovazione passa da loro. L’Europa che “ha finalmente iniziato a reagire” alle trasformazioni globali ma deve trovare coesione e rapidità per essere all’altezza della sfida posta da Cina e Usa.
Quello delle considerazioni finali 2025 è un Fabio Panetta che invita a trovare slancio oltre gli ostacoli posti da un mondo frammentato fra dazi, guerre, cooperazione multilaterale in crisi. Una lettura costruttiva della ‘policrisi’ attraversata al tempo del Trump 2.0, del Medio Oriente in fiamme, della guerra commerciale, dell’inflazione che in Europa potrebbe (stime Bce) volare al 6% tanto che Panetta, di solito ‘colomba’ a Francoforte, apre a una “ricalibrazione” dei tassi da decidere a giugno.
Il governatore della Banca d’Italia, nel tradizionale appuntamento con istituzioni, banchieri, imprese, volge l’attenzione invece su due temi trasversali e tutti orientati al futuro: i giovani e la sfida tecnologica che ruota attorno all’Ia, “terreno decisivo” che investe competitività e crescita, e porta con sé tutto il resto. “Un’analisi – commenterà poi l’industriale ed ex presidente di Confindustria Emma Marcegaglia – critica ma anche dove dice quali sono le soluzioni e spinge ad andare avanti”.
“Intelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi”, si legge nelle considerazioni. La rivoluzione tecnologica del secolo, cui è dedicato un’intero capitolo, non produrrà però automaticamente benessere condiviso: “deve essere governata”. Restare al servizio “della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico” è il cenno all’ipotesi di un futuro nelle mani dei colossi globali del cloud.
La sfida passa dagli investimenti e dall’Europa. I “campioni europei” di cui all’uscita da Palazzo Koch parlerà il presidente dell’Abi Antonio Patuelli. L’Ue – dice Panetta – deve “mostrare rapidità di azione”. E il primo banco di prova è “un mercato dei capitali integrato”, anziché diviso per linee nazionali, “essenziale” se non si vuole che il risparmio europeo, ampiamente disponibile, continui a fluire verso Wall Street anziché finanziare progetti, innovazione, modelli Ia europei.
Ma non basterà: ci vogliono gli eurobond, “una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo”. Anche lo Stato, orientando la domanda pubblica verso applicazioni avanzate, può fare da catalizzatore degli investimenti in innovazione. La crescita economica, e anche la tenuta dei conti, seguiranno, sembra dire Panetta: il cenno principale al debito è che è “da ridurre stabilmente”.
Negli ultimi tempi lo slancio “si è attenuato” per la crescita economica italiana, che “rimarrà debole nei prossimi mesi; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi”. Ma le considerazioni, anziché addentrarsi nelle stime numeriche, invitano a guardare avanti: “senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti”.
L’Italia non vedrà esaurirsi gli investimenti con la scadenza del Pnrr quest’anno: ci sono risorse inutilizzate, ci sono gli impegni del Psb e c’è capitale privato da mobilitare verso l’innovazione. Ma soprattutto, dice il governatore, l’Italia ha un “patrimonio prezioso”: eccellenze produttive, conoscenze scientifiche all’avanguardia, una posizione netta sull’estero diventata creditoria, una posizione finanziaria di banche, imprese e famiglie che è “solida”. In quel patrimonio prezioso – si legge nelle 29 pagine delle considerazioni di Panetta – ci sono “risorse umane da valorizzare”. E’ qui l’altro pilastro rivolto al futuro: i giovani.
Per l’Italia – dove tra il 2020 e 2024 100.000 giovani sono emigrati all’estero e che ha una spesa in istruzione un punto di Pil sotto la media europea – “il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani”. Un “compito civile”, non solo economico, quello di “creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese. Perché il rischio dell’inazione è “un circolo vizioso” in cui poca innovazione genera poca domanda di lavoro qualificato e riduce gli incentivi a investire in istruzione, e a sua volta la carenza di competenze “rende difficile adottare nuove tecnologie”.
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