Dato il quadro che viene fuori dall’inchiesta, appena chiusa, a carico di Andrea Sempio per il delitto di Garlasco e che scagiona Alberto Stasi, “la nostra intenzione è quella di accelerare il più possibile per presentare l’istanza di revisione” del processo. Lo spiega l’avvocata Giada Bocellari, che assiste il 42enne assieme al collega Antonio De Rensis. Al momento, ha chiarito, “non è possibile prevedere una tempistica”. Non sarà brevissima, non sarà entro fine mese, perché è necessario “leggere e studiare tutti gli atti e poi scrivere la richiesta”. Oggi la legale incontrerà Stasi per fargli vedere per la prima volta le carte. Bocellari ha raccontato che Stasi della nuova indagine, da quando è iniziata, ha saputo solo ciò che gli ha riferito lei passo passo. “Per il resto non sa nulla, non legge i giornali”, ha chiarito, spiegando che è stata una sua scelta quella di non informarsi sull’evoluzione del nuovo procedimento attraverso i media. “Oggi ci incontreremo – ha proseguito – e vedremo e gli spiegherò tutti gli atti che sono riuscita ad acquisire per ora”. Poi, nei prossimi giorni “imposteremo il lavoro difensivo sull’istanza nell’ottica, ovviamente, di una revisione e non del procedimento a Sempio, che non c’entra, perché sono due binari paralleli”.
Da quello che l’avvocata ha avuto modo di vedere per ora emerge, ha aggiunto, “un quadro pesante” sul nuovo indagato, ma “noi dovremo studiare e valutare tutte le carte, ci sono nove consulenze da guardare, ad esempio”. Oltre alla Bpa sulle macchie di sangue, a quella medico legale di Cristina Cattaneo, a quella sull’impronta 33 con tanto di integrazione e al lavoro del Racis dei carabinieri sul profilo di Sempio, ce n’è anche un’altra sempre del genetista Carlo Previderè, consulente dei pm, e sempre sul Dna sulle unghie di Chiara (depositata dopo la perizia Albani), oltre ad una sulle scarpe e su un’orma.
“Dobbiamo anche ascoltare gli audio delle intercettazioni – ha detto ancora Bocellari – perché da quello che abbiamo letto sembrano confessorie, ma vanno anche sentite per pesarne il valore”. Per la difesa, dunque, sono tanti gli elementi della nuova indagine che potranno essere utili per la richiesta di revisione, a cui i difensori potrebbero anche affiancare un’istanza di sospensione della pena, ossia di scarcerazione, in attesa della conclusione dell’iter della revisione.
Intanto spunta un’intercettazione ambientale – riportata nell’informativa – del 17 marzo 2025 di Giuseppe Sempio, padre di Andrea, mentre parla con una cronista un paio di mesi prima delle perquisizioni nell’inchiesta bresciana con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari a carico dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti e del padre del nuovo indagato per il delitto di Chiara Poggi a Garlasco con al centro la gestione della prima indagine del 2016-2017. “C’è uno solo guardi (…) Venditti… che dopo che ci ha ascoltato, io ero là, mi ha detto (…) ha fatto tutte le domande, ho risposto, e poi mi dice ‘questa cosà finirà presto'”.
Il “soliloquio” in auto di Andrea Sempio dimostra come fosse a conoscenza del video intimo tra Chiara Poggi e Alberto Stasi e, nella relazione conclusiva dei carabinieri di Milano depositata con l’atto di chiusura delle indagini, si ipotizza che l’abbia avuto o con la presenza davanti al pc di Marco Poggi oppure in modo furtivo con quella pen drive trovata in casa della vittima e analizzata nuovamente nell’ultima consulenza informatica.
Da quella “conversazione, a tratti angosciante”, intercettata nella sua auto, si evince che “Andrea era perfettamente a conoscenza del fatto che Chiara fosse rimasta sola a casa – annotano i militari milanesi – Ed è certamente inquietante che fosse a conoscenza dei video che Chiara e Alberto Stasi avevano consapevolmente girato riprendendo la propria intimità che certamente non avevano condiviso con nessuno”
“Eppure – si legge sempre nell’informativa conclusiva – quei video erano presenti sul pc di casa Poggi e, come cristallizzato, Chiara a un certo punto avvertì l’esigenza di proteggerli con una password perché è evidente che avesse il dubbio che il proprio segreto potesse essere stato violato”.
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