“Keir Starmer si dimetterà da primo ministro del Regno Unito. Ha fallito clamorosamente su due questioni fondamentali: immigrazione ed energia. Gli auguro ogni bene”. Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth.
È ormai questione di ore per l’attesa dell’annuncio delle dimissioni del primo ministro laburista britannico Keir Starmer, che secondo le previsioni potrebbe gettare la spugna già domani indicando i tempi di un passaggio di consegne concordato alla guida del partito di maggioranza, e di conseguenza del governo: da realizzarsi nel giro di poche settimane, se non di giorni, a favore del rivale Andy Burnham.
Le anticipazioni attribuite a diversi “alleati” di sir Keir dall’Observer prima e dal Telegraph poi hanno trovato di fatto conferma da parte del ministro delle Attività produttive, Peter Kyle, considerato un fedelissimo del premier.
Starmer “sta riflettendo” sulle nuove “realtà politiche” venutesi a creare nel Paese, ha detto Kyle – fino a ieri sostenitore della linea della resistenza a oltranza proclamata ancora venerdì dal premier – in un’intervista alla Bbc.
Evitando due volte di escludere esplicitamente – a domanda – che l’annuncio possa arrivare domani.
Il weekend di ‘riflessione’ con la moglie Victoria
Stando a Sky News Uk, il premier – che trascorre questo weekend “di riflessione” con la moglie Victoria nella residenza ufficiale di campagna di Chequers – ha parlato nelle ultime ore con vari ministri e leader di sindacati affiliati al Labour, in maggioranza convinti che la partita per lui sia finita.
Alle sollecitazioni a dimettersi risultano essersi unite le voci di pesi massimi del governo come la titolare degli Esteri, Yvette Cooper, quella dell’Interno, Shabana Mahmood, quella dei Trasporti, Heidi Alexander, e quello dell’Energia, Ed Miliband, che lo invitano a prendere “una decisione rapida” pena il rischio di finire sfiduciato dallo stesso gruppo parlamentare di maggioranza.
A segnare il destino di Keir Starmer non sono solo la sua impopolarità, le critiche rivolte ai risultati conseguiti dal suo governo in poco meno di due anni dalla vittoria alle elezioni politiche del luglio 2024, scandali come quello della nomina ad ambasciatore negli Usa di lord Peter Mandelson, amico del defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein, o la debacle storica subita dai laburisti alle amministrative del 7 maggio scorso.
Ma soprattutto il ritorno in Parlamento di un rivale interno come il popolare ex sindaco di Manchester, Andy Burnham, compagno di partito schierato su posizioni leggermente più progressiste delle sue, reduce dalla conquista del seggio di deputato alla Camera dei Comuni nel voto suppletivo della settimana scorsa di Makerfield, e dal trionfo tutto personale con cui ha rovesciato – almeno nel collegio in questione – l’ascesa della destra trumpiana di Reform Uk di Nigel Farage: forza anti-immigrazione passata da mesi in testa nei sondaggi nazionali britannici. Sulla carta il dopo Starmer dovrebbe essere determinato da una competizione aperta a più pretendenti nel Labour.
Ma in realtà Burnham, che già gode dei favori largamente prevalenti della base degli iscritti, potrebbe alla fine ottenere una sorta d’incoronazione solitaria. Disponendo ormai – secondo conteggi del Guardian – del sostegno anche di 300 dei 403 deputati del gruppo laburista attuale.
Un numero tale da bloccare potenzialmente la discesa in campo di altri eventuali candidati, come Wes Streeting, ambizioso ex ministro ed ex esponente della corrente destra blairiana orientato adesso apparentemente ad accodarsi ad “Andy” in cambio di una poltrona di peso nel prossimo gabinetto.
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