Vladimir Putin vorrà anche la pace, come dice Donald Trump, però intanto sta martellando violentemente Kiev con droni e missili, proprio alla vigilia del vertice Nato di Ankara — il “summit della verità”, stando a diversi diplomatici alleati. È sempre così. Non appena si profila all’orizzonte un incontro chiave, lo zar trova il modo di parlare a lungo con The Donald, nell’evidente tentativo di mesmerizzarlo. Ultimamente, va detto, sembra riuscirci sempre meno. “Putin vuole finire la guerra, lo vuole fortemente”, ha però assicurato il tycoon dallo studio ovale. “E anche Zelensky, ne parleremo a Ankara”. Si vedrà. Gli europei sono molto scettici al riguardo e vanno dritti per la loro strada. Ovvero sostenere Kiev, senza se e senza ma (con qualche screzio, tuttavia, tra chi paga più di altri il conto).
Insomma, l’Ucraina sarà uno degli argomenti che gli alleati tratteranno nella capitale turca, com’era prevedibile e previsto, sfruttando la presenza di Volodymyr Zelensky, sia alla cena dei leader di martedì sera al palazzo presidenziale sia nell’ambito dei vari bilaterali previsti, uno su tutti quello con Trump al termine del Consiglio Atlantico. Il mood d’altra parte è cambiato. Ora il leader ucraino le carte ce le ha: i suoi droni volano a migliaia di chilometri di distanza, carichi di esplosivi e fanno saltare in aria le raffinerie russe. “I leader della Nato sostengono l’intensificazione degli attacchi coi droni nell’ambito degli sforzi volti a costringere Mosca a tornare al tavolo dei negoziati”, ha dichiarato il presidente finlandese Alexander Stubb – tra i prediletti di Trump – nel corso di un’intervista al Financial Times, sostenendo che Kiev si trova nella posizione “migliore” dall’inizio della guerra.
Stubb, nonostante i timori di una possibile escalation nucleare da parte della Russia, ha sostenuto che la campagna ucraina ha modificato la visione strategica degli Stati Uniti sulla guerra e rafforzato la posizione negoziale di Kiev. Il fatto che Zelensky prenda parte alla cena ne è un chiaro segnale (l’anno passato all’Aja Trump lo aveva quasi ostracizzato). Il segretario generale Mark Rutte, incontrando la stampa, ha ribadito che Putin è sempre più “disperato”, bombarda le città ucraine ma non avanza al fronte, ammassa morti su morti tra i suoi soldati. “Per le famiglie russe è una tragedia ma per l’Ucraina è un successo”, ha notato. “È quindi fondamentale continuare a sostenerla nella lotta, far sì che riceva tutto ciò di cui ha bisogno”. Ad esempio contribuendo al meccanismo Purl, con l’acquisto delle armi indispensabili ‘made in Usa’.
Ecco, sul fronte dell’industria militare c’è grande attesa, ad Ankara, per il forum sulla Difesa, dove si attendono intese e contratti per “decine di miliardi”, con possibili sorprese per l’Ucraina, con la concessione di licenze da parte di aziende alleate. Un dato regna incontrastato: i fondi aumentano ma la capacità produttiva dell’ecosistema transatlantico ormai è ‘a tappo’ e si rischia solo di alimentare l’inflazione. Urge dunque trovare soluzioni. Anche perché gli Usa sulle spese militari continuano a frustare il ciuco europeo, non vogliono vedere scrocconi aggirarsi per le sale del club. “Mi aspetto che le capitali presentino piani chiari, concreti e credibili per raggiungere l’obiettivo del 5% stabilito all’Aja”, ha messo in guardia Rutte. Che poi però ha tirato fuori una sorta di coniglio dal cilindro. In media, Europa e Canada – ha rivelato – spendono già il 4%, se appunto si sommano difesa ‘core’ e sicurezza.
Il risultato dunque è a un passo. Detto questo, la media non basta. Anche perché pone il tema dell’equità tra chi tiene fede ai patti e chi meno, riproponendo il dibattito sulla condivisione del peso degli aiuti all’Ucraina. Washington ha ventilato premi per i virtuosi e punizioni per i recalcitranti, suscitando la perplessità di molti osservatori. Ma non è che così Trump finirà per spaccarla, la Nato? Rutte è sicuro di no.
Gli Stato Uniti “spronano”, è vero, ma è giusto così. La dipendenza dell’Europa in materia di difesa era diventata “malsana” e riequilibrare la Nato la renderà non solo “più giusta” ma persino “più letale”. È lo slogan del summit.
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