A Roma il nuovo round dei negoziati Israele-Libano la prossima settimana

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    Saranno a Roma il 15 e 16 luglio i nuovi colloqui, a livello di ambasciatori, tra Israele e Libano per cercare di fare passi avanti sull’accordo di 14 punti firmato il 26 giugno a Washington con gli Stati Uniti come mediatori e garanti mentre resta fragile l’accordo di cessate il fuoco, non riconosciuto da Hezbollah. L’annuncio del nuovo round negoziale arriva dall’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, che rende noto anche che il presidente libanese Joseph Aoun incontrerà il presidente Donald Trump il 21 luglio dopo che il tycoon avrà visto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.


    Sull’altro fronte, a Gaza, a vent’anni dalle ultime legislative, dopo mesi di negoziati dall’annuncio del fragile cessate il fuoco nell’ottobre scorso, il governo di Hamas ha dato il primo segnale di voler mollare la presa su quel fazzoletto di terra devastato che è la Striscia di Gaza. Oggi solamente intorno al 40% dei 365 kmq che è l’enclave palestinese è ancora sotto il governo di Hamas, un’area dove si ammassano quasi 2 milioni di palestinesi. Il resto è occupato dall’Idf che minaccia di espandersi ulteriormente. Durante una conferenza stampa a Gaza City, Ismail al-Thawabta, direttore dell’ufficio stampa di Hamas, ha annunciato le dimissioni di Muhammad al-Farra, capo del comitato di emergenza del governo di Hamas, e lo scioglimento dell’organismo “per facilitare la transizione al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (Ncag)”, l’organo amministrativo previsto dal piano di Trump per Gaza, sottoposto al Board of Peace.
    Al-Thawabta ha poi precisato ai media palestinesi che “non ci sarà alcun vuoto amministrativo”, che ai ‘dipendenti statali’ (si stima siano 50,000 a busta paga di Hamas) verrà garantita la continuità sotto la futura amministrazione e che – il punto che più allerta gli oppositori del Movimento Islamico – “il ministero dell’Interno continuerà a gestire la sicurezza”.
    Ali Shaath, il capo del Ncag nominato a inizio anno e ancora di stanza al Cairo, ha affermato che il Comitato è “pienamente pronto ad assumere le proprie responsabilità, non appena ci saranno i requisiti necessari: un’unica autorità, un’unica legge, un’unica forza armata”. Anche il comunicato di Nickolay Mladenov, responsabile per il Board of Peace dell’attuazione del piano Trump per la Striscia di Gaza, accenna a una strada ancora in salita. “L’annuncio odierno a Gaza sottolinea l’importanza di portare a termine con successo le discussioni sulla Roadmap, che rappresenta il ponte tra le dichiarazioni e l’attuazione”, ha affermato il diplomatico bulgaro, già inviato dell’Onu per il Medio Oriente.
    La Roadmap è un documento di 15 punti frutto di mesi di negoziati febbrili con gli esponenti delle fazioni armate palestinesi, con la mediazione primaria dell’Egitto. Il nodo focale della diatriba è all’articolo sei: il monopolio delle armi deve essere competenza unica del Ncag. “Nessuna società si è mai ripresa con strutture armate che operavano parallelamente al suo governo”, ha detto Mladenov presentando il documento al Consiglio di Sicurezza a maggio, che prevede anche “un’amnistia a chi rinuncia alle armi, reintegrazione e sostegno finanziario a chi dovrà abbandonare posizioni di autorità, o salvacondotto a chi sceglie di andarsene”.
    Israele bolla l’operazione come ‘propaganda’. “Hamas cerca di replicare il ‘modello Hezbollah’ a Gaza: un’amministrazione tecnocratica responsabile della raccolta dei rifiuti e dei servizi municipali, mentre Hamas rimane la forza militare dominante”, ha commentato il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar.
    Lo stallo sembra sussistere, ma l’amministrazione Trump ha tutte le intenzioni di portare avanti il piano, per cui sta allocando ingenti somme nel centro logistico di Kiriat Gat, con altre due basi in programmazione tra Sinai e Gaza, una delle quali dovrebbe ospitare la Forza di Stabilizzazione Internazionale prevista dal piano e riconfermata nella risoluzione Onu 2803 nel novembre scorso. Secondo una fonte, l’argomento sarebbe in agenda nell’incontro, annunciato ma non ancora calendarizzato, tra Trump e Netanyahu. Nel frattempo, le delegazioni palestinesi hanno in programma un nuovo round di negoziati al Cairo a stretto giro, come conferma all’ANSA una fonte del Board of Peace.

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