Torna Mancini ct e con lui c’è Ranieri, ecco il nuovo corso azzurro

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     Torna Roberto Mancini sulla panchina dell’Italia, e con lui c’è Claudio Ranieri, veterano degli allenatori passato alla carriera di dirigente: sarà dt e presidente del Club Italia

    . E’ questo il nuovo corso azzurro scelto da Giovanni Malagò, dopo giorni frenetici spesi tra annunci di piani decennali, “scelta concordata” di scommettere su Andrea Pirlo, polemiche, passi indietro e il clamoroso divorzio da Maldini e Leonardo.

    Per trovare la via del rilancio, in effetti, il presidente Figc ha dovuto fare i conti con due separazioni traumatiche: prima quella della coppia di ex milanisti incaricati di guidare il Club Italia (ma ha voluto puntualizzare “siamo stati schietti tutti, nessuno scontro, nessuna polemica”), poi il ricordo della ‘fuga’ in Arabia del Mancio, tre anni fa.

    “E’ importante che si sia scusato, ed è la premessa della presentazione del tecnico, domani”, ha assicurato Malagò. Nella conferenza post consiglio, il numero 1 Figc si è premurato di precisare che la scelta di Mancini, pienamente sua ma con approvazione di Ranieri (che al momento dell’annuncio ai consiglieri non aveva ancora dato il si’ definitivo, e dunque non è stato nominato), “è stata pienamente condivisa”. “Buon lavoro a Mancini e Ranieri: dopo ore non semplici, non possiamo che appoggiare la bonta’ della scelta di Malagò”, la nota ufficiale del presidente di A, Simonelli, a cose oramai fatte. In realtà, dalla ricostruzione del consiglio, emerge che il n.1 di via Rosellini in collegamento online col consiglio ha espresso chiaramente contrarietà (“parlo per incarico della Lega…”, la sua premessa, poi confermata da Marotta).

    I club della massima serie, grandi elettori di Malagò, chiedevano di essere consultati. Il presidente Figc ha rivendicato il suo ruolo decisionale, inaspettatamente coadiuvato in consiglio da Abete, pronto a ricordare che la scelta spetta al presidente. E allo stesso modo ha precisato di “non aver mai pensato a Chiellini dt: la mia linea è sempre stata di non cercare persone che lavorassero con club di A che avevano appoggiato la mia candidatura”. A conti fatti, il destino azzurro è tornato alla casella di partenza: quel Roberto Mancini accreditato da principio dei favori di Malagò, che ne è dichiaratamente amico personale. Con lui, che ora avrà davanti quattro anni di azzurro, l’ultimo successo della nazionale, a Euro 2020, e la striscia di 37 risultati utili consecutivi, oltre alla valorizzazione di alcuni giovani. Nel curriculum però anche lo spareggio per i Mondiali 2022 perso contro la Macedonia del Nord e quella fuga a Ferragosto dell’anno successivo, prima di incassare i petrodollari di Riad.

    Spetterà a lui provare a rompere l’incantesimo dei tre Mondiali mancati. Per ora, è arrivato l’ok di parte della politica, dal senatore Marcheschi (domani Malago’ andra’ in audizione al Senato su alcuni emendamenti dell’esponente Fdi) a Matteo Renzi. E anche di Cesc Fabregas: “Roberto e’ un vincente, mi sento parte del calcio italiano e lo aiuteremo”. La scelta finale è però anche un’inversione di rotta rispetto all’inizio di Malagò, e non solo per il passaggio dall’asse milanese Maldini-Leonardo-Pirlo a quella romana Mancini-Ranieri. Con il tempo che oramai stringeva, il n.1 federale ha dovuto rinunciare allo slogan “prima il dt, poi il ct”, e con un realismo che ha tra l’altro lasciato perplesse diverse componenti federali (calciatori e tecnici non si sono espressi), ha messo la sua personalissima firma sulla scelta di Mancini, annunciandolo ai consiglieri: “E’ lui il nuovo ct”.

     

    “Appena due minuti e trenta secondi, l’ho cronometrato, dopo che ho parlato al chiuso del Consiglio federale, l’ANSA ha dato la notizia – ha detto Malagò visibilmente irritato con i consiglieri -: state sicuri, ci metterò tre consigli come fu al Coni, ma scoprirò la talpa”. Di Ranieri, invece, ai consiglieri non aveva parlato, in attesa del si’ definitivo poi annunciato in conferenza. “Entro la settimana – ha poi concluso il presidente federale – nella squadra azzurra entrerà un terzo uomo, team manager come era Gigi Riva e coordinatore della giovanili: non indovinerete mai il nome”. Zola un nome possibile, Oriali forse. Visti i colpi di scena delle ultime ore, tutto è aperto.

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