Svolta storica per gli scout italiani, l’Agesci apre alle guide Lgbt

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    “Non abbiamo paura” di perdere iscritti e “per noi l’accoglienza è al primo posto nei confronti di chiunque, non facciamo distinzioni tra i ragazzi e le ragazze sarebbe strano farlo tra adulti”. E’ netto Paolo Di Tota, delegato dell’Associazione guide e scouts cattolici italiani sul Documento approvato dal Consiglio generale “Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo”, che, con una svolta storica, apre all’universo Lgbt la possibilità di fare le guide, transgender compresi.

    “Alla luce del cammino compiuto in Agesci, questo documento nasce con l’intento di essere un nuovo strumento di sintesi, accompagnamento e prospettiva, volto a sostenere la nostra credibilità educativa dell’accoglienza e della cura, quando queste si aprono al riconoscimento pieno del vissuto personale”, si legge nel testo approvato da 300 delegati, sintesi di anni di lavoro istruttorio. L’Associazione cattolica ha nel complesso 183 mila iscritti divisi per fasce di età, dagli 8 anni in su.

    “Consapevoli che la pedagogia dell’accoglienza – spiega ancora il testo – , radicata nella quotidianità del nostro servizio educativo, non è oggetto di discernimento, diventa imprescindibile promuovere percorsi volti al superamento di sentimenti e atteggiamenti omolesbobitransfobici. Tali sentimenti, infatti, costituiscono un ostacolo al riconoscimento, all’inclusione e all’integrazione nei nostri Gruppi, e in tutti i livelli associativi, di capi e capo, ragazzi e ragazze”.

    “Dal cammino fatto – prosegue – , è emerso che il rispetto e il riconoscimento sono ‘direzioni non trattabili’ e che è irrinunciabile l’esigenza da parte dei capi e delle capo di formarsi, alla luce della promessa, della legge e del patto associativo, per valorizzare la cura nei confronti della persona e per contrastare i pregiudizi derivanti dall’omolesbobitransfobia”. Il documento, spiega Di Tota, è stato approvato “all’unanimità”. “In passato – racconta – è successo che ci siano stati dei casi di abbandono da parte di alcune guide (sia maschi, sia femmine) che si sono sentite discriminate. Questo è avvenuto perché non eravamo pronti. Si tratta di pochissimi casi, che possiamo contare sulle dita di una mano ma proprio perché abbiamo sempre parlato di accoglienza e di ascolto c’era bisogno di ribadirlo e lo abbiamo fatto con questo documento”.

    La svolta dell’Agesci è accolta con “sollievo” dall’ Arcigay: “Mette fine a una lunga storia di isolamento e discriminazione. Per anni persone Lgbtqia+ sono state escluse, costrette a nascondersi, allontanate da un contesto educativo che avrebbe dovuto formarle alla comunità e ai valori”, afferma Gabriele Piazzoni, segretario generale.

    Totalmente contraria invece l’associazione Pro Vita & Famiglia, secondo cui l’Agesci, “tradisce la fiducia delle famiglie”. “Parla apertamente di identità di genere – afferma il portavoce Jacopo Coghe -, nonostante il Magistero della Chiesa e tutti gli ultimi Pontefici abbiamo più volte denunciato il rischio educativo e la ‘colonizzazione ideologica’ che arriva dall’ideologia gender. Cosa insegneranno i capi a bambini e adolescenti? Che ognuno potrà percepirsi di qualsiasi genere a prescindere dalla propria realtà biologica maschile e femminile?”.

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