‘Fatture false per 1,5 milioni’, indagata la deputata Brambilla

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    Prosciolta un anno fa dal Tribunale di Lecco dall’accusa di evasione dell’Iva, Michela Vittoria Brambilla è di nuovo nei guai. La presidente della Commissione bicamerale sull’infanzia e deputata di Noi Moderati, conosciuta per le sue battaglie animaliste, è indagata dalla procura di Milano per un programma televisivo in cui è stata conduttrice, come “pasionaria dei diritti degli animali”: l’inchiesta riguarda presunte false fatture emesse dal 2020 e fino a qualche mese fa, per circa un milione e mezzo di euro, e un meccanismo di sponsorizzazione dell’Enci, l’Ente Nazionale Cinofilia Italiana, che ha portato a totalizzare sei ipotesi di reato.

    L’indagine è venuta a galla con le perquisizioni e le acquisizioni eseguite dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia: un’attività finalizzata a trovare i riscontri alla ricostruzione dei pm Giancarla Serafini e Antonio Pansa, titolari del fascicolo coordinato dall’aggiunto Paolo Ielo, aperto dopo un esposto che ha preso spunto da un’indagine giornalistica di Report con al centro la trasmissione “Dalla Parte degli Animali” condotta dalla politica. “Le fatturazioni sono per prestazioni esistenti, come conduttrice della trasmissione. E i suoi redditi sono pubblici in quanto parlamentare” dice il legale della deputata, l’avvocato Mario Zanchetti sottolineando che l’Enci “è uno sponsor della trasmissione con regolari contratti stipulati con le società di produzione” e non con Brambilla. Le Fiamme Gialle e la Polizia sono andate non solo nelle sedi dell’Enci, il cui presidente, Espedito Massimo Muto, è tra i sei indagati, ma anche negli uffici delle società “impegnate nella realizzazione e messa in onda di programmi televisivi”, quasi tutte nel capoluogo lombardo, verso le quali l’Ente cinofilo dal 2020 ha “iniziato a sostenere spese sempre maggiori”. E poi hanno fatto visita nelle abitazioni degli stessi indagati nel Torinese, in provincia di Firenze, a Roma, Parma e Caserta. L’unica a non essere perquisita è stata la parlamentare, perché ovviamente gode di immunità. Infatti, si legge nel decreto di sequestro di materiale informatico e documentale, quando si effettueranno le copie forensi verranno esclusi tutti i messaggi o le mail in cui compare il suo nome.

    Secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri, tra il 2020 e il 2023, alla deputata sarebbero stati girati oltre 900 mila euro, circa 40 mila euro in meno rispetto al totale che in quel periodo l’Enci aveva versato alle tre società di produzione del suo programma televisivo per la sponsorizzazione. Le “società di produzione interposte” per far arrivare il denaro a Brambilla, si legge nell’atto, le trasferiscono “sostanzialmente, l’intero flusso economico percepito” dall’Ente nazionale cinofilia italiana. In quei 4 anni prosegue il decreto, il “quantum fatturato” dalle “tre società di produzione” all’Enci, che ammontava a 976 mila euro, è “sostanzialmente sovrapponibile” a quello “fatturato” dalla deputata alle stesse società, ovvero poco più di 937mila euro. Quelle società, dunque, “non trattengono alcunché per la attività ‘asseritamente’ svolta di realizzazione del programma, situazione di fatto incompatibile con l’esistenza delle attività economiche dedotte in fattura”.

    Secondo l’accusa, si legge ancora negli atti, il presidente dell’Enci, Espedito Massimo Muto, “per far affluire risorse economiche all’On. Brambilla”, che risponde di sei capi di imputazione, tra cui pure uno per concorso in evasione Iva, ha “utilizzato l’annotazione in contabilità di fatture” per “operazioni inesistenti”. Da un lato, per “dare copertura contabile al flusso economico in uscita, dall’altro per avere un risparmio fiscale, generato dalla deduzione dei costi, diversi e non deducibili in quanto illegali”.

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