Dalla rilettura di un’intercettazione ambientale del 2017 la Procura di Pavia, nelle nuove indagini sul delitto di Garlasco chiuse nei giorni scorsi, arrivano a sostenere anche che Andrea Sempio in uno dei suoi soliloqui “sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell’omicidio”. Nelle trascrizioni dell’audio dell’8 febbraio 2017 si legge che il 38enne dice: “E’ successo qualcosa quel giorno (…) era sempre lì a casa (…) però cazzo (…) alle nove e mezza”.
In quell’audio di nove anni fa Sempio diceva, per come trascritto: “E’ successo qualcosa quel giorno … inc (ossia incomprensibile, ndr) … era sempre lì a casa … inc … io non so se lei ha detto che lavorava … inc … però cazzo, oh … inc … alle nove e mezza (9.30) a casa… inc”. In questa conversazione, scrivono l’aggiunto Stefano Civardi e le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza – “considerato anche quanto emerso” da quella ormai nota del 14 aprile 2025 in cui parlava, per l’accusa, delle chiamate a casa di Chiara Poggi, del video intimo e del rifiuto da parte della studentessa – “l’indagato sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell’omicidio”. Nella ricostruzione, basata anche sulla nuova consulenza medico legale di Cristina Cattaneo, gli inquirenti scrivono che, dato per certo che Chiara disattivò l’allarme della villetta alle 9.12, “per semplice somma di orari, essendo trascorsa al minimo mezzora fra l’inizio della digestione” della colazione “e la morte, alle 9.45 Chiara Poggi era viva”. E appare “del tutto irragionevole che possa essere stata uccisa da chi alle 9.35 era a casa propria davanti al proprio computer”, ossia Alberto Stasi, “a 1,7 chilometri di distanza dalla vittima”. Stasi, dunque, totalmente scagionato dai pm, aveva “un alibi”. Non così, secondo i pm, Sempio, che sulla base di quell’intercettazione sarebbe entrato nella casa verso le 9.30 e alle 9.58 avrebbe telefonato, in base ai tabulati, all’amico Mattia Capra. Sempre secondo la consulenza medico legale, la fase della colluttazione, dell’aggressione e dell’omicidio sarebbe durata circa 15-20 minuti. Per i pm, poi, la serata precedente all’omicidio “è del tutto incompatibile con qualsivoglia evento drammatico” tra Chiara e Alberto, “scoperta scandalosa, litigio passionale”. Come “confermato” da una consulenza informatica, Chiara, mentre Stasi era andato a casa per sistemare il suo cane, “ha semplicemente aperto la cartella ‘immagini'”, scaricando foto del loro soggiorno a Londra, e “ha anche contribuito a scrivere parti della tesi” del bocconiano. E lui, rientrato, “ha continuato” a scrivere la tesi.
Per Stasi, Chiara non parlò mai di ‘avances’ né di Sempio
Per Alberto Stasi Chiara non ha mai fatto riferimento ad approcci legate alle strane chiamate telefoniche ricevute e nemmeno di sospetti su Andrea Sempio. Lo ha detto sentito dagli inquirenti il 20 maggio 2025, come riportato oggi da Corriere, Repubblica, Stampa, Giornale, Giorno e Provincia Pavese.
“Chiara ha mai fatto riferimento ad approcci legati a quelle strane chiamate ricevute qualche giorno prima del delitto?. “No, non l’ha fatto”. A rispondere è Alberto Stasi. L’allora fidanzato, condannato a 16 anni, viene sentito dagli inquirenti il 20 maggio 2025. A lei l’avrebbe detto? “Non l’ha fatto. Ragionando in termini ipotetici, credo sarebbe dipeso da altri fattori: se in quel momento l’avesse ritenuto importante, se non era distratta da altre cose”. Stasi ricorda invece l’accenno sulle avances di un collega. Il procuratore Fabio Napoleone gli chiede se Chiara avesse mai citato l’indagato Andrea Sempio. “No”. E se lui ha avuto sentore che qualcuno potesse aver visto i video intimi. “Che io sappia no, anche a distanza di tempo”. Chiara sospettava che il fratello se ne fosse accorto? “Tendo ad escluderlo'”.
Per la nuova ‘Bpa’,l’analisi delle macchie di sangue, scrive inoltre il Corriere, “ci sono ‘nuove’ tracce sulle scale della cantina (…) Tra queste segni a forma di ‘C’ rovesciata, con angoli squadrati, lasciati in più punti. Per gli inquirenti, il possibile risultato dell’appoggio a terra dell’arma imbrattata di materiale ematico. C’è anche una traccia che fa effetto. È ai margini della pozza all’ingresso. Nessuno finora l’aveva ‘letta’. Sembra lo stampo di una mano. Un palmo sinistro. Lasciato col sangue. Non c’è impronta (da confrontare). Ma, per gli investigatori, è dell’assassino. Solo lui poteva lasciarla”.
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