‘Putin vuole la vittoria in Ucraina’. Ma ripartono i negoziati

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    “La guerra in Ucraina si concluderà con una nostra vittoria”. Ad una manciata d’ore dalle parole di Vladimir Putin, che aveva lasciato intravedere la fine del conflitto, il Cremlino è tornato a impugnare lo spartito degli ultimi 4 anni. “E’ la nostra guerra, e la vinceremo”, ha sentenziato il portavoce Dmitry Peskov.

    Fermarsi alle sole dichiarazioni, tuttavia, sarebbe fuorviante. Qualcosa sembra tornare a muoversi sul terreno dei negoziati. Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi “presto” a Mosca per la ripresa del dialogo, ha annunciato il consigliere di Putin, Yuri Ushakov.

    L’uomo che, proprio con i due negoziatori di Donald Trump, ha finora tessuto i colloqui per la fine della guerra. A Bruxelles si sta facendo spazio l’idea che la cosiddetta ‘fatigue’ sul conflitto in Ucraina stia coinvolgendo anche la Russia.

    La parata del 9 maggio è stata studiata a fondo dalle cancellerie e dai servizi di intelligence. La scelta di una versione ridotta delle celebrazioni, le rafforzate misure di sicurezza, un certo nervosismo colto nel Cremlino nella preparazione della parata non sono passate inosservate in Europa. Dove, a frammenti e senza che ci sia un vero e proprio fact checking, arrivano notizie di una crescita del malcontento dei russi nei confronti della guerra e della situazione economica del Paese.

    A ciò va aggiunto che, col passare dei mesi, l’offensiva russa sembra essersi arenata mentre le capacità militari ucraine stanno crescendo in misura esponenziale. E il via libera al prestito da 90 miliardi per Kiev giunto dall’Ue ha certamente consolidato la postura di Volodymyr Zelensky.

    La situazione, in ogni caso, resta fluida. L’11 maggio la tregua di tre giorni concordata da Mosca e Kiev scadrà. Al momento non ci sono indizi di un suo prolungamento.

    Tuttavia, qualcosa sembra muoversi anche in Ue. Le parole del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa a margine della Giornata dell’Europa – “al momento giusto parleremo con Mosca, se necessario” – sono state immediatamente raccolte da Putin che, come in una partita a scacchi, è passato subito alla contromossa: indicare l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come possibile mediatore.

    “Abbiamo preso atto di queste dichiarazioni”, che “si inseriscono in una serie di false offerte” da parte della Russia”, è stata la gelida replica di Berlino, che ha osservato: “Un primo banco di prova per la credibilità sarebbe che la Russia prorogasse la tregua”.

    Schroeder, a causa dei suoi legami con Mosca e dopo aver rifiutato di condannare l’invasione dell’Ucraina, è considerato alla stregua di un paria nel panorama politico teutonico. Ma l’idea del dialogo con la Russia non viene esclusa. “Questo aspetto va valutato con attenzione, in stretta collaborazione con i nostri partner europei, e non va escluso a priori in modo categorico”, ha sottolineato un portavoce del Spd, il partito socialdemocratico di cui Schroeder è stato a lungo leader.

    Trasversalmente in Ue, i fautori del dialogo con Mosca pongono una questione: “non lasciare che siano solo Putin e Trump a decidere”. L’Unione, nella guerra in Ucraina, è di fatto una parte in causa. E molti punti di un eventuale trattato per la pace riguarderanno la sicurezza dell’intero continente. Quella di Costa non è una voce isolata.

    Dal belga Bart De Wever ad Emmanuel Macron, la riapertura di un canale con il Cremlino è vista come un orizzonte necessario da più di una cancelleria europea. Certo, bisognerà prima nominare il negoziatore. Ma il tempo non manca, vista l’intenzione di Bruxelles di sedersi al tavolo solo in un secondo momento dei colloqui di pace. E solo se potrà servire a garantire una “pace giusta e duratura, nel rispetto della sovranità territoriale”, per l’Ucraina.

    Diverso il discorso di chi è sempre stato critico rispetto alla guerra. “La mancanza di dialogo con Mosca è un errore madornale”, ha sottolineato il premier slovacco Robert Fico tornando proprio dalla parata della Piazza Rossa. “L’Europa non lasci cadere nel vuoto l’apertura di Putin”, ha chiesto la Lega dall’Italia. Il dossier planerà lunedì sul tavolo del Consiglio Affari Esteri. Non è all’ordine del giorno, ma nei conciliaboli a margine della riunione potrebbe essere il tema più dibattuto.

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