Dalle proteste di piazza alle aule di tribunale contro il Ponte sullo Stretto. La Cgil va all’attacco e presenta un esposto alla Corte dei Conti, chiedendo di accertare se nella gestione del progetto vi siano i presupposti di un danno erariale. L’esposto è a firma del leader Maurizio Landini.
“Non si tratta di una battaglia ideologica, né di una contrapposizione pregiudiziale all’opera, ma di difendere il denaro pubblico”, afferma il sindacato. “Ogni euro sprecato per il Ponte è un euro tolto agli ospedali, alle scuole e alle vere infrastrutture di cui il Sud ha bisogno”, sottolinea la Cgil.
A stretto giro arriva la replica della Società Stretto di Messina, che respinge la contestazione. “Ho appreso con grande sorpresa dell’iniziativa assunta dalla Cgil”, dice l’amministratore delegato, Pietro Ciucci, sottolineando che la società “ha operato e opera nel pieno rispetto delle norme e con la massima attenzione per tutela del denaro pubblico”. Inoltre i “meccanismi di controllo sono articolati, definiti e trasparenti” e la società è già “soggetta al controllo della Corte dei Conti, esercitato dal magistrato delegato, che assiste alle sedute del cda e del collegio sindacale”, spiega l’ad della Stretto di Messina, concessionaria incaricata di progettare, realizzare e gestire il Ponte sullo Stretto.
Nello specifico, l’esposto è stato presentato alle procure regionali della Corte dei Conti della Sicilia e del Lazio e alla procura generale presso la sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei Conti per la Regione Siciliana. La Cgil ricorda che la Corte dei Conti, nel corso dell’esame della delibera del Cipess, ha evidenziato “numerose criticità”: il costo definitivo dell’opera non è ancora determinato, permangono dubbi sul rispetto della normativa europea in materia di appalti e tutela ambientale e molte delle infrastrutture indispensabili al funzionamento del Ponte non risultano ancora finanziate o completate. Per cui davanti a queste incertezze, “la Cgil ritiene doveroso chiedere alla magistratura contabile di verificare se le enormi risorse pubbliche siano state utilizzate nel rispetto della legge e nell’interesse generale o se, invece, esista il rischio concreto che si stia producendo un danno alle finanze dello Stato”.
Nell’esposto viene evidenziato che al momento il costo del progetto “supera i 13,5 miliardi di euro e che continua ad aumentare” ed “una quota particolarmente significativa delle risorse pubbliche destinate all’opera, circa 1,3 miliardi di euro, grava direttamente sulla programmazione del Fondo per lo sviluppo e la coesione della Regione Siciliana, con conseguente possibile incidenza del pregiudizio erariale denunciato anche sulla programmazione economica e infrastrutturale regionale”.
Per il M5S l’esposto della Cgil “accende un altro faro sulla necessità di fare chiarezza sull’opera”.
A difesa del Ponte sullo Stretto scende in campo l’Ugl che definisce “pretestuoso e pregiudiziale” l’esposto della Cgil.
“Dietro la formula di rito della difesa del denaro pubblico si cela l’ennesimo tentativo ostile di bloccare lo sviluppo infrastrutturale del Paese e di azzoppare la crescita del Mezzogiorno”, afferma il leader del sindacato, Paolo Capone.
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