Nel cantiere devastato, ‘il peggior attacco dal 2011’

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    E’ l’odore sprigionato dai roghi di sabato che colpisce, ancora prima della devastazione. A due giorni di distanza dall’attacco nel cantiere Tav di Chiomonte, non è ancora andato via. “Che disastro…” si lascia scappare Maurizio Bufalini, direttore generale di Telt. “Il peggior attacco che abbiamo subito nei nostri cantieri dal 2011 ad oggi”, dice ai cronisti il vertice della società italo-francese, incaricata di costruire e gestire la sezione transfrontaliera della linea ferroviaria Torino-Lione.

        Nel sopralluogo lo accompagna Piergiuseppe Gilli, direttore di produzione. “Questa – gli indica i resti bruciati di una camionetta – è della polizia. Qui sono gli uffici blu (degli appaltatori), qua c’era l’hangar con le due bombole di acetilene che sono esplose, l’ambulanza…”. Molto quindi è bruciato, “si è salvato poco”. Fino a domenica gli artificieri sono stati sul posto. Tra le scritte sui muri, anche un riferimento al caso Fakir: “Sbirro brucia Fakir è vendicato”, a seguire la ‘a’ cerchiata simbolo del movimento anarchico.
        I black bloc sono entrati da un cancello sul retro del cantiere. “Oggi sono state fatte le bonifiche, il ripristino dovrà essere anche concordato con l’Arpa, l’Agenzia regionale di protezione ambientale. Perché ci sono delle questioni ambientali da verificare. Noi non sappiamo cosa abbiano utilizzato per colpire come liquido infiammabile, potrebbe essere qualsiasi cosa. Quindi prima ci dovrà essere una verifica ambientale non di poco conto. Non si sa se siano andati a contatto con delle falde, con delle acque”, spiega Gilli.
        “I danni – conferma Bufalini – sono ingenti. Il milione è una primissima stima. Adesso abbiamo visto che tra le cose bruciate, che sono andate quindi perdute, ci sono anche tutte le centraline ambientali, quindi i danni potrebbero essere superiori, se si dovessero verificare delle problematiche ambientali”. Poi “ci saranno le tempistiche del ripristino, che evidentemente non sono state contate nei danni fisici”.
        Dopo il grave attacco, il dg di Telt mostra determinazione.
        “Non è che ci facciamo intimidire, siamo abituati a questo genere di cose purtroppo”. Ma ammette che “il ritardo c’è il rischio che ci sia”, con le tempistiche che “potrebbero allungarsi di un paio di mesi”. Sulle dichiarazioni dei No Tav, commenta: “Io credo che sia assolutamente controproducente questo tipo di lotta, anacronistica, inutile e che ad oggi non ha più, a mio modo di vedere, nessun senso, anche perché l’opera è praticamente al 30%”. Quindi “è assolutamente irreversibile ormai da tanti anni”. Il sopralluogo termina e si lascia alle spalle il cantiere militarizzato. Nelle narici resta quell’odore, acre.
       

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