Ocse: ‘Sullo 0,4% di crescita dell’Italia possibile revisione’

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    L’Italia ha ridotto il suo deficit a “poco più del 3%” nel 2025, col ritorno al surplus primario, un calo dello spread e la promozione da parte delle agenzie di rating. Tuttavia il debito pubblico, che supera il 137% del Pil, così come il deficit “continuerebbero a crescere” nell’attuale assetto di entrate e uscite: “con crescenti pressioni di spesa, saranno necessarie una significativa correzione di bilancio e riforme alla spesa e alla tassazione” per stare dentro la traiettoria delineata dal Programma strutturale di bilancio concordato con l’Ue. Lo scrive l’Ocse nella sua Economic Survey dedicata all’Italia.

    “L’aggiustamento di bilancio sarà sfidante”, scrive l’Ocse. Gli impegni di spesa per la difesa “aggiungono pressioni di spesa” e “il conflitto in Medio Oriente scoppiato nel 2026 “creerà probabilmente ulteriori sfide al consolidamento messo in programma”. 

    Lo shock energetico causato dalla guerra “peserà sulla crescita nei prossimi due anni” rallentando consumi, investimenti e produzione, prosegue l’Ocse. L’organizzazione, che ha tagliato allo 0,4% e 0,6% la sua stima di crescita per il Paese per il 2026 e 2027 rispettivamente, avverte che i rischi su tale scenario “sono significativi e in qualche modo orientati al ribasso”, fra tensioni geopolitiche e commerciali e shock energetici.

    Tuttavia. vista l’incertezza internazionale, si fa sapere, la variazione potrebbe anche essere positiva. L’Ocse nota che gli investimenti, largamente trainati dal Pnrr e da bonus fiscali, hanno sostenuto l’attività economia in Italia. Occorre ora una “strategia complessiva e selettiva che prosegue la spinta del Pnrr” e faccia perno sul piano strutturale di bilancio concordato con l’Ue, dal fisco alla velocizzazione della giustizia, dalla pa alla partecipazione al mercato del lavoro. 

    Il capo economista dell’Ocse Stefano Scarpetta, rispondendo a una domanda sull’esaurirsi nel 2026 degli aiuti europei del Pnrr e sull’opportunità che l’Italia chieda deroghe alle regole europee sui conti pubblici, ha evidenziato la necessità anzitutto di “fare in modo che tutti gli investimenti del Pnrr arrivino a compimento”, e “mantenere la strada del risanamento dei punti pubblici”.

    Ma “se la situazione economica legata alla crisi energetica dovesse peggiorare ulteriormente, “concentrarsi su misure per le famiglie a basso reddito e i settori produttivi più colpiti dal costo dell’energia, come l’agricoltura e il trasporto, piuttosto che misure più generali”. Su eventuali scostamenti “credo ci sia una discussione a livello europeo” ma “sicuramente il mantenimento della traiettoria di riduzione del deficit è una misura importante nella misura del possibile”.

    A fine 2025 i salari reali, cioè al netto dell’inflazione, in Italia erano ancora al di sotto dei livelli del 2019: una perdita di potere d’acquisto che colloca il Paese in fondo alla crescita delle retribuzioni fra i Paesi dell’Ocse e che colpisce particolarmente i giovani, si legge ancora fra i dati della survey economica, secondo cui “i lavoratori giovani sono stati colpiti particolarmente duro dalla stagnazione dei salari reali, che in media sono rimasti, nel 2025, al di sotto dei livelli del 1990”.

    Inoltre “le prospettive di crescita futura dei salari sono in chiaroscuro, con una crescita degli occupati che si sta raffreddando e i contratti collettivi in via di rinnovo che coprono una quota modesta dei lavoratori”. “Il fatto che i salari sono rimasti al palo in Italia per un periodo molto lungo è perché la produttività del lavoro purtroppo in Italia non è cresciuta, è cresciuta molto poco”, ha detto il capo economista dell’Ocse Stefano Scarpetta. Secondo l’Ocse, con una popolazione in costante invecchiamento, l’Italia ha anche una quota di giovani fra i 20 e i 24 anni ‘Neet’ (senza occupazione, educazione o formazione professionale) che supera ampiamente il 15% e si colloca sui livelli più alti dei 30 Paesi dell’Ocse.

    L’Italia ha comunque avuto “un miglioramento significativo perché siamo passati da quasi un 27% a una cifra che è intorno al 15,4%”, ha detto Scarpetta. Il tasso di occupazione per la fascia d’età 20-24 si colloca al livello più basso nell’Ocse dopo la Grecia. I finanziamenti all’università – nota l’organizzazione parigina – “sono ai livelli più bassi di gran parte dei Paesi Ocse “: una situazione in cui “aiuterebbe dare più risorse alle università pubbliche e rafforzare gli incentivi affinché queste assicurino che i laureati siano pronti per il mercato del lavoro”. 

    In Italia, prosegue L’Ocse, “persistono ampi deficit nella riscossione delle entrate, nonostante i progressi compiuti. Le riforme pianificate per semplificare la normativa sull’Iva e potenziare gli strumenti digitali possono contribuire a colmare il divario nella riscossione, così come la riduzione delle esenzioni e l’allineamento delle aliquote Iva ridotte a quella ordinaria”.

    L’organizzazione osserva anche che “un significativo divario di riscossione permane tra i molti lavoratori autonomi, e il regime fiscale semplificato può incentivare l’autoimpiego. Un inasprimento dei requisiti di accesso al regime semplificato e una riduzione degli oneri amministrativi nel regime ordinario diminuirebbero l’attrattiva dell’autoimpiego e del regime semplificato”.

    Inoltre, per l’Ocse, “promuovere i pagamenti digitali invece che in contanti aiuterebbe a contrastare le attività non dichiarate e a sostenere la riscossione. Riformare il mix delle politiche fiscali favorirebbe gli investimenti produttivi e l’occupazione, mantenendo al contempo le entrate. Le tasse sul lavoro sono elevate, in particolare i contributi previdenziali, e rischiano di disincentivare il lavoro formale, soprattutto per i redditi più bassi. Uno spostamento del carico fiscale dalle imposte sul lavoro verso quelle sulla proprietà e affini, migliorando al contempo la compliance, contribuirebbe a riequilibrare il sistema fiscale”. 

    In Italia, ha evidenziato ancora Sacrpetta, “i combustibili fossili continuano a dominare il mix energetico”, e questa dipendenza “ha un impatto sulla competitività e il conseguimento della sicurezza energetica e degli obiettivi climatici” oltre che sulla competitività delle imprese.

    Secondo il rapporto, l’Italia necessità di “un grosso cambiamento nel suo mix energetico”. Scarpetta ha spiegato che la crisi energetica innescata dalla guerra in Medio Oriente sottolinea “l’urgenza e la necessità di una diversificazione delle fonti di energia e soprattutto spostarsi verso le fonti rinnovabili”.

    La survey dell’Ocse nota che “l’elettrificazione e il passaggio dal gas naturale alle rinnovabili per generare elettricità, sfruttando al massimo le risorse naturali, saranno fondamentali per ridurre i costi energetici, le emissioni e la dipendenza dalle importazioni” di combustibili fossili. Ciò richiede “un’azione politica, inclusa un’accelerazione nello sviluppo di infrastrutture di generazione, trasmissione e stoccaggio”. 

    “L’Italia ha mantenuto una crescita economica che, seppur modesta, è stata anche resiliente in un contesto che è stato caratterizzato da una serie di crisi economiche”, ha detto inoltre il capo economista dell’Ocse, rilevando come il perno di tale resilienza è stato il Pnrr con le riforme e gli investimenti collegati agli aiuti europei: “Nel 2025 – ha detto Scarpetta – gli investimenti pubblici hanno superato il 3,8% del Pil, che è il tasso più elevato negli ultimi 35 anni”.

    Il rapporto dell’Ocse indica che le prospettive di crescita di lungo termine “restano modeste, a causa dell’invecchiamento della popolazione e di una crescita della produttività strutturalmente debole”. Inoltre “i tassi di natalità continuano a scendere, nonostante gli sforzi per sostenere meglio le famiglie, e molti giovani italiani emigrano” mentre “una ampia fetta della popolazione femminile e rimane esclusa dalla forza lavoro”. E ancora, “la scarsa dinamica imprenditoriale e l’elevata incidenza di micro e piccole imprese pesano sulla crescita della produttività e sull’innovazione”. 

    Scarpetta, le previsioni dell’Ocse sull’Italia saranno riesaminate

    Le previsioni dell’Ocse sull’economia italiana, con una stima di crescita per il 2026 dello 0,4%, inferiore a quella dei principali previsori, “verranno riesaminate, ne produrremo di nuove a inizio giugno”. Lo ha detto il capo economista dell’Ocse Stefano Scarpetta.

    Scarpetta ha precisato che “quello che stiamo presentando oggi è stato fatto un mese fa, quando le prospettive dell’economia italiana erano quelle”, quando “eravamo in una fase iniziale nel comprendere l’impatto del conflitto (in Medio Oriente, ndr) e l’impatto sul mercato energetico”. Nel frattempo, rispetto a un prezzo del petrolio di varietà Brent che era a 107 dollari al barile, i prezzi petroliferi sono scesi in qualche misura e l’Italia, come gran parte dei Paesi Ocse, ha introdotto misure di sostegno per le famiglie e per le imprese”.

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