Porre fine alla stretta sullo stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco statunitense e della fine della guerra, rinviando ad una fase successiva il negoziato sul nucleare. Nella partita a scacchi in Medio Oriente, Teheran tenta di evitare lo stallo con una mossa con cui sembra voler guadagnare tempo e mettere nuovamente in difficoltà gli Usa dopo quella che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha definito una “umiliazione” per Washington.
“Gli iraniani sono evidentemente molto abili nel negoziare, o meglio, molto abili nel non negoziare, permettendo agli americani di recarsi a Islamabad per poi ripartire senza alcun risultato”, ha affermato durante un incontro con gli studenti nella città di Marsberg. “Un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana, in particolare dalle cosiddette Guardie Rivoluzionarie. Spero quindi che tutto ciò finisca il prima possibile”, ha aggiunto, sottolineando di non comprendere quale exit strategy gli Stati Uniti stiano perseguendo nella guerra con l’Iran.
La proposta iraniana, affidata ai mediatori pachistani, riaprirebbe il transito al petrolio e ai fertilizzanti facendo rifiatare i mercati internazionali. Ma priverebbe Donald Trump di una leva importante nei futuri colloqui per la rimozione delle scorte di uranio arricchito iraniano e la sospensione dell’arricchimento, due obiettivi di guerra primari per il commander in chief. Tanto più che The Donald domenica aveva avvertito che le linee di produzione petrolifera dell’Iran potrebbero “esplodere” entro tre giorni se proseguirà il blocco dello stretto, per l’impossibilità da parte di Teheran di stoccare il greggio nei container o caricarlo sulle navi. La mossa comunque é stata valutata nella riunione che il tycoon ha convocato nella Situation Room insieme con il suo team di esperti di sicurezza nazionale e politica estera. “Si tratta di delicate discussioni diplomatiche e gli Stati Uniti non negozieranno attraverso la stampa. Come ha affermato il presidente, gli Stati Uniti hanno il coltello dalla parte del manico e raggiungeranno solo un accordo che metta al primo posto il popolo americano, impedendo all’Iran di dotarsi di armi nucleari”, ha dichiarato ad Axios la portavoce della Casa Bianca Olivia Wales. Il segretario di Stato Marco Rubio si sbilanciato in una intervista a Fox in quella che sembra una bocciatura della mossa di Teheran. “Se ciò che intendono per aprire gli stretti è ‘sì, gli stretti sono aperti a condizione che vi coordiniate con l’Iran, otteniate il nostro permesso o vi faremo saltare in aria e ci pagherete’, questo non significa aprire gli stretti”, ha detto “Non possono normalizzare – né possiamo tollerare che cerchino di normalizzare – un sistema in cui gli iraniani decidono chi può usare una via navigabile internazionale e quanto bisogna pagare per usarla”, ha aggiunto.
La proposta arriva mentre il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi conclude il suo tour diplomatico a San Pietroburgo incontrando Vladimir Putin e incassando il suo appoggio, in un incontro cui hanno partecipato anche il consigliere presidenziale Yuri Ushakov, il ministro degli esteri Serghei Lavrov e il capo dell’intelligence militare Igor Kostyukov. Lo zar ha elogiato il popolo iraniano per aver difeso con coraggio la propria sovranità e ha assicurato che la Russia farà tutto il possibile, nell’interesse dell’Iran e di altri Paesi della regione, “per portare la pace in Medio Oriente il più rapidamente possibile”. Il capo del Cremlino ha inoltre reso noto di aver ricevuto “la scorsa settimana un messaggio dalla Guida Suprema dell’Iran”, confermando che Mosca intende proseguire le relazioni strategiche con Teheran. Araghchi ha usato il palcoscenico della città imperiale russa per rilanciare le accuse agli Usa di aver fatto fallire i negoziati per le loro “richieste eccessive” e ha rivelato che gli Stati Uniti hanno proposto all’Iran nuovi colloqui. “Non hanno raggiunto un singolo obiettivo. Ecco perché chiedono i colloqui e ora stiamo valutando questa opzione”, ha detto. Il capo della diplomazia iraniana, secondo Axios, avrebbe però ammesso ai mediatori pakistani, egiziani, turchi e qatariani, durante il fine settimana, che non c’è consenso all’interno della leadership iraniana su come affrontare le richieste statunitensi. Una conferma quindi delle divisioni evocate dallo stesso Trump tra falchi e colombe che sembra paralizzare il Paese.
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