Portogallo – Rep. Democratica del Congo 0-0 DIRETTA per la sfida valevole per il Girone K
LA VIGILIA
Il giocatore più pagato di tutti i tempi contro la nazionale del Paese più povero qualificato ai Mondiali di calcio. A Houston, alle 19 italiane, inizia il sesto mondiale dell’extraterrestre Cristiano Ronaldo. A 41 anni è probabilmente l’ultima chance per la leggenda portoghese di vincere la Coppa, pareggiando il conto con l’eterno rivale Leo Messi. Di fronte a Ronaldo, oltre due miliardi di dollari guadagnati in carriera, scenderà in campo la Repubblica democratica del Congo, Paese da poco più di 1.100 dollari di Pil pro capite, uno dei più bassi del mondo: non basterebbero a comprare un biglietto per la partita di domani sera. Un testacoda economico prima che sportivo.
Portogallo, CR7 vuole completare il palmares
Obiettivo Coppa del Mondo
Il Portogallo, dopo la Nations League conquistata l’anno scorso, sogna di vincere i Mondiali. Si dice spesso, ma stavolta la lista dei campioni alla corte di Roberto Martinez è particolarmente nutrita. Dal Manchester United arrivano Bruno Fernandes e Bernando Silva, mentre dai cugini del City viene Ruben Dias, tra i migliori difensori della Premier a protezione di Diogo Costa, portiere profeta in patria sponda Porto. Dal Milan arriva Rafa Leao, mentre il Psg è rappresentato da Nuno Mendes. Ma è inutile fingere che gli occhi non siano puntati su CR7.
Cristiano Ronaldo non è solo il giocatore più importante della storia portoghese, ma un simbolo di questo Mondiale. All’Al Nassr, dove si è trasferito nel 2023, guadagna circa 200 milioni di euro a stagione. E presta la sua immagine a palcoscenici che portano il calcio internazionale a livelli ben lontani dal rettangolo verde. A novembre fece scalpore la sua presenza alla cena organizzata alla Casa Bianca dal presidente americano Donald Trump, con Elon Musk e il presidente della Fifa Gianni Infantino, in onore del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. “Un ragazzo incredibile, non solo come atleta ma come persona”, lo ha definito Trump qualche giorno dopo.
L’esordio con la Repubblica democratica del Congo
Dall’altro lato della piramide sociale si trova la Repubblica democratica del Congo. Alla corte del francese Sébastien Desabre ci sono diversi calciatori naturalizzati, come il bel prospetto Noah Sadiki, 21enne mezz’ala del Sunderland di cittadinanza anche belga. In Congo è nato il difensore e capitano Chancel Mbemba, 31 anni all’anagrafe benché più volte nel corso della sua carriera la data di nascita sia stata dibattuta. Attualmente in forza al Lille dopo alcuni anni a Marsiglia, nel curriculum vanta anche quattro stagioni al Porto.
I Leopardi avranno il compito di far sognare un Paese che in queste settimane si trova ad affrontare un’epidemia di Ebola che ha già fatto 130 morti accertati, ma i dati sono pesantemente sottostimati. E se sui social spopola lo stile delle divise dei giocatori, elegante e con macchie che richiamano l’animale-simbolo della nazionale, la marcia di avvicinamento della squadra racconta tutta un’altra storia. I giocatori sono arrivati a Houston dopo 21 giorni di isolamento imposti per accedere agli Stati Uniti e hanno giocato l’ultima amichevole contro il Cile a Orleans, in Francia, perché il sindaco della città spagnola La Linea della Concepciòn ha negato lo stadio per paura di contagi.
Insomma un ritorno sofferto 52 anni dopo l’unico precedente, il Mondiale del 1974. All’epoca il Paese si chiamava Zaire e la sua nazionale perse tutte le partite: 2-0 contro la Scozia, 9-0 contro la Jugoslavia e 3-0 contro il Brasile. L’ultima istantanea di quel torneo è il difensore Joseph Mwepu Ilunga che all’85/o, col risultato abbondantemente in ghiaccio a favore dei verdeoro, si stacca dalla barriera e calcia via il pallone prima che Rivelino batta una punizione: il dittatore Mobutu Sese Seko aveva minacciato i giocatori di ucciderli con le loro famiglie se avessero perso di oltre tre gol contro il Brasile.
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