Medio Oriente, il Pakistan: ‘C’è un testo comune Iran-Usa’. Voci sulla firma domenica a Ginevra

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    Ginevra potrebbe fare da sfondo al tanto atteso accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. Ma il condizionale è d’obbligo, mentre anche la città per ospitare la firma alimenta il disaccordo tra i due schieramenti. Dopo settimane di anticipazioni e smentite, perfino Abbas Araghchi si è sbilanciato affermando che “il memorandum di Islamabad non è mai stato così vicino alla conclusione”, per la quale si attende un responso chiaro della Repubblica Islamica e si guarda a Mojtaba Khamenei.

    Il Pakistan ha annunciato che “è stato raggiunto un testo definitivo e concordato dell’accordo di pace”, spingendo la speranza che questa sia la volta buona per l’intesa. E ha messo in guardia contro “l’incessante campagna di disinformazione condotta da coloro che vogliono sabotare l’accordo di pace”. Perché le rivendicazioni incrociate sui punti dell’intesa – che parlano soprattutto ai fronti interni e agli alleati di entrambi i Paesi – alimentano lo scontro. Con Donald Trump che scarica la sua irritazione su Teheran, che a suo dire “farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta”. Secondo Axios, portale che per primo ha avanzato la possibilità di una firma dell’accordo a Ginevra, quattro aerei C-17 statunitensi sono già decollati alla volta dell’Europa trasportando “materiale per un possibile viaggio” di J.D. Vance.

    Intanto, secondo quanto ha riferito il Comando centrale militare Usa (Centcom) l’Iran ha lanciato “diversi droni d’attacco unidirezionali nel tentativo di colpire navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz”. Le forze statunitensi “li hanno abbattuti tutti nelle ultime ore, mentre il flusso di traffico attraverso lo Stretto prosegue senza ostacoli. Il corridoio commerciale internazionale rimane aperto al transito”, si legge in post un X.

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