Medio Oriente; attacco Usa nel sud dell’Iran, Khamenei minaccia vendetta. Raid di Israele in Libano. Media israeliani: ‘Ucciso il capo dell’ala militare di Hamas’

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    Tensione alle stelle tra Iran e Stati Uniti lungo lo Stretto di Hormuz, mentre i negoziati restano al palo. Nonostante le trattative proseguano serrate e da entrambe le parti si parli di progressi, Washington ha deciso di sferrare un attacco nel sud dell’Iran, colpendo un sito per il lancio di missili e alcune navi per la posa delle mine. Un raid di “autodifesa” per proteggere le truppe, si è affrettato a precisare il comando americano in Medio Oriente. Ma per Teheran si è trattato di una vera e propria “flagrante violazione” del cessate il fuoco che, ha avvertito, non sarà lasciata “senza risposta”.

    L’improvviso raid americano nell’area di Bandar Abbas, città portuale sede di una base navale iraniana, segue giornate di grande nervosismo, soprattutto da parte del presidente americano Donald Trump che nei giorni scorsi aveva annunciato la firma imminente di un’intesa. Firma che non c’è ancora stata, con l’accordo che al momento non sembra essere così a portata di mano: le posizioni infatti restano divergenti su diversi punti. Così il raid improvviso viene letto anche come l’ennesimo tentativo del presidente Usa di fare pressione su Teheran affinché acceleri. “L’America non avrà più un punto sicuro per le sue malefatte e per l’installazione di basi militari nella regione”, ha minacciato intanto la guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, con Teheran che ha ribadito come la propria risposta stavolta andrebbe ben al di là della regione.

    Il memorandum of understanding a cui si continua a lavorare prevede, in linea di massima, l’estensione della tregua per 60 giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz e getta le basi per le trattative sul programma nucleare iraniano. I nodi da sciogliere sono però molti, in primis l’erogazione di parte degli asset iraniani congelati all’estero. Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha avuto una serie di incontri in Qatar proprio sul possibile sblocco dei fondi.

    Nel Paese sono congelati circa 12 miliardi di dollari di asset iraniani: Teheran punterebbe a ottenerli nell’ambito di uno stanziamento complessivo di 24 miliardi. La visita è stata “nel complesso positiva”, ha detto Ghalibaf, senza lasciar trapelare nulla sui colloqui in Qatar. Paese che, negli ultimi giorni, ha assunto insieme al Pakistan un ruolo chiave nelle trattative, senza tralasciare il ruolo dietro le quinte svolto dalla Cina. Oltre ai fondi da sbloccare, c’è la questione del nucleare.

    Donald Trump ha assicurato che l’uranio arricchito “sarà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere portato nel Paese e distrutto”. Il presidente ha aperto la porta anche alla possibilità di collaborare con l’Iran per la distruzione dell’uranio “in loco o in un’altra località accettabile”.

    L’Agenzia per l’Energia Atomica o un organismo equivalente farebbero da “testimone di tale processo”. Teheran per ora non ha accettato pubblicamente alcuna delle richieste americane sul nucleare, ribadendo più volte che il tema è rimandato a una seconda fase.

    A complicare le trattative è poi il nodo dello Stretto di Hormuz. “Verrà aperto in un modo o nell’altro”, ha chiarito il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, minimizzando il nuovo attacco americano nel sud dell’Iran. “Un accordo è ancora possibile”, ha assicurato. L’amministrazione Trump vuole la riapertura immediata senza pedaggi dell’importante crocevia che resta bloccato da mesi. L’Iran non è sulla stessa linea, e punterebbe all’imposizione di una tassa sui “servizi alla navigazione”, una dicitura che gli consentirebbe di aggirare il divieto di pedaggio per il transito imposto dal diritto navale internazionale. “Siamo pronti a raggiungere “un quadro dignitoso” per porre fine alla guerra, ha spiegato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, dopo aver sentito i presidenti di Egitto e Turchia, Abdel Fattah al-Sisi e Recep Tayyip Erdogan.

    Per fare il punto sull’Iran e sull’impatto della guerra sull’economia, Trump intanto riunisce il suo governo a Camp David. Aspramente criticato dai democratici e dai repubblicani per le trattative e un accordo che ha il sapore di una sconfitta, il presidente sa che il tempo non gioca dalla sua parte. Un prolungamento della tregua di 60 giorni lo spingerebbe a ridosso delle elezioni di metà mandato, quando si ritroverebbe con le mani praticamente legate per un’eventuale azione punitiva qualora i colloqui sul nucleare non portassero i risultati sperati. 

    Media Israele, il capo dell’ala militare di Hamas è stato ucciso

    Muhammad Odeh, capo dell’ala militare di Hamas, è stato ucciso dall’Idf in un attacco a Gaza City. Lo riferisce Ynet citando fonti israeliane. Successivamente, nella Striscia c’è stato un altro attacco, ed entrambi i raid hanno causato almeno due morti e oltre dieci feriti.  

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