Appare lontana la fine del tunnel della guerra per il martoriato Libano, dove l’esercito israeliano continua a martellare diverse località nel sud del Paese e nella valle orientale della Bekaa, roccaforti di Hezbollah, uccidendo secondo l’ultimo bilancio del governo di Beirut una decina di persone e ferendone una ventina.
Un nuovo attacco israeliano ha colpito in serata i sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte del gruppo filo-iraniano Hezbollah, per la prima volta dall’entrata in vigore della tregua il 17 aprile. In una nota congiunta il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno reso noto che ”l’Idf ha attaccato il comandante della forza Radwan dell’organizzazione terroristica Hezbollah a Beirut, per eliminarlo. Nessun terrorista gode di immunità: il lungo braccio di Israele catturerà ogni nemico e assassino. Abbiamo promesso di garantire la sicurezza agli abitanti del nord e così lo stiamo facendo”.
E sui social media circola una foto che mostra un soldato israeliano che infila una sigaretta nella bocca di una statua della Vergine Maria, in un villaggio cristiano nel sud del Libano. Lo riportano media israeliani e libanesi, secondo cui l’immagine è stata scattata nel villaggio di Debel, nel sud del Libano, dove poche settimane fa un altro soldato dell’Idf aveva distrutto una statua di Gesù suscitando una condanna internazionale. L’esercito israeliano, riporta Times of Israel, ha dichiarato che sta esaminando la foto
Nel pieno della nuova giornata di raid, il premier libanese Nawaf Salam ha definito “prematuro” un eventuale vertice tra il capo del governo israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun, ipotesi auspicata a metà aprile dal presidente americano Donald Trump nell’annunciare un cessate il fuoco che sul terreno è ormai carta straccia.
Oltre alle infrastrutture civili indicate come roccaforti dei terroristi, la furia devastatrice israeliana investe sempre più anche il patrimonio culturale e religioso nel sud del Libano, dove la distruzione mira a rendere inabitabili villaggi e cittadine e a spezzare il legame della popolazione sfollata con il territorio.
Il caso più recente riguarda Yarun, dove l’esercito israeliano ha ammesso di aver danneggiato un monastero e una chiesa cattolici. Secondo la versione israeliana, la struttura “non aveva segni esterni” che permettessero di identificarla come luogo religioso e Hezbollah avrebbe lanciato più volte razzi dall’interno del complesso verso il territorio israeliano. Una versione smentita con forza da ambienti ecclesiastici libanesi, secondo cui il complesso apparteneva alle Suore salvatoriane, ordine greco-cattolico melchita.
L’episodio arriva mentre sono state diffuse immagini della profanazione, da parte di militari israeliani, di una statua della Vergine Maria in un’altra località dell’estremo sud del Libano. Ma i danni non riguardano solo edifici religiosi. Nei giorni scorsi un raid israeliano sulla cittadina di Shamaa aveva danneggiato il santuario del profeta Shamun al-Safa, costruito all’interno di un’area archeologica e inserito in una lista preliminare dell’Unesco.
Il santuario, descritto come uno dei luoghi visitati dall’apostolo Pietro, era già stato colpito in precedenti attacchi israeliani nel 2025. Esperti di patrimonio culturale libanese affermano ai media di Beirut che le aree rurali e i villaggi di frontiera, spesso privi di una protezione formale internazionale, risultano tra i più esposti: cimiteri storici, case antiche, moschee, chiese e santuari, in alcuni casi risalenti a diversi secoli fa, sono stati danneggiati o distrutti in varie località del sud.
Secondo l’agenzia nazionale libanese Nna, un raid israeliano ha distrutto nel fine settimana una casa storica di Nabatiye al-Fawqa. L’edificio era già stato danneggiato in un attacco precedente ed era poi stato restaurato per il suo valore storico. A Bint Jbeil, la Grande Moschea, risalente a circa quattro secoli fa, è stata rasa al suolo. Stessa sorte è toccata due giorni fa alla moschea ottomana di Zawtar Sharqiye, a nord del fiume Litani, obiettivo strategico degli israeliani.
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