L’Italia celebra Carlo Petrini, il visionario che ha realizzato le utopie

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    Lo diceva e agiva. “Il primo responsabile del disastro ambientale in corso nel mondo è il cibo. Tutti noi dobbiamo essere coscienti e vergognarci per lo spreco che l’umanità realizza nella produzione di cibo”. Ora glielo riconoscono tutti, mentre il movimento, Slow Food, compie quarant’anni e la chiocciola è diventata un simbolo di tante battaglie in oltre 160 Paesi. Il fondatore Carlo Petrini è morto ieri sera, nella sua Bra, in provincia di Cuneo, e il cordoglio è unanime, dal mondo agricolo, come dalla politica.

    “Lascia un grande vuoto non soltanto nel mondo della scienza enogastronomica, ma anche nell’intera società e non solo in Italia” le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Un visionario, un innovatore, un uomo che ha anticipato i tempi. È stato tra i primi a promuovere il concetto di sovranità alimentare. Un contributo indelebile, che il Governo ha voluto riconoscere in modo solenne, assegnandogli il riconoscimento di Maestro dell’Arte della Cucina Italiana” per la premier, Giorgia Meloni.

    “Un uomo che nella vita si era battuto per il diritto al cibo di qualità, per la libertà dei popoli, per la difesa dei più deboli e della Terra Madre” ha aggiunto il ministro dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida. “Con Slow Food e Terra Madre ha dato voce alle comunità locali, difeso la biodiversità e promosso nel mondo un modello di sviluppo più umano, sostenibile e giusto” per il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani.

     

    “Un’eredità preziosa che ci ricorda come l’agroalimentare resti una colonna portante del nostro sistema produttivo e una delle cinque ‘A’ del made in Italy” per il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso. “Ha insegnato che nutrirsi non significa soltanto consumare del cibo, ma vuol dire prendersi cura delle persone e del pianeta” ha sottolineato il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Da luglio del 2022 Petrini aveva ceduto la presidenza della Fondazione Slow Food international a Edward Mukiibi, ugandese, agronomo e imprenditore sociale. In squadra altre sette persone, quattro donne e tre uomini, tra cui lo stesso Petrini, fondatore di quella che era nata come un’associazione, capace di dare vita al movimento del “cibo buono, pulito e giusto”, al Salone del Gusto e a Terra Madre, la rete mondiale delle comunità del cibo. In quel Congresso nazionale di Slow Food a Pollenzo, frazione di Bra, raccomandò “un attivismo politico ancora più forte, ancora più incisivo. Dobbiamo avere la forza – disse di fronte a una standing ovation dei delegati di tutto il mondo – di imporre nuovi comportamenti, di ridurre lo spreco alimentare. I dati che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni hanno le dimensioni di uno sconquasso biblico”.

    Presidente di Slow Food Italia dal 2021 è Barbara Nappini. Petrini ha una sorella, Chiara, non si era mai sposato e non aveva avuto figli e la sua eredità culturale è nella Fondazione. Era consuetudine utilizzasse per l’Università di Scienze Gastronomiche, sua creatura, o per i progetti nel mondo di Slow Food i proventi della sua attività giornalistica, così come i gettoni di presenza per offrire borse di studio. Proprio qui, nel complesso dove c’è anche l’Ateneo, l’Agenzia di Pollenzo, è previsto domenica mattina l’ultimo saluto a Petrini, dove da domani sarà anche aperta la camera ardente.

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