Ennesimo colpo di scena nella vicenda legata all’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci. La Rai ha deciso di sospendere “cautelativamente” la messa in onda delle repliche estive di Report. Una decisione presa dalla Direzione approfondimento dell’azienda “in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda”. Una scelta fatta “a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico”, spiega una nota in cui si aggiunge che “resta fermo l’appuntamento con la nuova stagione di Report” in autunno.
Si fa sentire intanto Valter Lavitola: “io e Ranucci saremmo stati due stupidi a farci l’attentato da soli”. Il giornalista di Report definisce “sconcertante” l’iniziativa dellaa Rai e si dice “preoccupato” del fatto che l’azienda pubblica abbia “deciso di utilizzare il pretesto di vergognose congetture, assurde, che sono state veicolate nelle ultime ore da alcune dichiarazioni politiche”. Attaccano anche i consiglieri del Cda Alessandro di Majo, Davide di Pietro e Roberto Natale: “non si capisce cosa c’entri con l’esigenza di chiarezza la decisione” di sospendere le repliche: “il provvedimento sembra solo una punizione che vuole soddisfare le richieste giunte a gran voce da una parte politica”. Il segretario della Fnsi Vittorio di Trapani definisce la sospensione “un atto gravissimo” e l’Usigrai le reputa un “attacco al lavoro di tutta la redazione”, mentre il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli parla di scelta “incomprensibile e sbagliata”. Per il M5s il “sospetto” è che ci sia un piano di FdI, “per far fuori Ranucci dal programma”. Il no alla messa in onda delle vecchie puntate di Report è arrivato a distanza di poche ore da un video pubblicato sui profili social del programma in cui Ranucci, annunciando proprio le repliche estive, lanciava la prossima stagione. “La squadra sta già lavorando alle nuove inchieste e, se avete qualcosa da segnalarci, scriveteci”. Occasione colta al volo da Fdi che ha inviato alla redazione una mail in cui “segnala” la “curiosa amicizia tra Ranucci e Valter Lavitola, pregiudicato, massone e faccendiere, indagato per essere il presunto mandante dell’attentato. Siamo certi – è detto nella mail – che la squadra di Report approfondirà la vicenda con rigore giornalistico e che vaglierà questa storia con la massima attenzione”.
Lavitola, sentito dal Tg1, continua a negare il suo coinvolgimento. “Io e Ranucci – spiega – saremmo stati due stupidi a farci da soli l’attentato. E io altrettanto a farglielo come atto d’amicizia a ottobre per poi fare un sondaggio a giugno su di lui come candidato del campo largo”. L’uomo spiega anche la genesi del progetto: “in ambienti dell’internazionale e democratici socialisti, dove io ho militato tutta la vita, mi hanno fatto vedere un sondaggio per potenziali e attuali leader della sinistra di tutta Europa e tra questi pure Sigfrido. Un giorno l’ho invitato a pranzo, gli ho raccontato sta cosa..lui mi ha mandato a quel paese pensando quasi che scherzassi, ho insistito un po’…fine delle trasmissioni! Poi gli ho detto senti sei un cafone, che ti costa dirmi se sta roba qua e così … c’hai paura? Insomma l’ho sfidato e lui mi ha corretto quattro domande”. Sul fronte delle indagini, intanto, gli inquirenti vanno avanti per cercare di risalire al movente dell’attentato. E’ stata perquisita l’abitazione di Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense di 49 anni – factotum di Lavitola – ritenuto l’intermediario che ha tenuto i rapporti con la banda avellinese autrice materiale dell’azione dinamitarda del 16 ottobre. I carabinieri si sono recati in un appartamento di un comune del Nolano dove l’uomo, che si troverebbe in Camerun da mesi, vive assieme alla compagna.
Anche la donna è stata ascoltata in una caserma come persona informata sui fatti. Da chi indaga, la figura di Gomes è ritenuta centrale. “Non l’ho fatto scappare, non l’ho spedito in Camerun – ha sostanzialmente detto l’ex editore – lui sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto”. Chi era, invece, pronto a lasciare l’Italia, sempre in direzione Africa, era lo stesso Lavitola. L’indagato aveva già acquistato il biglietto aereo e la perquisizione domiciliare – la sera del 4 luglio – è scattata dopo che gli investigatori lo hanno visto uscire di casa con un trolley. Risposte, infine, potrebbero arrivare dall’analisi dei device trovati nella disponibilità di Lavitola e da 7 pagine dattiloscritte dall’indagato. Non si tratterebbe però del quesito che Lavitola aveva preparato, grazie anche all’aiuto di due giornalisti, per il sondaggio relativo a una possibile candidatura politica di Ranucci. Non è escluso, comunque, che gli inquirenti possano approfondire anche questa traccia investigativa con l’ascolto dei giornalisti.
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