La Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera nega ai magistrati l’accesso alle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Andrea Caroccia, il ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Senese. E subito si infiamma la giornata di Camera e Senato, scatenando la bagarre in Aula a Palazzo Madama.
Con i cinque stelle che occupano i banchi del governo e le proteste del resto delle opposizioni. Il prossimo appuntamento della vicenda ‘Bisteccheria d’Italia’ è fissato il 30 luglio, quando la richiesta dovrà essere votata dall’Aula di Montecitorio. E già centrodestra e centrosinistra promettono scintille. Il parere della Giunta sulla richiesta della Procura di Roma per il sequestro era atteso da settimane.
Quando in mattinata arriva la notizia del voto contrario deciso dalla maggioranza, le opposizioni muovono compatte per contestare la decisione. Protagonista delle proteste è il Movimento 5 Stelle che porta lo scontro direttamente dentro l’Aula del Senato, occupando i banchi del governo e tenendo in mano dei cartelli con sopra scritto ‘fuori le chat’. Diverse le scaramucce soprattutto tra i 5 stelle e i senatori di Fdi.
In un video girato all’interno di Palazzo Madama, si vede il meloniano Roberto Menia indicare il pentastellato Nicola Pirondini: il suo labiale scandisce le parole ‘ti faccio un culo così’, accompagnato da un gesto difficilmente fraintendibile. In un secondo momento, Menia scende dai banchi della maggioranza e strappa dalle mani del collega M5s il cartello, facendo salire ancora di più la tensione.
Nel parapiglia che si scatena, a rimetterci sono il senatore questore Gaetano Nastri, intervenuto per placare gli animi rimediando un colpo al ginocchio, e gli occhiali del meloniano Raoul Russo, che volano via durante il confronto. Richiamato l’ordine a Palazzo Madama, lo scontro si sposta poi a Montecitorio, dove dalla riunione dei capigruppo arriva la notizia che la richiesta di autorizzazione arriverà in Aula il 30 luglio.
“Avevamo chiesto di discuterlo subito – spiega il presidente M5S alla Camera Riccardo Ricciardi – ma così non è stato”. Nel pomeriggio, Giuseppe Conte organizza una conferenza stampa nella sede del partito per affrontare il caso: “Faccio un appello a Meloni – attacca l’ex premier – rimangiatevi questo voto vergognoso, non possiamo consentire che amici e amichetti di partito siano scudati”.
In un video pubblicato sui suoi canali social, la deputata Chiara Appendino si rivolge direttamente a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa: “La mafia fa schifo, ma fate schifo pure voi. E la prossima volta che osate anche solo citare il nome di Paolo Borsellino, sciacquatevi la bocca”. Anche gli altri partiti di opposizione si attaccano sulla vicenda. “Siamo all’assurdo – commenta la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti – di un ex-sottosegretario che di fatto ostacola il lavoro della magistratura”. “Se quelle chat non hanno nulla di rilevante – afferma la dem Debora Serracchiani – non si comprende il motivo di questo stop”.
Sui social, il vicepresidente di Italia Viva Davide Faraone rilancia: “Siamo davanti al garantismo à la carte di Giorgia Meloni e dei suoi”. Da Palazzo Chigi nessun commento ufficiale sulla vicenda. Sono i senatori di Fratelli d’Italia a prendere la parola, principalmente per attaccare il comportamento dei 5 Stelle. “Al Senato il cabaret ‘stellato'”, chiosa Ester Mieli, che parla di un’abitudine di Conte “ad occupare le poltrone senza passare per le urne”. Il vicepresidente dei meloniani al Senato, Marco Scurria, definisce “inaccettabili” le parole di Appendino, e aggiunge: “Il turpiloquio è nel dna del M5S e soprattutto del loro padre nobile”.
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