La revisione del processo è un mezzo di impugnazione straordinario previsto dal codice di procedura penale italiano. Consente di rivedere una sentenza di condanna definitiva in presenza di specifici e tassativi elementi che ne dimostrino l’ingiustizia. Una possibilità prevista “in ogni tempo”, come dice la legge, anche dopo l’esecuzione della pena come nel caso di Alberto Stasi, che sta finendo di espiare 16 anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, la fidanzata 26enne uccisa a Garlasco il 13 agosto di diciannove anni fa. Ed è proprio la revisione del processo a Stasi la direzione imboccata dai pm di Pavia: nelle prossime settimane, salvo un cambio di programma, invieranno alla Procura generale gli esiti dell’indagine riaperta l’anno scorso e nella quale il principale indagato è Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara Poggi, in concorso con altri e con Alberto Stasi. La nuova inchiesta ipotizza una scena del crimine dalla quale Stasi sarebbe escluso e sulla quale invece è collocato Sempio.
Per procedere ed esercitare l’azione penale è necessario rivedere il giudizio irrevocabile per Stasi. Da ciò l’iniziativa, anticipata stamane durante un incontro riservato con la Procuratrice Generale Francesca Nanni e con l’avvocato Generale Lucilla Tontodonati: l’invio delle carte in modo da convincere e sollecitare la Procura Generale milanese a promuovere, ossia chiedere alla Corte d’Appello di Brescia, la revisione del processo a Stasi. In pratica gli inquirenti, con l’invio delle risultanze di consulenze, perizie, interrogatori, audizioni e moltissimi accertamenti, chiederanno alla Pg e all’avvocato generale di inoltrare una proposta formale nel tentativo di ‘sanare’ una contraddizione contenuta nell’incolpazione. Mossa, questa, che, in attesa di una pronuncia, potrebbe bloccare una eventuale richiesta di rinvio a giudizio per Sempio se non addirittura l’avvisto di chiusura inchiesta. Insomma, oltre a una vicenda intricata sul piano giuridico, si profila una strada tutta in salita e già percorsa per ben due volte, senza esito, dalla difesa di Stasi. Il 41enne, ora in semilibertà, contabile in una società di gestioni finanziarie, si è visto rigettare dalla magistratura bresciana nel 2017 e nel 2020 la richiesta proposta dai suoi difensori di turno.
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