“Mi fido del ministro Carlo Nordio”. Così la premier Giorgia Meloni ha risposto a chi le domandava se si fida del guardasigilli dopo quanto emerso sul caso della grazia a Nicole Minetti.
“Escludo le dimissioni” del ministro della Giustizia, ha detto ancora la premier. “Ho parlato con il ministro ieri e mi sono messa a ricostruire l’iter”.
“Non posso dire che ci sia stato qualcosa di errato, di particolare rispetto quello accaduto per le altre 1.245 richieste elaborate in queste anni”, ha continuato Meloni rispondendo a una domanda. “Questo provvedimento non ha seguito in niente un iter diverso dagli altri, nel rispetto della legge e della prassi, sono poi emersi altri elementi”.
“Per quello che riguarda l’iter del provvedimento credo sia importante ricostruire come vanno le cose, anche io confesso che ho appreso dalla stampa della grazia e ho chiesto come funzioni la prassi di queste procedure”, ha precisato la premier.
Dopo la concessione della grazia, ha aggiunto Meloni, “sono emersi altri elementi e, sulla base di questi, il presidente della Repubblica ha chiesto – per il nostro tramite – a chi deve fare le verifiche, cioè alle procure generali, di svolgere ulteriori accertamenti. E io sono d’accordo sul fatto che questi accertamenti vadano fatti”.
“Sicuramente, se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto, però insisto questo lavoro qui non è un lavoro che fa il ministero”, ha sottolineato Meloni.
“Il ministero non ha gli strumenti per operare indagini, spero che sia chiaro a tutti, non è che noi abbiamo la polizia giudiziaria e facciamo le indagini. Il ministero – ha aggiunto – si avvale della magistratura per fare le indagini e la magistratura si avvale dalla polizia giudiziaria, quindi è ovvio che il ministero difficilmente potesse sapere qualcosa che non sapeva la procura generale. Poi possiamo sempre dire che in Italia c’è sempre un capo espiatorio che è il governo italiano, però c’è chi ha dei poteri per fare delle cose e chi non ha dei poteri per fare delle cose. E non a caso la legge prevede che la richiesta va inviata alla Procura generale e la Procura generale deve valutare se ci sono tutti i parametri di legge, o se ci sono delle cose che non funzionano, perché ha gli strumenti per fare quel lavoro lì che il ministero non ha. Ecco questo è quello che posso dirvi io”.
A chi le domandava se quindi è colpa della magistratura, la premier ha replicato ironica: “Guardi, no, è colpa di Nordio come sempre, è sempre colpa nostra…”
Nordio a Palazzo Chigi da Mantovano
Il ministro Nordio è stato oltre un’ora a Palazzo Chigi oggi. Le sue auto hanno lasciato intorno alle 14.20 la sede del governo, dove il guardasigilli ha incontrato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
Si è trattato, secondo quanto viene riferito, di un incontro già in programma, focalizzato su provvedimenti in materia di giustizia.
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