Giornata per la sicurezza sul lavoro, i morti calano ma restano quasi due al giorno

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    Millecinquecento infortuni in un giorno, due mortali. La contabilità della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro che si celebra il 28 aprile conferma il dramma degli incidenti e delle morti bianche, al quale si affiancano i dati sugli impegni economici messi in campo, sui quali i sindacati richiamano l’attenzione, chiedendo di aumentare risorse e investimenti.

    A meno di una settimana dal 1º maggio – affermano – solo lo 0,4% delle risorse del Fondo sanitario nazionale è destinato alla prevenzione e alla sicurezza negli ambienti lavorativi. Secondo il rapporto di Anmil, nei primi due mesi del 2026 sono stati denunciati 91.912 incidenti sul luogo di lavoro (+2,6% sul 2025). Rispetto all’anno scorso, i decessi sono diminuiti del 26,1%: sono 102 le persone che hanno perso la vista, contro le 138 dell’anno precedente.

    La riduzione è visibile ma il numero è ancora alto. Sono poi aumentate del 14,2% le malattie professionali. L’analisi condotta da Uil, invece, stima che i Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spsal) ricevono solo il 10,4% di quanto gli spetterebbe in base ai Livelli essenziali di assistenza (Lea) alla sanità pubblica. Per esempio, l’Azienda sanitaria locale Roma 1 destina agli uffici Spsal lo 0,1% delle risorse stanziate dal Fondo sanitario nazionale.

    “L’Inail ha molte risorse – ha dichiarato in un video su Collettiva.it la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David -, ma non le investe come dovrebbe sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. Le risparmia”. Per la Cgil bisognerebbe potenziare le Asl insieme alla medicina di prevenzione sul territorio.

    “Deve cambiare il modello di fare impresa — ha continuato Re David —: la vera cartina di tornasole per capire se un’impresa funziona o no è la salute delle lavoratrici e dei lavoratori”. La dignità della persona sta al centro delle priorità anche della Cisl, che ha richiamato a un “impegno univoco e diffuso per contrastare infortuni, malattie professionali e morti sul lavoro”.

    Il rischio – si legge nel comunicato – va affrontato con innovazione, tecnologia e competenze unite alle rappresentanze sindacali. Oltre alla prevenzione, un aspetto migliorabile è infine quello dei controlli, specialmente nel settore agricolo.

    “Il recente rapporto dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro — ha commentato Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil — segnala un tasso di irregolarità dell’82% a livello nazionale e un incremento del 7,8% delle violazioni accertate in ambito prevenzionistico. Il quadro complessivo, oltreché motivo di preoccupazione, rappresenta anche uno stimolo ad agire con maggiore incisività”.

    Focus sul benessere psico-sociale, il rapporto

    L’edizione 2026 della Giornata è dedicata al tema del benessere psicosociale, che passa dalla sicurezza dal punto di vista fisico e da fattori come la precarietà, il carico e l’orario lavorativo, la chiarezza dei ruoli, l’autonomia, il supporto e l’esistenza di processi equi e trasparenti che influenzano sulla qualità del lavoro. In occasione di questa giornata l’Oil ha pubblicato un rapporto globale con analisi, stime e statistiche dei fattori psicosociali che condizionano la salute di chi lavora, e di conseguenza anche la produttività delle aziende e l’economia in generale. 

    Nel documento si legge che questi fattori di rischio causano ogni anno la morte di 840.000 persone per malattie cardiovascolari –  ictus e cardiopatie ischemiche – e disturbi mentali correlati – depressione, condizioni che si sviluppano più facilmente con orari di lavoro prolungati. Su questo punto, l’Oil stima che il 35% dei lavoratori nel mondo superi le 48 ore settimanali. Un altro tema che si incontra è la persistenza di bullismo e di altre forme di violenza: il 23% degli impiegati lo ha subito almeno una volta.

    Il rapporto 2026 ‘L’ambiente di lavoro e gli aspetti psicosociali – Sviluppi globali e percorsi per l’azione’ dell’Organizzazione internazionale sul lavoro 

    I dati Inail del 2025

    Nel nostro paese il tema è centrale, basti pensare che nel 2025, secondo i dati pubblicati questo febbraio dall’Inail, i morti sul lavoro e “in itinere” (ovvero per recarsi sul posto di lavoro) sono stati 792, in lieve calo rispetto al 2024 in cui vennero denunciati 5 casi in meno. Nello stesso periodo sono aumentati gli incidenti mortali nelle fasce di età tra i 40 e i 49 anni (da 137 a 148 casi) e tra i 55 e i 64 anni (da 279 a 300 morti), così come gli “infortuni in itinere”, che sono stati 293 (13 in più rispetto all’anno precedente). 

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