Francesca Cappelletti, ‘Caravaggio. Una vita in dieci quadri’

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    Lo dichiara subito Francesca Cappelletti, studiosa sopraffina che si fregia del dono della chiarezza, scrivere una biografia di Michelangelo Merisi detto Caravaggio è impresa impossibile.  Prima di tutto bisogna spazzare il campo di tutte le sovrastrutture mitologiche, che nei secoli hanno ammantato il primo artista con il Dna della rockstar, dark e maledetto quanto serve per essere moderno negli occhi del Novecento.

    La professoressa di storia dell’arte moderna, Francesca Cappelletti

    Allora la direttrice della Galleria Borghese, che nasce con grandi risultati topino di biblioteca tanto da arrivare fino alla scoperta di una tela del grande lombardo, si affida ai documenti. Ora tutto sommato la litigiosità di Caravaggio è una gran fortuna per gli storici dell’arte perchè le tante occasioni in cui compare in tribunale, per risse o oltraggi a colleghi e conoscenti, sono anche altrettante occasioni di avere dettagli sulla sua vita movimentata. E allora Cappelletti – che è tra i massimi esperti dell’artista ed è stata tra i curatori della monumentale mostra di Palazzo Barberini in occasione del Giubileo – sceglie la via di attraversare il tratto della sua esistenza scandito da dieci opere, dieci capolavori che danno vita ad altrettanti capitoli. Si parla quindi de Il Bacchino malato, Buona Ventura, Giuditta e Oloferne, Il martirio e La vocazione di San Matteo, ovvero la Cappella Contarelli, La conversione di Saulo, Amor vincitore, Cattura di Cristo, Cena in Emmaus, Sette opere di misericordia e il Martirio di Sant’Orsola.

    Il libro parte dalla fine del 1500 probabilmente tra il ’92 e il ’96 quando Michelangelo arriva a Roma e si trova in questo ambiente altamente competitivo, senza appoggi altolocati, con solo qualche amico come Prosperino delle Grottesche. E in poco tempo raggiunge la fama attraverso queste dieci committenze di primo piano e tantissime altre, per poi – tra ferimenti, risse, e un arresto dopo l’altro, fughe e traslochi – arrivare all’omicidio di Ranuccio Tomassoni il 28 maggio 1606, con cui aveva condiviso serate e amicizie come quella di Fillide, modella di tanti suoi quadri. Quindi l’allontanamento da Roma dove non farà mai ritorno, mentre le sue opere continuano ad arrivare, tra Napoli, Malta, la Sicilia e infine la morte a Porto Ercole annunciata dal corrispondente del Duca di Urbino dalla Santa Sede il 28 luglio del 1610. Il tutto che oscilla tra mille misteri e quadri di cui si sono perse le tracce, tra cui tantissimi ritratti di cui era maestro ma che sembrano svaniti nel nulla, e la certezza – giustamente raccontata da Francesca Cappelletti – di alcune opere meravigliose che, quelle si, hanno rivoluzionato la storia dell’arte.

    E se la studiosa è stata protagonista e racconta la meravigliosa avventura della Cattura di Cristo, oggi alla National Gallery di Dublino, a suo avviso le Sette opere di misericordia sono ”il quadro più bello di tutto il Seicento europeo”. A suo avviso Caravaggio non soltanto inventa quel modo che i suoi contemporanei descrivevano come ”ingagliardire gli scuri” ma ha soprattutto ”il dono dell’equilibrio concettuale, e ognuno dei suoi personaggi racconta la propria storia”. Lo fa in un vortice di vita vissuta, politica, costume, rapporti sociali a dir poco esplosivo, in cui si muove Caravaggio immerso nella società del tempo, in uno spaccato sempre assolutamente rigoroso e insieme affascinante che l’autrice tratteggia con la consueta eleganza.
        Insomma non è una biografia ma molto di più.

     ”CARAVAGGIO” di FRANCESCA CAPPELLETTI sarà presentato al Salone del libro di Torino sabato 16 maggio alle 15 presso la Pista 500. 

     FRANCESCA CAPPELLETTI ‘CARAVAGGIO. UNA VITA IN DIECI QUADRI’ (Mondadori, pag. 182, euro 20,00).
       

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