Ancora rincari per i carburanti. Urso: ‘Se necessario agiremo’

    8

    I venti di guerra infuriano su Hormuz, e i prezzi dei carburanti, scesi a giugno dopo il fragile accordo di pace, tornano a salire. Il governo si dice pronto, se sarà necessario, a intervenire di nuovo per ridurre le tariffe alla pompa, e che valuterà -quando ci sarà- la misura delle accise mobili. Intanto, nel disegno di legge sulla Concorrenza, che potrebbe andare domani in Consiglio dei ministri c’e’ la riforma delle rete dei distributori di carburanti. L’obiettivo è ridurne il numero, eliminando quelli piccoli e obsoleti.

    Oggi, mercoledì 22, il prezzo medio dei carburanti in modalità ‘self service’ lungo la rete stradale nazionale è 1,949 euro al litro per la benzina (1,942 il prezzo di martedì) e 2,124 euro per il gasolio (2,107 martedì). Sulla rete autostradale, il prezzo medio self è di 2,040 euro a litro per la benzina (contro 2,032 il giorno prima) e 2,196 euro al litro per il gasolio (contro 2,181 euro il giorno prima).

    “Il prezzo dei carburanti in Italia ovviamente è cresciuto, in linea con i mercati internazionali, ma meno di quanto sia cresciuto negli altri Paesi europei a cui dobbiamo confrontarci – ha commentato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso -. Il governo è intervenuto in maniera tempestiva, e anche efficace, e se sarà necessario un ulteriore intervento, lo faremo. Mi auguro in maniera altrettanto efficace, e quindi mirata”.

    Ma come intervenire? Nei mesi scorsi, il governo ha tagliato le accise prima di 20 centesimi al litro, poi ridotti a 10, e poi ancora a 5. Il calmiere è costato miliardi di euro alle casse pubbliche. E col debito pubblico stellare dell’Italia, non può essere prorogato all’infinito. Così, l’esecutivo pensa adesso alle cosiddette accise mobili, inventate dal governo Prodi nel 2008 e riformate da Meloni nel 2023. Si tratta sempre di un taglio delle accise, ma finanziato con l’aumento dell’Iva sul greggio rincarato. Una misura che, secondo il sito economico lavoce.info, potrebbe portare a un risparmio alla pompa da 7 a 10 centesimi al litro.

    “C’è il meccanismo delle accise mobili, quando entrerà in funzione lo valuteremo”, ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. “Ma al momento non le ho”, ha aggiunto. Per ora nessuno nel governo si sbilancia su quando si dovrà intervenire. Il problema delle accise mobili è che, a differenza del taglio secco, non sono un provvedimento immediato, che si vede subito alla pompa. Prima deve salire il prezzo del greggio, poi si deve incassare l’Iva in più, poi si possono ridurre le tasse sui carburanti. Questo limita l’efficacia del provvedimento, e lascia esposti per più tempo i cittadini ai rincari. In questa situazione di incertezza, il governo intende andare avanti con la riforma della rete dei distributori di carburante.

    Domani dovrebbe tenersi un Consiglio dei ministri, che dovrebbe varare un disegno di legge sulla concorrenza. Più di metà del provvedimento è dedicato alle pompe di benzina mentre nella bozza consultata dall’ANSA non c’e’ nessuna norma contro il telemarketing selvaggio. il Ddl prevede norme più rigide per i distributori, per far chiudere quelli vecchi e obsoleti e ridurre il numero di pompe, oggi eccessivo rispetto alle medie europee.

    Ma anche agevolazioni e incentivi (40 milioni all’anno dal 2028 al 2030) per riconvertire le stazioni all’elettrico e ai biocarburanti. L’obiettivo finale è migliorare la qualità della rete italiana di rifornimento, e si spera anche i prezzi. L’Italia ha oltre 22mila distributori, contro i 14mila della Germania e i 10mila della Francia. E solo il 5% delle stazioni di servizio italiane supera i 3,5 milioni di litri erogati all’anno, la media degli altri paesi europei. Stazioni così piccole non possono fare investimenti sulla qualità dei servizi. E soprattutto, non hanno le economie di scala per fare sconti alla clientela.

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA