Allarme Oms sull’Ebola in Congo, ’emergenza sanitaria globale’

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    Non è una pandemia, ma la nuova epidemia del virus Ebola che ha già ucciso decine di persone in Africa centrale, è “una emergenza sanitaria globale”. Lo ha stabilito l’Organizzazione mondiale della Sanità di fronte al diffondersi di un raro ceppo della malattia per il quale al momento non esistono né trattamenti né vaccini. Finora i decessi nella Repubblica Democratica del Congo sono stati 88, con 336 casi sospetti. Agli otto casi confermati in laboratorio stamattina s’è aggiunto a metà giornata il referto dell’Istituto congolese per la Ricerca biomedica che ha individuato un positivo nella città orientale di Goma, controllata dalla milizia M23 supportata dal Ruanda: si tratta di una donna, vedova di un uomo morto di Ebola a Bunia, che si era recata già infetta a Goma dopo il decesso del marito. Il virus in questione è il Bundibugyo, che causa tra i sintomi iniziali febbre, dolori muscolari, affaticamento, mal di testa e mal di gola, seguiti da vomito, diarrea, eruzioni cutanee e sanguinamento. Due casi sono stati confermati anche in Uganda, dove giovedì è morto un 59enne positivo al test.

     Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha espresso tutta la sua preoccupazione per il diffondersi della malattia: l’ente con sede a Ginevra ha dichiarato quindi il secondo livello di allerta più alto, superato solo da quello di ‘pandemia’. Ma la portata dell’epidemia resta incerta: “Esistono notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica”. Il rischio per la popolazione locale è alto: il vaccino esiste solo per il ceppo Zaire (identificato nel 1976) che ha un tasso di mortalità elevatissimo (tra il 60 e il 90%), dunque più del Bundibugyo (50%) scoperto solo nel 2007.

     Ma per quest’ultimo non esistono né vaccino né cura. Per questo anche Medici Senza Frontiere si sta preparando a una “risposta su larga scala”, perché la diffusione è “estremamente preoccupante”. “Abbiamo visto morire persone nelle ultime due settimane – ha detto Isaac Nyakulinda, un rappresentante locale della società civile contattato dalla France Presse – Non c’è un posto dove isolare i malati. Muoiono a casa e i loro corpi vengono maneggiati dai familiari”. Il virus dunque si diffonde rapidamente, ed è un problema grave in un Paese come la Repubblica Democratica del Congo, grande quasi otto volte l’Italia e con quasi il doppio degli abitanti, e dove spostare su infrastrutture carenti materiale medico è estremamente difficoltoso.

     Proprio la ‘mappa’ di questa nuova epidemia di Ebola – la 17° che colpisce lo Stato africano – è un elemento che la rende insidiosa: a quanto risulta alle autorità sanitarie, i casi sarebbero concentrati in aree isolate, e questo non aiuta neanche la ricerca scientifica perché pochi campioni sono stati analizzati in laboratorio. I numeri potrebbero essere persino superiori, perché l’Oms ha affermato che l’alto tasso di positività dei campioni iniziali, la conferma di casi in due Paesi e il crescente numero di segnalazioni di casi sospetti “indicano tutti un’epidemia potenzialmente molto più ampia di quella attualmente rilevata e segnalata, con un significativo rischio di diffusione a livello locale e regionale”. Il virus si diffonde da persona a persona attraverso i fluidi corporei o il contatto con il sangue di una persona infetta, che diventa contagiosa solo dopo aver manifestato i sintomi. Il periodo di incubazione può durare fino a 21 giorni.

     La precedente epidemia di Ebola nella regione, ricorda la Afp, si era verificata lo scorso agosto con almeno 34 morti prima che venisse dichiarata eradicata a dicembre. Nella più letale delle epidemie in Congo – quella tra il 2018 e il 2020 – sono morte quasi 2.300 persone. Negli ultimi 50 anni la malattia ha ucciso in Africa circa 15.000 persone. 
       

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