Addio a Peppino di Capri, il sognatore della rivoluzione twist

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    L’ultimo saluto domani, a pochi passi dalla sua piazzetta dove nel dopoguerra tutto era cominciato e un bambino di quattro anni incantava i soldati americani esibendosi al pianoforte: ne avrebbe compiuti 87 il prossimo 27 luglio Giuseppe Faiella, per il mondo Peppino di Capri, una carriera che ha sfiorato i sette decenni, due Sanremo vinti, un record di 15 partecipazioni e il premio dell’Ariston del 2023.

    Straordinario innovatore della canzone italiana prima ancora di essere un elegante chansonnier, Peppino era malato da tempo e la scorsa estate per l’ultima volta aveva intonato Champagne dalla platea della Certosa di San Giacomo. Il suo timbro vocale inconfondibile rimanderà per sempre al fascino dell’isola azzurra, alla magia dell’estate e dell’amore sotto una romantica ‘luna caprese’.

    Ha avuto la soddisfazione di essere omaggiato dal Grammy Museum, festeggiare 60 anni di carriera al San Carlo nel 2018, vedere la sua vita, anche privata (due mogli, l’iconica Roberta, l’amatissima Giuliana precocemente scomparsa, i figli Igor, Edoardo, Dario), diventare una fiction Rai dagli altissimi ascolti.

    “La sua canzone preferita era Il sognatore – dice all’ANSA Edoardo -. Ogni volta che la ascolto, non riesco a non rivederci lui, la sua anima, in quelle parole e quel ritornello dalla melodia malinconica”.

    Alla musica italiana, e al mito di Capri, Peppino ha dato tanto con la grandezza e la signorilità del vero musicista: nella memoria collettiva (basti pensare la sua ‘Saint Tropez’ nel Sorpasso di Dino Risi) gli anni ’60 non sarebbero gli stessi senza quella dolce rivoluzione tutta swing e twist. Canzoni come ‘Don’t Play that song’, ‘Nessuno al mondo’ , ‘Roberta’, hanno fatto da colonna sonora all’Italia spensierata che andava incontro al boom.

    Nel 1962 ‘Let’s twist again’ (il suo disco più venduto) comandò le classifiche per trentadue settimane. E leggenda vuole che il suo nome bello grosso in cartellone fu l’espediente degli impresari per vendere ancora più biglietti ai concerti italiani dei Beatles (1965). Ma soprattutto Peppino di Capri ha rinnovato la canzone napoletana anche tradizionale rendendola ‘cool’ e soprattutto ‘giovane’, prima che i giovani cominciassero a contare e contestare.

    La sua carriera certo ha conosciuto più fasi, ma sul piano dell’affetto del pubblico non ha mai rallentato, neppure quando la musica è cambiata. Basti pensare che con ‘Me chiamme ammore’ conquistò l’ultimo vero Festival di Napoli nel 1970, poi arrivarono le due vittoria Sanremo nel ’73 e nel ’76 (Un grande amore e niente più, Non lo faccio più). E di generazione in generazione le sue canzoni continuarono a far innamorare risuonando in migliaia di concerti, spettacoli televisivi, tourneé internazionali.

    “La sua lunga carriera rappresenta una testimonianza preziosa della vitalità della cultura popolare italiana e della capacità della nostra musica di raccontare al mondo emozioni, identità e memoria”, nota il Ministro della Cultura Alessandro Giuli. Il ministro del Turismo Gian Marco Mazzi annuncia: “Dedicheremo a lui il cammino per il riconoscimento della canzone napoletana a patrimonio dell’umanità perché proprio di quella canzone Peppino di Capri è massima espressione”.

    “Troveremo il giusto modo per ricordarne la memoria artistica”, promette il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Per il governatore Roberto Fico “la sua voce e il suo tocco inconfondibile al pianoforte hanno portato l’anima di Capri nel mondo”.

    Il sindaco di Capri Paolo Falco proclama il lutto cittadino e ricorda: “mia nonna paterna Elisabeth Rüdorf è stata la sua maestra di pianoforte”. Ed è a Capri quindi che il cerchio si è chiuso, nella bella villa familiare di Castiglione dove amava accogliere gli amici.

    Tutti i suoi colleghi e amici lo ricordano commossi: da Gianni Morandi (“Oggi la musica ha un silenzio in più”) a Massimo Ranieri (“Grande maestro per tutto quello che ci ha regalato”), da Caterina Caselli (“Per me un fratello solo un po’ più grande) a Orietta Berti (“Era un amico, perdiamo un grande artista”). Le esequie si terranno alle 17 nella chiesa di Santo Stefano, alle 13 la camera ardente in municipio. Secondo Depsa, uno dei suoi autori preferiti, tra i tanti successi composti e cantati a raccontarlo meglio è ‘il Sognatore’. E proprio il ritornello della canzone compare come sorta di testamento spirituale nei manifesti funebri affissi nelle viuzze di Capri.

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