Per la prima volta dopo quasi due settimane consecutive di raid statunitensi sull’Iran e di contrattacchi della Repubblica islamica sulle basi Usa nel Golfo la notte è trascorsa tranquilla nei cieli del Medio Oriente. Un segnale, forse, che il lavoro dei mediatori per far ripartire i negoziati sta funzionando visto che anche Donald Trump ammette che il dialogo è ripartito “sul serio” e, in attesa di incontrare martedì Benjamin Netanyahu, prende tempo su una ripresa dei bombardamenti su larga scala. Si accende però un altro fronte di storici nemici, quello tra i ribelli Houthi e l’Arabia Saudita con il rischio di far ripiombare lo Yemen nella guerra civile.
I miliziani alleati dell’Iran hanno annunciato, in risposta al fatto che ieri Riad aveva colpito obiettivi degli Houthi nello Yemen, di aver lanciato nella notte raffiche di missili e droni contro gli impianti petroliferi Aramco dell’Arabia Saudita a Jizan e Yanbu. Un video diffuso sui social media mostra nuvole scure che si alzano sopra una raffineria di proprietà di Aramco dopo che una batteria terra-aria gestita da personale greco in Arabia Saudita ha annunciato di aver abbattuto due missili balistici e, successivamente, un drone lanciato dallo Yemen. Yanbu è il principale porto petrolifero dell’Arabia Saudita sul Mar Rosso, dove vengono caricati milioni di barili al giorno, ed è diventato la principale via di esportazione del petrolio saudita, aggirando lo Stretto di Hormuz, che è stato bloccato dall’Iran. Jizan, situata sul Mar Rosso vicino al confine con lo Yemen, ospita una raffineria con una capacità di 400.000 barili al giorno. Facile dunque capire come l’intensificarsi dello scontro tra Houthi e sauditi possa avere ripercussioni economiche mondiali facendo ulteriormente schizzare il prezzo del barile. Per tenere a bada i ribelli, l’aviazione del governo yemenita, riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dall’Arabia Saudita, ha effettuato attacchi aerei contro siti di lancio di missili e droni dei ribelli e depositi di armi nelle province di Marib e al-Jawf, secondo quanto riferito da funzionari yemeniti a Reuters che rivelano che entrambe le parti coinvolte nella guerra civile yemenita stanno mobilitando le forze lungo il fronte.
L’Arabia Saudita guida da oltre un decennio una coalizione araba che combatte contro gli Houthi, da quando i combattenti allineati con l’Iran hanno conquistato la capitale yemenita Sanaa e vaste aree del territorio nel nord e nell’ovest del Paese, compresa la costa del Mar Rosso. Gli attacchi incrociati degli ultimi giorni mettono a rischio la tregua, siglata nel 2022 sotto l’egida dell’Onu che mise fine alla guerra civile yemenita, durante la quale centinaia di migliaia di persone sono morte a causa dei combattimenti e della carestia. La speranza è che la diplomazia, e i calcoli economici, prevalgano sulla ‘modalità vendetta’ che anima nelle ultime settimane Donald Trump. “L’Iran non può possedere un’arma nucleare”, ha ribadito ieri alle cena dei corrispondenti il presidente Usa smorzando però i toni bellicosi. “Ci stiamo parlando proprio ora. Vorrebbero tanto raggiungere un accordo. Non credo che siano pronti ma sono disposto ad ascoltare”, ha concesso mentre martedì si prepara ad accogliere nello studio ovale l’amico e alleato Netanyahu, che fa buon viso a cattivo gioco al cessate il fuoco. Ynet rivela che Israele si aspettava un massiccio attacco Usa contro l’Iran nella notte salvo poi capire che il tycoon aveva preferito concedere altro tempo ai negoziati. E a Washington è in arrivo anche Volodymyr Zelensky che, nella guerra contro Mosca, ha incrociato anche il conflitto mediorientale: “Abbiamo colpito nel Mar Caspio navi utilizzate per il trasporto di materiale bellico destinato all’Iran, nonché una nave da guerra”, ha annunciato il leader ucraino.
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