Fischi a San Siro, il Milan perde ancora: Champions a rischio

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    E’ psicodramma Milan che per un’ora e un quarto subisce il gioco e i gol dell’Atalanta. Poi si risveglia nel finale cercando un pari all’arrembaggio che però non arriva. Un’altra sconfitta per la squadra di Allegri, ko 3-2 e sono fischi a San Siro, con la Champions ora in bilico. Sette punti nelle ultime otto partite, cinque gol subiti nelle ultime due gare. Numeri impietosi che devono far riflettere, senza aggrapparsi troppo alla reazione nel finale. I rossoneri scivolano al quarto posto, superati dalla Juventus, a 67 punti come la Roma, con il Como distante solo due lunghezze. Una situazione complicatissima per il futuro del Milan, mentre la Cuva Sud contesta il club e chiede ‘la testa’ di Giorgio Furlani che “resta caparbiamente in piedi sulle macerie del suo fallimento sportivo”. Serviva una ‘risposta importante’ come auspicato da Igli Tare, invece il Milan esce sconfitto. Bastano infatti 7′ all’Atalanta per sbloccare la partita e far cadere il gelo su uno stadio rovente per la contestazione. Pallone vagante in area di rigore rossonera, i difensori con contrastano con la giusta cattiveria e ne approfitta Ederson calciando nell’angolino a sinistra di Maignan.

    Il Milan subisce e non reagisce. E’ bravo il portiere rossonero a respingere il tentativo di Krstovic mentre il resto della squadra è fermo, quasi apatico. Così al 29′ arriva anche il raddoppio della squadra di Palladino, Zappacosta servito da Krstovic riesce ad anticipare Gabbia e firma il 2-0. Mentre la Dea si impone, il Milan non entra nell’area di rigore avversaria tanto che fino alla mezzora non si registrano tocchi da parte dei rossoneri in quella zona di campo. Numeri impietosi per una squadra che avrebbe dovuto fare la partita per riscattare la pessima prestazione di Reggio Emilia. Invece i problemi dell’attacco restano e la difesa crolla. La prima vera conclusione in porta da posizione regolare del Milan arriva al 36′ con la clamorosa occasione sciupata da Leao. Il portoghese, titolare per il forfait di Pulisic per un problema fisico, da due passi dalla porta, calcia addosso a Carnesecchi. Una chance da non sbagliare ma Leao tradisce ancora i suoi tifosi. Il Milan sconsolato va verso gli spogliatoi nella pioggia di fischi dei 73 mila tifosi a San Siro. Ad inizio ripresa Allegri le prova tutte e inserisce Nkunku per Loftus Cheek. Ma è ancora l’Atalanta a fare la partita. E al 6′ cala il tris con un gran gol di Raspadori. Palla persa dal Milan e gran botta all’incrocio per il nerazzurro. Il dramma è totale per i rossoneri. La Curva Sud lascia lo stadio in segno di protesta.

    Allegri cambia ancora, richiama Leao ancora una volta non incisivo, lontano dalla prestazione da leader che gli viene chiesta. San Siro lo accompagna in panchina con una pioggia di fischi assordanti. Nel secondo tempo Nkunku cerca di mettersi in mostra e tra tanti errori almeno dimostra una volontà rara per i compagni di reparto. Colpisce la traversa alla mezzora della ripresa, poi Fullkrug insacca ma il fuorigioco. Al 43′ arriva la rete di Pavlovic, di testa, questa volta regolare. E in pieno recupero, al 47′, De Roon aggancia Nkunku in area. Rigore confermato dal Var e realizzato da Nkunku. San Siro spera nell’incredibile sfiorato di testa da Gabbia, ma è una speranza vana. La frenesia non compensa gli zero punti conquistati e contro il Genoa nella prossima partita non ci saranno Leao, Estupianan e Saelemaekers perché ammoniti da diffidati. Altri problemi nel tunnel da incubo del Milan.

    LA VIGILIA

    Palladino vuol tenersi l’Atalanta, “ambiziosa e a mia immagine’ Il tecnico sull’eventuale rinnovo, non ho ancora ricevuto segnali ma qui sto benissimo “Il mio desiderio è costruire insieme alla società un’Atalanta più forte e ambiziosa, a mio immagine e somiglianza”.

    La vigilia dell’incrocio col Milan e la zona Champions, per Raffaele Palladino, è una dichiarazione d’intenti oltre i rumors sul prolungamento del contratto, in scadenza a giugno 2027: “Finora non ho ricevuto segnali ma a Bergamo sto benissimo e ricevo tanto calore. Un mese fa la società, anche privatamente, ha speso belle parole per me. Voglio aprire un nuovo ciclo, che i tifosi si meritano”, ha spiegato l’uomo in panchina, subentrato il 10 novembre scorso a Ivan Juric.


    Dribblate le voci sul mercato dei ds, che dopo le smentite societarie sul ritorno di Giovanni Sartori da Bologna ultimamente riguardano Cristiano Giuntoli, e anche sull’eventuale nuovo tecnico per cui circolano i nomi di Thiago Motta o Vincenzo Italiano, Palladino sottolinea il suo percorso da traghettatore. “L’ultimo mese ha sporcato un po’ i primi cinque ma sono orgoglioso di poter competere per un posto in Europa dopo essere risalito dal 13/o al settimo posto – ha rivendicato -. Ultimamente il dispendio di energie ci ha fatto mancare sul piano dell’ultimo passaggio e della finalizzazione: non è facile dover fare a meno dei 28 gol di Retegui e dei 15 di Lookman. Alle prestazioni non sono seguiti i risultati, ma siamo usciti dalla Champions col Bayern agli ottavi dopo la notte magica col Borussia Dortmund, mancando la finale di Coppa Italia ai rigori”.


    Se la Lazio dovesse conquistare il trofeo nazionale, il settimo posto taglierebbe fuori i bergamaschi dall’Europa, pesando sul futuro e sulle scelte. “Sono cinque mesi che faccio valutazioni. La squadra non è stata costruita da me. Dipenderà molto se faremo le coppe o no – ammette Palladino -. Sceglierò i giocatori sulla base di chi mi ha dato di più, chi di meno, dei giovani che abbiamo saputo valorizzare già quest’anno”.

    Massimiliano Allegri cerca intanto di traghettare il Milan verso l’Europa delle grandi, affrontando le ultime tre decisive partite nel momento peggiore di tutta la stagione per i rossoneri.

    La sconfitta contro il Sassuolo ha messo in dubbio molto del futuro del Milan. Tanti credono che senza Champions, Allegri potrebbe lasciare la panchina di San Siro magari cedendo alle lusinghe della Nazionale. “Questo è un problema che non mi sono posto, anche perché quando ci sono cerco di risolverli. In questo momento qui la cosa più importante è il Milan, le prossime partite e il prossimo anno. Abbiamo lavorato dieci mesi con grande attenzione e dedizione – ha spiegato il tecnico in conferenza -, dobbiamo avere rispetto di tutte le persone che si mettono a nostra disposizione per farci rendere al meglio. Ad altro non ho pensato perché il mio obiettivo è rimanere al Milan il più a lungo possibile”.

    Senza Champions però servirà una profonda riflessione. Sicuramente sarebbe la certificazione di un fallimento. Ma in questo momento Allegri vuole pensare positivo anche se la classifica è corta e non si può più sbagliare. “Non sono preoccupato – assicura – bisogna vedere le cose in maniera positiva, abbiamo il destino nelle nostre mani. Abbiamo la grossa responsabilità di portare il Milan in Champions: dobbiamo fare tutto il possibile perché succeda. Contro l’Atalanta è decisiva perché siamo alla fine e ne mancano tre. Inizia un mini-campionato di tre partite, va vista in questo modo: abbiamo 3 punti di vantaggio. Se facciamo i risultati, andremo in Champions, sennò non ce lo saremo meritati”.

    Ora i nerazzurri a San Siro, poi l’ostica trasferta di Genova e infine all’ultima di campionato il Cagliari in casa. Ma la speranza dei tifosi è di chiudere prima la pratica per evitare di arrivare all’ultimo respiro. Ma sono tre sfide decisive che determineranno molto dell’assetto del Milan della prossima stagione.

    “La dirigenza? Al di là dei confronti dove ognuno dice giustamente la sua e non tutti possiamo essere d’accordo, tutti abbiamo l’obiettivo di arrivare in Champions. Non sono mai stato da solo, l’importante è che tutti lavorino per il club Milan. Quest’anno se riuscissimo a entrare nelle prime quattro, e capisco che il Milan deve sempre avere l’ambizione di vincere, vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro – ha concluso Allegri – e c’è una buona base per migliorare l’anno prossimo. Se il Milan arriverà sesto, vuol dire che ci siamo meritati di arrivare sesti”.

    Anche l’Atalanta fatica ad avere continuità di prestazione ma un’altra gara al di sotto delle aspettative scatenerebbe la rabbia dei tifosi e la pioggia di fischi sarà certa. “Fino a ora c’è solo da ringraziare i tifosi, dal 17 agosto ci sono stati vicini e lo stadio è sempre stato pieno. Abbiamo sempre sentito il loro supporto e lo faranno anche ora in un momento decisivo della stagione”, la richiesta di Allegri. Tre partite che valgono un’intera stagione e gran parte della prossima

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