n Bulgaria Radev, euroscettico e filorusso, verso il trionfo

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    L’ex presidente divenuto tribuno contro la corruzione, considerato filo-russo e anche euroscettico, Rumen Radev, va come previsto verso la vittoria in Bulgaria, al voto per l’ottava volta in cinque anni. Anzi, verso un trionfo, se sarà confermato il risultato parziale dello spoglio, al 65%, che gli attribuisce la maggioranza assoluta dei 240 seggi del Parlamento monocameral bulgaro, consentendogli di non allearsi con nessuno, contrariamente a quanto facevano presumere gli exit poll, che davano anche in bilico il partito socialista, che invece non ce la fa a superare lo sbarramento del 4%.

    Rumen Radev

    Un risultato che sarebbe una svolta, se non decisiva sostanziale, nella vita politica del Paese balcanico. Per la prima volta il partito conservatore Gerb dello storico ‘dominus’ Boyko Borissov è crollato, piazzandosi secondo con il 15,4%: meno della metà dei voti andati al neocostituito ‘Bulgaria progressista’ di Radev che con solo il 45,9% otterrebbe, in base al sistema di attribuzione, la maggioranza assoluta. In gennaio Radev, ex top gun ed ex comandante dell’aeronautica, 62 anni, in un atto senza precedenti, annunciò le sue dimissioni dalla presidenza e dichiarò di voler scendere in campo per “distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del Paese” grazie, secondo lui, ai governi conservatori del Gerb, con la tacita complicità del partito della minoranza turca (Dps). Partiti con i quali ha detto di non voler avere niente a che fare se anche non avesse superato il 50%. Se gli slogan programmatici anti corruzione e anti oligarchi sono ben chiari sul piano nazionale, non lo sono altrettanto le posizioni in politica estera. Radev da presidente aveva chiesto, senza ottenerlo dal Parlamento, un referendum sull’entrata della Bulgaria nell’euro in quanto “prematura”.

    Bulgaria al voto

    Sull’Ucraina Radev, ex comandante dell’aeronautica militare, pare assai cauto: sì, “la Russia è un aggressore”, ha sempre ammesso, ma la questione va risolta “non con le armi ma con la diplomazia”. Nei giorni scorsi è stato più chiaro e categorico: “Non si deve prestare aiuto militare e finanziario all’Ucraina. Non sono filorusso, ho una posizione filobulgara, cioè realistica. Su Kiev, si stanno prendendo decisioni avventate, che non tengono conto delle conseguenze. Questo sta portando la Bulgaria e l’Ue verso una crisi”. Per queste sue posizioni diversi osservatori in Bulgaria e all’estero lo hanno definito “filorusso ed euroscettico”, addirittura un potenziale “nuovo Orbán”, definizioni eccessive secondo altri analisti. In base al conteggio ancora in corso, il partito conservatore Gerb otterrebbe il 13,1%, un crollo senza precedenti dopo aver governato nel passato il Paese per oltre 10 anni, e una batosta per il suo leader storico Borissov.

     In parlamento, secondo Trend, entrano anche i liberali, il più europeista fra i partiti bulgari, con l’11,4% dei voti, il partito della minoranza turca Dps con 6,0% dei voti e i nazionalisti di ‘Vazrazhdane’ (‘Rinascita) con il 5,1% dei voti. L’ennesimo voto anticipato in Bulgaria si è tenuto in una situazione di stallo economico e malessere sociale per il galoppante carovita dopo l’introduzione dell’euro all’inizio dell’anno. L’ultima delle crisi parlamentari susseguitesi in Bulgaria negli ultimi anni, è scoppiata nel dicembre scorso, quando le proteste di massa in tutto il Paese contro il governo, accusato di corruzione e collusioni con ambienti mafiosi, costrinsero il premier Rossen Zhelyazkov e il suo governo a gettare la spugna. Esponente del Gerb, Zhelyazkov guidava una coalizione con socialisti e populisti dell’Itn, tre partiti storicamente rivali tra di loro.

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