Congelare le linee del fronte, concordare un cessate il fuoco e avviare presto dei negoziati ai quali l’Europa dovrà partecipare. Il vertice di Londra tra Volodymyr Zelensky, Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz potrebbe segnare un parziale punto di svolta nel conflitto in Ucraina. Mai come in questo momento il leader di Kiev si è detto pronto a sedersi al tavolo con Vladimir Putin, forte di una posizione che, dal punto di vista militare, non lo vede più un semplice bersaglio del Cremlino. Ma l’incontro di Londra ha avuto un altro tema cruciale sul tavolo: la partecipazione dell’Europa ai colloqui. Con un’idea che potrebbe farsi spazio nelle prossime settimane: che a rappresentare il vecchio continente sia proprio lo stesso formato E3 riunito domenica a Downing Street con Zelensky.
In un’intervista a Sky News il presidente ucraino ha anticipato i principali dossier del vertice: in primis il rafforzamento della difesa aerea e l’aumento della pressione su Mosca, in stretto coordinamento con Kiev. “Ma soprattutto” – ha puntualizzato Zelensky, “dobbiamo capire chi rappresenterà l’Europa nei negoziati se ci saranno, e io voglio che l’Europa sia coinvolta, perché per noi è molto importante”. E’ in questo contesto che si inserisce il dibattito su chi, eventualmente, rappresenterà l’Europa nei colloqui con la Russia. A Bruxelles da tempo è in corso un totonomi che, ciclicamente, ha visto in pole ora Mario Draghi, ora Angela Merkel, ora qualche altro ex presidente come il finlandese Sauli Niniisto. L’accelerazione degli ultimi giorni di Starmer, Macron e Merz – il presidente francese ha indetto una nuova riunione dei Volenterosi il 14 luglio a Parigi – non è tuttavia passata inosservata. Anche dal punto di vista di Bruxelles, non si può più escludere che, alla fine, al tavolo dei negoziati a sedersi siano proprio i leader di Regno Unito, Francia e Germania, con il beneplacito di Kiev.
Il vertice di Londra ha segnato inoltre l’attuale distanza di Donald Trump dal conflitto in Ucraina e dalla costruzione della pace. “Io sono pronto a qualsiasi formato nei colloqui, con gli americani, con gli americani e gli europei, meglio anche con gli europei”, ha sottolineato Zelensky, derubricando ogni riferimento giunto dal Cremlino al vertice del 15 agosto scorso di Anchorage tra il presidente statunitense e Putin. “Mosca non può decidere senza di noi, senza il nostro popolo”, ha sottolineato, rimarcando come “Putin deve rispondere alla mia lettera aperta perché la sua società vive in un mondo fantastico in cui non c’è stato alcun attacco, in cui non si tratta di una guerra d’aggressione. In cui non è una cosa seria”.
Sul piano del terreno, Zelensky si è mostrato pronto a concessioni a stento ipotizzabili una manciata di mesi fa: non certo la cessione del Donbass ma il congelamento della linea del fronte come base negoziale. “E’ la via più rapida” per arrivarci, “ma noi vogliamo fermare la guerra in modo che non possa riprendere”, ha spiegato Zelensky confermando quanto anticipato dal Financial Times: il mese scorso il presidente ucraino ha incontrato a Kiev l’ex presidente del Chelsea Roman Abramovich, e gli ha chiesto di portare il suo messaggio a Putin. “Mi ha detto che portava un messaggio per me e che voleva prendere un mio messaggio e portarlo a Putin. Ma questo doveva svolgersi in maniera riservata, senza nessuna pubblicità. Io dissi che per me non c’era problema”, ha raccontato Zelensky.
“Manteniamo contatti sia pubblici sia privati con il regime di Kiev”, ha in qualche modo confermato anche il Cremlino, attraverso il consigliere presidenziale Yuri Ushakov.
Nel frattempo il leader di Kiev ha posto l’accento sull’attuale postura militare dell’Ucraina, pronta e capace di rispondere colpo su colpo alla Russia. Solo il piano della difesa aerea continua a presentare fragilità e su questo l’Ucraina vuole continuare a contare sull’apporto dell’Occidente e della Nato. Ma “non moriremo in silenzio. Diventeremo ogni giorno più forti, riporteremo la guerra sul loro territorio”, è stato l’avvertimento lanciato a Mosca da Zelensky.
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