Un altro tram esce dai binari a Milano, terzo incidente in dieci giorni

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    Ancora un tram che esce dai binari a Milano, il terzo episodio in dieci giorni. Casi diversi e, allo stato, senza collegamenti e soprattutto gli ultimi due senza feriti, a differenza della tragedia avvenuta il 27 febbraio, quando il numero 9, quasi alla velocità massima di 50 km/h, è deragliato finendo contro un palazzo in viale Vittorio Veneto, causando due morti, Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, e una cinquantina di feriti.

    Mentre le indagini della Procura di Milano e della Polizia Locale devono ricostruire se si sia trattato di un “errore umano” – per un malore del conducente o per una sua distrazione, tanto che sono iniziate pure le analisi sul suo cellulare – o di un “guasto tecnico” oppure di un mix di “concause”, stamattina si è verificato un altro incidente. La carrozza centrale di un tram “Sirio” della linea 15 è uscita dai binari a Rozzano, Comune alle porte di Milano. Era appena ripartito da una fermata e si muoveva a bassa velocità. Nessun ferito, come nel caso del “Jumbo” della linea 12 che la sera del 7 marzo, rientrando in deposito, è uscito dalle rotaie a causa di un bullone sul binario, vicino alla stazione Centrale. I tecnici dell’Atm (l’azienda dei trasporti milanesi) sono al lavoro per stabilire cosa sia accaduto questa mattina. Nel frattempo, nell’inchiesta sul Tramlink, il mezzo di ultima generazione che si è schiantato dieci giorni fa, coordinata dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, ha preso il via l’analisi della copia forense dello smartphone del tranviere, al momento l’unico indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni, tutte ipotesi colpose.

    “Escludiamo che la causa dell’incidente possa essere stata un malore del conducente dovuto a sincope vasovagale”, ha affermato l’avvocato Stefano Benvenuto, legale di Flores Calderon, rimasta ferita mentre il compagno Ferdinando, con cui voleva sposarsi, è morto, dopo essere stato sbalzato fuori dal convoglio. L’autista 60enne ha messo a verbale di aver perso il controllo del mezzo dopo aver visto “tutto nero” per qualche secondo per via di una brutta botta all’alluce del piede sinistro (documentata dagli accertamenti medici) presa mentre, alcune fermate prima, stava caricando una sedia a rotelle. Stando ad un parere del consulente dell’avvocato Benvenuto, il dottor Massimo Rovati, però, il tempo “intercorso tra il colpo e il mancamento è troppo ampio” per confermare l’ipotesi della sincope. Il tram quel pomeriggio saltò una fermata e arrivò troppo veloce nel punto in cui il binario girava a sinistra. Il conducente non attivò la deviazione per farlo proseguire diritto, come avrebbe dovuto, e per questo il 9 deragliò. Intanto, arriva la conferma che la telecamera installata per inquadrare il guidatore era spenta per via delle norme che tutelano i lavoratori mentre sono in servizio.

    Nei prossimi giorni la Procura, diretta da Marcello Viola, disporrà gli accertamenti irripetibili sulla “scatola nera”, eventualmente allargando il campo degli indagati, tra i responsabili della sicurezza, a garanzia per tutte le analisi da svolgere con la presenza di consulenti. Al momento, non sono venuti a galla problemi tecnici evidenti e si sa, comunque, che non è scattata la frenata d’emergenza prevista dal sistema di sicurezza cosiddetto “a uomo morto”. Sempre a breve prenderà il via la consulenza cinematica per ricostruire l’incidente, affidata all’ingegnere Fabrizio D’Errico. In Procura si sta valutando se procedere, anche in questo caso, con accertamenti non ripetibili e, quindi, coinvolgendo tutti i legali, anche quelli delle vittime e dei feriti, e i loro esperti.

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