Il lavoro incessante dei soccorritori ucraini non ha potuto molto contro le tragiche conseguenze del micidiale attacco russo che la notte del 2 luglio si è abbattuto su Kiev. Dopo quasi due giorni a scavare senza sosta sotto le macerie, i servizi di emergenza hanno contato 30 morti per la pioggia di droni e missili che ha lasciato sotto shock la capitale. E di male in peggio, in serata arriva la rivendicazione russa di aver conquistato la roccaforte di Kostyantynivka, il più meridionale degli insediamenti chiave che formano una linea difensiva fondamentale per gli ucraini nel Donetsk: “Il regime di Kiev considerava un’area fortificata inespugnabile, ma grazie all’eroismo delle nostre truppe, è stata ora completamente liberata”, ha esultato Dmitry Peskov. L’annuncio del portavoce del Cremlino è una doccia fredda al termine di una giornata che ha visto i raid russi martellare incessantemente le regioni ucraine: a Sumy, nel nordest dell’Ucraina al confine con la Russia, un attacco ha incendiato un’abitazione e ucciso quattro persone, tra cui una bambina piccola. E mentre si scrutano i cieli di Mosca per timore della vendetta giurata da Volodymyr Zelensky, attacchi ucraini hanno colpito in Russia e nei territori ucraini occupati, provocando cinque morti in un bombardamento su un mercato a Tokmak, nella Zaporizhzhia occupata, secondo quanto denunciato dalle autorità fedeli a Putin.
“Questo è un attacco contro persone che erano venute a comprare generi alimentari”, ha denunciato il governatore filorusso Yevgeny Balitsky, dopo che in precedenza aveva riferito di altre tre persone uccise in attacchi separati nella regione. Altre due persone sono morte in attacchi nelle regioni russe occidentali di Belgorod e Bryansk. E nel corso della giornata, gli attacchi ucraini sono tornati a colpire in Crimea, dove lo stato maggiore ha rivendicato di aver colpito un ponte ferroviario. E per la seconda volta in una settimana, sono stati colpiti aerei da combattimento presso l’aeroporto di Saki e preso di mira gli hangar dell’aeroporto di Hvardiiske, nella penisola occupata. Dall’altra parte del fronte, l’Ucraina ha subito la violenza degli invasori a Sumy e anche nella regione di Dnipropetrovsk, dove sono stati lanciati almeno 50 attacchi con un bilancio di tre morti e 12 feriti, tra cui due bambini. A Zaporizhzhia, un raid con una bomba aerea guidata Kab ha colpito uno stabilimento industriale provocando un morto e diversi feriti, secondo quanto riferito dalle autorità. L’annuncio della conquista di Kostyantynivka segue l’annuncio in giornata della caduta dell’insediamento di Oleksandrivka nel Dnipropetrovsk. E sembra mettere fine a un periodo di relativo stallo che si registrava sul terreno: secondo un’analisi dell’Afp basata sui dati del think tank statunitense Isw, a giugno il fronte in Ucraina è rimasto sostanzialmente invariato, confermando il trend negativo di avanzata russa registrato negli ultimi mesi: secondo i dati, il guadagno territoriale netto dei russi è stato di appena 30 chilometri nella regione nordorientale di Kharkiv.
L’esercito ucraino, dal canto suo, il mese scorso ha guadagnato 11 chilometri quadrati a sud, nella regione di Zaporizhzhia e 18 chilometri quadrati nella regione di Dnipropetrovsk (centro-est). Dopo aver perso il controllo di 403 chilometri quadrati tra aprile e maggio, la presa di Kostyantynivka, se confermata, potrebbe galvanizzare le forze russe e offrire una testa di ponte nella “cintura delle fortezze” dell’Ucraina, da tempo ambita dal Cremlino, aprendo la strada verso le città di Kramatorsk e Sloviansk. La conquista dell’intero Donetsk resta infatti l’obiettivo primario per Vladimir Putin, ma l’Ucraina controlla ancora circa un quinto della regione dopo oltre quattro anni di combattimenti. E un’ulteriore avanzata verso nord potrebbe rivelarsi lenta e sanguinosa come i casi precedenti, primi tra tutti gli assedi Pokrovsk e Avdiivka. In ogni caso, l’annuncio porta forza allo zar nelle sue rivendicazioni sul piano diplomatico, mentre il negoziato attende con ansia di rivitalizzarsi, sperando in un rinnovato interesse da parte dei mediatori statunitensi dopo il cessate il fuoco con l’Iran.
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