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Trump scuote l’Epc ma Merz avvisa, ‘non rinuncio a lavorare con lui’

L’ombra di Donald Trump rischia di oscurare il summit della Comunità Politica Europea. Mentre i leader europei – più il premier canadese Mark Carney, ospite d’eccezione – iniziano il loro viaggio verso Erevan, per partecipare alla cena di gala informale pre vertice, il tycoon infatti ha deciso di alzare il tiro contro la Germania, promettendo tagli alle truppe Usa ben superiori alle 5mila unità. Il che sarebbe un colpo ancora più duro alla deterrenza Nato.

Il cancelliere Friedrich Merz, in un’intervista all’emittente pubblica Ard, ha però dichiarato di non voler “rinunciare” alla collaborazione con il presidente statunitense, nonostante le divergenze, né “a lavorare sulle relazioni transatlantiche”.

Anche il Donald europeo – ovvero il premier polacco Tusk – si era adoperato per calmare gli animi. “Il vertice Epc deve lanciare un segnale chiaro: i legami transatlantici e l’amicizia tra Europa e Stati Uniti sono una nostra responsabilità comune, non c’è alternativa”. Ma interrogato sulla possibilità che i piani statunitensi di ridurre la presenza militare in Germania avessero a che fare con la disputa tra i due sull’Iran, Merz ha risposto in modo netto: “Non c’è alcun collegamento”.

Scorrendo la lista dei presenti s’intravedono diversi dettagli. Di Carney s’è detto. Dopo il discorso di Davos è diventato l’anti-Trump, galvanizzando chi si oppone alla distruzione del mondo basato sulle regole soprattutto per la proposta di creare una sorta di lega delle “potenze medie” (al grido di “se non sei seduto al tavolo sei nel menù”). Manca invece il turco Recep Tayyip Erdoğan, che ha inviato al suo posto il vice Cevdet YÕlmaz.

Visti i trascorsi con l’Armenia, non è stato giudicato opportuno, soprattutto alla luce del forfait dell’azero Ilham Aliyev. Che ha giudicato la sua presenza a Erevan prematura poiché la firma dell’accordo di pace non è stata ancora siglata — e questo spiega anche perché Giorgia Meloni si recherà a Baku al termine del vertice, nel quadro della strategia di Roma di rafforzare la sicurezza energetica del Paese sull’onda della crisi in Iran. Poi c’è, in presenza, Volodymyr Zelensky, sempre misterioso sino all’ultimo sui suoi spostamenti.

Per lui una girandola di bilaterali, compreso con lo slovacco Robert Fico, col quale è in corso una sorta di disgelo, tanto più che l’ex compare di Viktor Orban avrebbe fatto cadere l’opposizione all’ingresso di Kiev nell’Ue. Sul tavolo, ricorda il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, co-organizzatore della Epc, “sicurezza e resilienza collettiva”. I leader si trovano stretti fra la guerra in Ucraina, che non trova fine e vede il disimpegno degli Usa, e quella in Iran, dove aleggia lo spettro di nuovi attacchi israelo-americani, con la conseguente chiusura sine die dello stretto di Hormuz.

Il carico di Trump sull’Europa è sempre più pesante, dato che oltre alle truppe il capo della Casa Bianca ha tagliato pure il piano di dispiegamento dei missili a lungo raggio pattuito da Olaf Scholz con Joe Biden, proprio per aumentare la deterrenza su Mosca e per dare tempo all’Europa di dotarsi di Tomahawk blustellati. “Torniamo sempre allo stesso punto: dobbiamo accelerare sulla difesa europea”, confida un alto funzionario di Bruxelles.

Tra gli europei ci sono due fazioni: chi vorrebbe alzare la voce con gli Usa, frustrati da troppe giravolte, e chi, come la Polonia, non vuole rischiare ulteriori ritorsioni sulla sicurezza, tallone d’Achille del Vecchio Mondo — l’Italia fa parte del secondo schieramento. In questo contesto, la parola d’ordine per l’Europa – e di ogni singolo Stato membro – è “diversificare”. Meloni con Aliyev “approfondirà” le modalità per consolidare le relazioni bilaterali lavorando sulla “qualità” del partenariato lungo tutta la filiera energetica, senza però dimenticare le prospettive di stabilizzazione dell’area (appunto la pace tra Azerbaigian e Armenia), passando per il progressivo rafforzamento delle relazioni politiche ed economiche tra Baku e Bruxelles, cui l’Italia fornisce “un fermo sostegno”.

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