La guerra del Golfo ha vissuto un’ennesima e drammatica giornata, con la comunità internazionale sospesa sull’ultimatum di Donald Trump a Teheran per Hormuz. Una serie di raid sulle infrastrutture civili iraniane, come ponti e autostrade, è scattata diverse ore prima della deadline posta dal presidente americano. “Un’intera civiltà morirà stanotte, non vorrei ma è probabile”, ha rincarato in seguito il commander in chief con un post su Truth dai toni apocalittici, per dare un ultimo avviso agli ayatollah.
Una minaccia al popolo iraniano che il Papa ha definito “inaccettabile”. “Qui ci sono questioni certamente di diritto internazionale ma molto di più. E’ una questione morale per il bene del popolo intero. Vorrei invitare tutti a pensare nel cuore veramente di tanti innocenti, tanti bambini, tanti anziani, totalmente innocenti, che sarebbero anche loro vittime di questa escalation”, è l’accorato appello di Leone XIV.
Le bombe di Israele e Stati Uniti sono tornate a cadere sull’isola di Kharg e sulla città di Qoms, dove si starebbe curando un Mojtaba Khamenei ormai “in stato di incoscienza” secondo l’intelligence di Tel Aviv. La Casa Bianca ha negato di considerare l’opzione arma atomica, ma gli ultimi segnali rischiano comunque di destabilizzare ulteriormente l’economia globale, se si guarda anche al proclama dei Pasradan: “la moderazione è finita” e se gli americani e i loro alleati “superano le linee rosse vi colpiremo privandovi per anni del petrolio e del gas della regione”.
“Possiamo distruggere l’Iran in una notte”, aveva minacciato Trump dopo aver dato tempo alla teocrazia per riaprire lo Stretto di Hormuz entro le 2 italiane di mercoledì. Nel frattempo i caccia americani e dell’Idf si sono alzati in volo per colpire target specifici in territorio iraniano. Le autorità locali hanno segnalato raid su un’importante autostrada che collega la città di Tabriz a Teheran e che è stata chiusa.
Ancora, attacchi alle linee ferroviarie, con tutti i treni da e per Mashhad, seconda città del Paese, cancellati per precauzione dopo un avvertimento israeliano che esortava i civili a non viaggiare su rotaie. Nel mirino sono finiti due ponti, a Kashan e vicino alla città santa di Qoms. Le bombe hanno investito Kharg per la seconda volta dall’inizio della guerra, che avrebbero colpito solo obiettivi militari e non la logistica dell’export del petrolio.
Benyamin Netanyahu, commentando gli ultimi attacchi, ha riferito che i ponti e le ferrovie erano utilizzati dalle Guardie Rivoluzionare “per trasportare materie prime per armi, armamenti e i loro operativi che attaccano noi, gli Stati Uniti e altri Paesi della regione”. Non c’è stata nessuna azione mirata contro la popolazione, ha puntualizzato, come a voler confermare che si è trattato di un ultimo avvertimento ai mullah prima di “scatenare l’inferno” evocato dal Trump, ossia la distruzione della rete di approvvigionamento energetico dell’Iran.
Il presidente americano, mentre le lancette del countdown continuavano a correre, è arrivato ad immaginare la distruzione di “un’intera civiltà”. Ma nel consueto lessico che alterna brutalità e messaggi concilianti il tycoon ha lasciato aperto uno spiraglio: “Ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale – in cui prevalgono menti diverse, più acute e meno radicalizzate – forse potrebbe accadere qualcosa di meraviglioso e rivoluzionario”.
In effetti la diplomazia, anche in questa fase critica, non si è interrotta. JD Vance ha detto che si sarebbero tenuti “molti negoziati” prima della scadenza dell’ultimatum e fonti pakistane hanno confermato il “duro lavoro” della leadership di Islamabad per ottenere una “svolta”. Gli stessi media statali di Teheran, dando conto di un’interruzione dei messaggi diretti con Washington, hanno fatto sapere che i contatti indiretti sono proseguiti. Infine, fonti americane e israeliane interpellate da Axios, pur restando scettiche sulla possibilità di un’intesa al fotofinish, hanno parlato di “molti progressi fatti nelle ultime 24 ore”.
Senza escludere anche la possibilità di un ulteriore proroga. Indiscrezioni che hanno portato ad un calo del prezzo del petrolio sui mercati.
Nel caso di un fallimento della trattativa il ricorso degli Usa alla bomba atomica sarebbe comunque scongiurato. La Casa Bianca lo ha detto pubblicamente, per correggere le interpretazioni alle ultime dichiarazioni di Vance. Il vicepresidente, parlando da Budapest al fianco di Orban, aveva parlato di “strumenti non ancora utilizzati che il presidente può e deciderà di usare se l’Iran non cambia condotta”. La stessa Casa Bianca non si è potuta invece sbilanciare sulle prossime decisioni dell’amministrazione riguardo agli sviluppi del conflitto: Trump, è stata l’ammissione, è “l’unico” a sapere cosa fare.
Palazzo Chigi: ‘Gli iraniani non possono pagare le colpe del regime’
“L’Italia ribadisce la propria ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran: dagli attacchi missilistici che minacciano la sicurezza delle nazioni del Golfo, alle reiterate intimidazioni volte a compromettere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz — arteria vitale per l’economia globale — fino alla sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo. Tuttavia, è fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni. La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti”. Lo afferma una nota di Palazzo Chigi, in cui si spiega che “il Governo italiano continua a seguire con estrema attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente e il rischio di un’ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l’intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili”.
“Il Governo italiano condivide quanto già dichiarato dalle istituzioni dell’Unione europea sulla necessità di preservare l’integrità delle infrastrutture civili, oltre che l’incolumità della popolazione iraniana, e auspica che si possa presto giungere a una soluzione negoziale della crisi”, sottolinea la nota in cui si spiega che “il governo italiano continua a seguire con estrema attenzione l’evolversi della crisi in Medio Oriente e il rischio di un’ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l’intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili”.
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