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Trump: ‘L’Italia non è stata d’aiuto, probabile il ritiro delle truppe Usa’. Crosetto: ‘Non capirei le ragioni’

La minaccia di Donald Trump di colpire i “cattivi” della Nato che non lo hanno aiutato nella guerra in Iran si allarga dalla Germania all’Italia e alla Spagna. A chi gli chiedeva nello Studio Ovale se prenderebbe in considerazione anche per Roma e Madrid l’ipotesi di una riduzione delle truppe, il commander in chief ha risposto “probabilmente”. “L’Italia non è stata di alcun aiuto. E la Spagna è stata terribile”, ha aggiunto. “È la Nato. Non è nemmeno una questione di quanto siano cattivi. Sarebbe un conto se avessero detto le cose con garbo”, ha spiegato Trump.

“Non ne capirei le ragioni. Come è evidente a chiunque, non abbiamo usato Hormuz. E ci siamo anche resi disponibili ad una missione per proteggere la navigazione. Cosa che peraltro è stata molto apprezzata dai militari americani”. Così all’ANSA il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in merito alle dichiarazioni del presidente Usa.

“Guardate il livello di assistenza che stanno fornendo all’Ucraina. Hanno creato un disastro in Ucraina: un caos totale. La cosa incredibile è che hanno utilizzato lo stretto di Hormuz, mentre noi non lo usiamo”, ha messo in evidenza riferendosi al fatto che il passaggio serve più agli europei che agli americani.

In Italia si trovano 13 mila soldati americani in varie basi, in Spagna 4 mila.

E’ la stessa minaccia avanzata nei confronti del cancelliere tedesco. Le cordialità riservate al cancelliere tedesco alla Casa Bianca a marzo, neanche due mesi fa, sono ormai solo un ricordo. Trump ha sferrato in poche ore un duplice attacco a Friedrich Merz: prima annunciando di essere pronto a ridurre le truppe americane di stanza in Germania, poi consigliando al cancelliere tedesco di occuparsi “dell’Ucraina e del suo Paese in rovina” piuttosto che dell’Iran.

Una situazione che non fa che aumentare la pressione su un leader sempre più debole e già alle prese con le questioni interne e isolato persino fra i conservatori che – stando alla Welt – starebbero già pensando a un successore se si dovesse arrivare a una crisi e a un governo di minoranza. Con Trump il cancelliere tedesco paga il conto delle durissime dichiarazioni rilasciate giorni fa, quando si è spinto a dire che gli Usa sono del tutto “privi di strategia per uscire dal conflitto in Iran”, aggiungendo che la leadership di Teheran “sta umiliando un’intera nazione”, quella americana. Un passaggio, quest’ultimo, che ha fatto infuriare il tycoon.

Così mentre i due fronti, quello esterno e quello interno, moltiplicano i guai del Kanzler, provocando una sorta di tempesta perfetta (fra l’altro a pochi giorni dal primo anniversario dell’esecutivo di Unione e Spd, che cadrà il 6 maggio), Berlino ha replicato all’annuncio di una “decisione a breve” sulla riduzione delle truppe Usa dicendo di essere preparata a questo scenario. In divisa militare per la visita a un campo di addestramento della Bundeswehr a Munster, Merz, che fino a ieri negava che vi fosse un problema con il presidente americano, ha scandito: “In questo periodo turbolento seguiamo una linea chiara.

Questa linea resta fondata sulla Nato e su un partenariato transatlantico affidabile”. Il suo ministro degli Esteri ha risposto entrando, invece, nel merito: “Siamo preparati a questo, ne stiamo discutendo approfonditamente e in uno spirito di fiducia i tutti gli organi della Nato, e attendiamo decisioni da parte degli americani a riguardo”, ha assicurato Johann Wadephul. In Germania si trovano circa 39mila soldati americani, in basi come quelle di Ramstein, Garnison e Grafenwoehr. Il timing degli attacchi di Trump non potrebbe essere peggiore per il leader della Cdu, il cui consenso è calato a picco nei sondaggi, mentre Afd svetta cinque punti sopra l’Unione con un 27%.

E il cancelliere sarebbe sempre più isolato perfino fra i suoi: è stata la Bild a far trapelare che non si esclude, in questo clima, che il leader debba presentarsi al Bundestag e chiedere la fiducia. In un’aula, occorre ricordarlo, in cui la maggioranza si regge su 12 voti. Non bastano, nella Germania in crisi, le 174 leggi approvate nel primo anno, né sembrano convincere le sue riforme.  

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