Donald Trump ferma gli attacchi agli impianti energetici iraniani per cinque giorni, il tempo necessario per dare una chance alla diplomazia e raggiungere un accordo con Teheran che consenta la riapertura dello Stretto di Hormuz. A sorpresa, nel giorno in cui scadeva il suo ultimatum, il presidente statunitense ha parlato di “colloqui produttivi” in corso con l’Iran e di “importanti punti di accordo” raggiunti. Ben 15 – ha spiegato – fra i quali la rinuncia definitiva di Teheran alla bomba atomica: “Hanno accettato di non averla”.
Ma i toni particolarmente ottimisti del commander-in-chief si scontrano con quella che per ora è una netta smentita iraniana: “Non ci sono state trattative”, ha detto senza mezzi termini il presidente del parlamento Mohammad-Bagher Ghalibaf, accusando Trump di mentire. “Notizie false vengono utilizzate per manipolare i mercati finanziari e petroliferi e per uscire dal pantano in cui sono intrappolati Stati Uniti e Israele”, ha tuonato ancora, anche se alcune fonti individuano proprio in lui la figura del regime scelta dagli Usa per dialogare.
Trump però ha insistito: i colloqui sono in corso e “vedremo dove andranno. Loro vogliono disperatamente un accordo, e lo vogliamo anche noi. Ma deve essere un buon accordo. Non posso garantire nulla, ma c’è una chance reale” di intesa, ha assicurato. Intesa che per gli Usa deve includere anche la rinuncia iraniana all’uranio arricchito (che potrebbe essere recuperato dagli Stati Uniti) e la riapertura a breve dello Stretto di Hormuz, che – ha spiegato il presidente americano – “potrebbe essere controllato in modo congiunto, forse da me e da chiunque sia l’ayatollah”.
Su chi ci sia dall’altra parte del tavolo negoziale, Trump non si sbilancia: “É una figura di vertice, ma non la Guida suprema Mojtaba Khamenei”, si è limitato a spiegare. A fare da mediatori – secondo quanto riportato da Axios – sarebbero l’Egitto, il Pakistan e la Turchia, che starebbero tentando di organizzare entro la fine della settimana un incontro a Islamabad fra una delegazione iraniana guidata da Ghalibaf e una americana con Steve Witkoff, Jared Kushner e possibilmente anche il vicepresidente americano. Proprio JD Vance si è sentito con il premier israeliano Benjamin Netanyahu per parlare del tentativo di avviare trattative con l’Iran e discutere le condizioni di un possibile accordo per mettere fine al conflitto.
A Tel Aviv, intanto, la fuga in avanti di Trump avrebbe sollevato più di qualche stupore, secondo indiscrezioni raccolte dai media americani. Israele sarebbe stata informata in anticipo del messaggio (tutto a lettere maiuscole) che Trump ha pubblicato sui colloqui in corso e sulla sospensione di cinque giorni dei bombardamenti ai siti energetici. Tel Aviv però, riferiscono le stesse fonti, non prevedrebbe un’imminente fine della guerra. Ma non la pensa così Trump: “Penso che saranno molto contenti di un’intesa, perché significherà pace”.
La moratoria di cinque giorni concessa da Trump sugli attacchi ai siti energetici e la possibilità di una riapertura a breve dello Stretto di Hormuz hanno chiaramente fatto crollare le quotazioni del petrolio e messo le ali alle piazze finanziarie. La corsa al rialzo dei listini rappresenta una boccata di ossigeno per Trump, che nell’andamento di Wall Street vede un termometro delle sue azioni. Consapevoli dell’attenzione spasmodica del presidente ai mercati, molti critici hanno sposato la tesi dell’Iran, ovvero che la svolta del tycoon sia in realtà solo un messaggio alle Borse. La nuova scadenza è infatti per venerdì, dopo la chiusura delle piazze finanziarie e quando saranno arrivati nell’area migliaia di marine.
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