Trump al G7, ‘ora tocca all’Ucraina’. L’Europa in campo per Hormuz

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    É il Donald Trump dei giorni migliori quello sbarcato a Evian-les-Bains, sulla riva francese del lago Lemano, ad un G7 che soltanto qualche settimana fa si temeva volesse boicottare. Gonfia il petto per “l’ottimo lavoro” fatto per raggiungere l’accordo con l’Iran e per Hormuz che “venerdì – assicura – sarà completamente riaperto”. E dopo aver incassato la promessa di un contributo degli alleati per il ritorno della libera navigazione nello Stretto, Trump promette: “É l’ora di concentrarsi sull’Ucraina”.

    “Ieri abbiamo avuto un’ottima conversazione con il presidente Zelensky e con il presidente Putin – ha osservato il presidente americano – e vedo la possibilità di fare qualcosa anche su quel fronte. Credo che entrambi siano aperti a una soluzione”. E il leader ucraino – anche lui in arrivo ad Evian – rivela di aver suggerito a Trump un incontro a tre con Vladimir Putin negli Stati Uniti: “E’ un formato che renderebbe molto più difficile al presidente russo rifiutare”, ha spiegato, ricordando come tutti gli appelli rivolti finora al capo del Cremlino siano caduti nel vuoto. Sarà un tema della seconda giornata dei lavori del G7 dedicati proprio al dossier Ucraina. Così mentre in patria continua ad essere criticato (‘Trump chiude una guerra che ha scatenato senza raggiungere gli obiettivi’, titola in New York Times) il tycoon dalla Francia e dalla platea dei sette grandi prova a rilanciasi sul palcoscenico internazionale, rivendicando con gli alleati come il memorandum di intesa firmato con l’Iran è un “documento potente, non come quello di Barack Obama del 2015, che era terribile”.

    Al fianco di Emmanuel Macron, che del ritrovato feeling con il presidente americano aveva fatto una priorità di questo suo ultimo grande appuntamento internazionale da inquilino dell’Eliseo, il tycoon è tornato ad elogiare il capo di Stato francese. Lo stesso che, appena qualche mese fa, aveva trattato con parole di disprezzo, ironizzando in modo poco elegante sulle abitudini della coppia presidenziale francese. “Emmanuel è un amico speciale per me – ha detto – abbiamo avuto un rapporto fantastico”. L’esordio al G7, dunque, è sembrato promettente, se si considera che la conclusione del vertice mercoledì sarà una serata sontuosa in onore di Trump nella Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles. Ma se il rapporto personale con i leader europei, ai minimi storici per un presidente americano, sembra in risalita, sul versante dei fatti concreti resta da lavorare.

    “La priorità – ha detto Macron in un’intervista pre-vertice – è riaprire lo Stretto di Hormuz. E senza pedaggi”. Non solo, ma “la Francia e la Gran Bretagna sono pronte a prendere la testa di una missione nello Stretto di Hormuz, con il sostegno di Olanda e Italia”. L’obiettivo è far sì che l’Europa riconquisti un ruolo chiave al fianco degli Stati Uniti, ma soprattutto farlo in un momento di pace e di ricostruzione delle relazioni internazionali dopo un conflitto armato. L’obiettivo degli europei è quello di “contribuire alla riapertura della via marittima di Hormuz una volta che l’accordo concluso fra gli Stati Uniti e l’Iran sia effettivamente applicato”, ha ribadito Macron. Un sussulto del Trump incontenibile e diplomaticamente incontrollabile c’è stato quando, sorridendo, il tycoon guardando Macron ha osservato: “Non abbiamo bisogno di molto aiuto”. E per un attimo è sembrato tornare al tono di rimprovero contro gli alleati che – a suo dire – non lo hanno minimamente aiutato nel risolvere la crisi. “Ma – ha aggiunto subito dopo il tycoon – non penso che sarebbe una cattiva idea avere una o due navi di qualche Paese, il vostro Paese andrebbe benissimo per questo, perché non si sa mai…”. Macron ha quindi assicurato che Parigi è pronta “ad avere, fin da domani, dei caccia sul posto, che possono aiutare in missioni di ricognizione. Entro 48 ore, possono essere ovviamente dispiegate delle fregate, poi la portaerei. Insomma, siamo pronti”.

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