Wall Street chiude la seduta con solidi guadagni, in scia alla tregua sia pur precaria raggiunta da Usa e Iran: il Dow Jones segna un balzo del 2,85%, a 47.909,92 punti, mentre il Nasdaq segna un progresso del 2,80%, a quota 22.635,00. In forte rialzo anche l’S&P 500, a 6.782,81 punti
I mercati festeggiano il cessate il fuoco di due settimane fra Stati Uniti e Iran, che ha fatto crollare le quotazioni del petrolio e del gas. La tregua decisa dopo quasi 40 giorni di guerra con la riapertura dello stretto di Hormuz – prima che in giornata Teheran decidesse di richiudere il passaggio delle navi a seguito gli attacchi di Israele in Libano – , è stata accolta con un rally sia delle Borse sia dei titoli di Stato, che hanno visto calare i rendimenti.
La tregua ha allontanato infatti i timori di altre spinte sui prezzi dell’energia e degli inevitabili effetti sull’inflazione. Gli investitori sono così tornati a scommettere su un taglio dei tassi quest’anno da parte della Fed e della Bce dopo aver temuto nell’ultimo periodo che le due banche centrali dovessero piuttosto intervenire alzandoli per contenere le spinte inflattive. A far scattare gli acquisti sui mercati azionari e obbligazionari è stata in prima battuta la caduta a picco del greggio.
Il Wto americano nella nottata di martedì a seguito dell’annuncio dello stop delle ostilità si è inabissato a 91 dollari al barile per poi segnare perdite del 16% circa a poco più di 94 dollari. Ribasso a due cifre anche per il Brent europeo che si è portato verso i 90 dollari per poi muoversi intorno a 94,5 (-13,5%). Stesso discorso per il gas: ad Amsterdam il future Ttf ha chiuso in picchiata del 14,9% a 45,3 euro al megawattora. Sono in parallelo partite a razzo, ancora più di quanto avvenuto sui listini asiatici, le Borse europee. A fine seduta Francoforte ha fatto un balzo al 5%, Parigi ha guadagnato il 4,49% e Milano il 3,7% dopo essersi mossa per diverse ore sopra il 4%.
Meno effervescente ma ben intonata Londra (+2,51%) in linea con gli indici di Wall Street dove tuttavia a mettersi in luce è soprattutto il Nasdaq che guadagna oltre il 3%. Gli acquisti hanno premiato un po’ tutti i comparti, eccetto ovviamente i petroliferi come l’italiana Eni (-5,5%) e i gruppi dell’energia. Hanno preso il volo in particolare le compagnie aeree e le società di viaggi e al turismo. In Europa Ryanair ed Air France sono salite di oltre l’11%, Lufthansa più del 10% così come United Airlines e American Airlines a New York.
Beneficiano delle attese di una stabilizzazione dei prezzi del carburante alla luce della discesa del greggio anche se diversi analisti sono prudenti sul fatto che si possa tornare in tempi brevi alle quotazioni segnate prima della guerra, visto l’attuale clima di incertezza. Moody’s per esempio ha accolto con favore “la prospettiva di una de-escalation duratura nel conflitto mediorientale”, “tuttavia – secondo l’agenzia di rating – anche ipotizzando un cessate il fuoco duraturo, probabilmente ci vorranno mesi prima che i flussi attraverso lo Stretto tornino ai livelli precedenti, il che contribuirà a mantenere i prezzi dell’energia superiori ai livelli pre-conflitto”. La cautela non ha impedito anche ai prezzi dei titoli di Stato di riguadagnare terreno e ai rendimenti di ridursi. Lo spread fra Btp e Bund ha concluso in forte flessione a 76,3 punti base dagli 88,3 punti segnati martedì con il rendimento del bond italiano scivolato al 3,7% e quello del Bund tedesco al 2,94%. Hanno imboccato solo per poco la stessa direzione i Treasuries americani e si è indebolito il dollaro. Anche il biglietto verde ha poi contenuto il calo segnato inizialmente sulla scia del tonfo del petrolio (che viene pagato in dollari) e delle scommesse di un taglio dei tassi di interesse della Fed. Alla fine ha continuato a essere trascurato l’oro mentre si è visto qualche acquisto sul Bitcoin.
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