Lo sloveno Tadej Pogacar vince la sua quinta Grande Boucle, eguagliando il record che appartiene a Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain.. A Mathieu van der Poel l”ultima tappa del Tour de France 2026 – 89 chilometri di circuito parigino con partenza e arrivo sugli Champs-Élysées – precedendo il compagno Jasper Philipsen.
“È stata una giornata incredibile, sono senza parole, un’atmosfera pazzesca. Sono felice di aver vinto per la quinta volta, ogni vittoria è sempre speciale: sette Tour sette podi, cinque vinti, è una cosa che non scriveresti nemmeno nei diari da bambini. La cosa importante è divertirsi in quello che si fa, avere una squadra dietro anche nei momenti difficili, per credere in te stesso e continuare a inseguire i sogni. È stato un peccato che Vingegaard sia caduto, ma sono sul podio con grandi campioni. Vuelta? Vediamo, intanto godiamoci il momento”. Queste, dopo il traguardo di Parigi, le parole di Tadej Pogacar, vincitore del suo quinto Tour de France in carriera.
Un van der Poel epico fa sua Parigi, l’olandese vince sugli Champs-Élysées
(di Federico Cristiani)
Sugli Champs-Élysées va in scena una di quelle vittorie che definiscono una carriera, anche se ti chiami Mathieu Van der Poel e dalle biciclette hai avuto quasi tutto quello che potevi sognare. Nel giorno del trionfo in giallo di Tadej Pogacar – che mette ufficialmente le mani sul suo quinto Tour de France, eguagliando il record assoluto di quattro campionissimi – l’olandese firma un’impresa che ribalta ogni logica: come nel giorno in cui si presentò al mondo del grande ciclismo su strada, ma con una dinamica opposta. Se sul rettilineo finale dell’Amstel Gold Race, nel 2019, Van der Poel si ritrovò a vestire i panni dell’uomo della rimonta, recuperando decine di metri a chi era in testa, sulla strada verso l’Arc de Triomphe mette in atto una resistenza impossibile. Se ne vanno in due, sull’ultimo passaggio da Montmartre nel nuovo, entusiasmante circuito finale che prevede tre passaggi sotto la Basilica del Sacro Cuore.
Pogacar e Van der Poel, come fosse un mini-Giro delle Fiandre nella città dell’amore. Guadagnano dieci, dodici secondi massimo, poi il gruppo dietro si organizza – dopo che anche l’anno scorso aveva vinto Wout Van Aert staccando tutti nella salita – per la Restaurazione in cerca di una volata, come ai vecchi tempi, sugli Champs-Élysées. Alla svolta finale, 800 metri dall’arrivo, li ha quasi riacciuffati, e lo sloveno – esausto – si rialza dicendo ancora una volta addio al desiderio di vincere anche la tappa, a Parigi. Van der Poel, invece, rilancia, con una forza di volontà che sembra superare ogni limite razionale. Accelera, ma da dietro Mads Pedersen e gli altri velocisti sembrano sempre più vicini; poi, ai -50, ha addirittura le energie per alzarsi sui pedali, con una volata e l’ultimo colpo di reni che gli regalano il successo.
Secondo arriva il compagno Jasper Philipsen, che esulta per l’olandese, che nel frattempo si accascia a terra, sfinito. “Ora che ci penso l’anno scorso ero malato e ho dovuto guardarla in tv questa tappa – racconta poi Van der Poel -. Ho dovuto aspettare, aspettare, ma è un sogno. È stato durissimo, dopo essere lì con i corridori più forti al mondo. Ho un rispetto enorme per Tadej, pensavo che saremmo stati ripresi ma negli ultimi 500 metri ho dato tutto quello che potevo finché non avrei visto una ruota passarmi. Era la ruota di Philipsen, dopo il traguardo”. Ma c’è gloria anche e soprattutto per Tadej Pogacar, che raggiunge i più grandi di questo sport – revocati i 7 consecutivi di Lance Armstrong per doping – a quota 5 successi negli albi d’oro del Tour: sono Jacques Anquetil ed Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain. “È stata una giornata incredibile, sono senza parole, un’atmosfera pazzesca – dice a fine tappa, prima di salire sul podio per le premiazioni -. Sono felice di aver vinto per la quinta volta, ogni vittoria è sempre speciale: sette Tour sette podi, cinque vinti, è una cosa che non scriveresti nemmeno nei diari da bambini. La cosa importante è divertirsi in quello che si fa, avere una squadra dietro anche nei momenti difficili, per credere in te stesso e continuare a inseguire i sogni”.
La maglia gialla è ancora una volta sua. Quella bianca di miglior giovane va al messicano Isaac del Toro, quella a pois di miglior scalatore all’ecuadoriano Richard Carapaz, quella verde della classifica a punti al danese Mads Pedersen. Corridori felici di ogni angolo del mondo, nella prima grande corsa a tappe senza vittorie né di un italiano, né di un francese né di uno spagnolo. La radiografia perfetta di un ciclismo cambiato, forse per sempre.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA








