Santiago Abascal sceglie una Ceuta che cerca faticosamente di rialzarsi dalla più grave crisi migratoria della sua storia per rilanciare la linea più dura di Vox e di Patrioti per l’Europa: “Militarizzare la frontiera” e chiuderla “in maniera permanente”. Ma mentre il leader dell’ultradestra parla di “migliaia e migliaia di invasori” ancora sul posto, e di “un atto di guerra” di Rabat alla sovranità spagnola, la città profondamente segnata continua la conta dei morti che appare senza fine: sono 88 i corpi finora recuperati lungo la costa spagnola, secondo le forze di sicurezza, anche se il governo mantiene fermo a 72 il bilancio ufficiale delle vittime accertate.
Mentre l’Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh) parla di quasi 130 morti sulle due sponde. Molti adolescenti, alcune donne, tanti giovani subsahariani segnalano gli addetti delle imprese funebri. Le autorità locali riconoscono che servirà tempo per tornare a una parvenza di normalità, nonostante molti residenti abbiano ripreso ad andare in spiaggia, mentre i sub della Guardia Civil continuano a pescare cadaveri. Il delegato del governo, Miguel Angel Perez Triano, ha confermato che “è pienamente operativa” la barriera gonfiabile lunga 500 metri al largo della scogliera del Tarajal, che segna il confine marittimo col Marocco, per poter aggirare la sentenza della Corte Suprema e rimandare subito indietro i nuovi arrivi a nuovo. Dopo lo tsunami migratorio di giovedì, Madrid ha rafforzato il dispositivo di sicurezza con oltre 3.000 uomini, fra cui circa 2.000 militati impegnati nei controlli e nei respingimenti. “Sono state attivate tutte le risorse dello Stato e resteranno operative per tutto il tempo necessario”, ha assicurato Perez Triano. Il flusso in uscita continua, sebbene con un ritmo più lento.
E basta allontanarsi poche centinaia di metri dal centro perché il ritorno alla normalità, assicurato venerdì dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, appaia più fragile. Il Centro di permanenza temporanea per immigrati (Ceti) resta uno dei punti più sensibili della crisi, assediato da centinaia di persone che aspettano di entrare. Mentre scattano continui inseguimenti delle pattuglie dei militari e di polizia di gruppi di ragazzi che tentano la fuga, ma vengono fermati e accompagnati per le procedure di identificazione e di espulsione. E’ in questo clima che Santiago Abascal non ha rinunciato al suo comizio, in cui ha accusato il governo di Pedro Sanchez di essere stato “complice del Marocco” per aver consentito “un attacco brutale alla nostra sovranità” sull’exclave e “un atto di guerra”. E ha chiesto all’Unione Europea di sospendere “l’accordo di associazione preferenziale con il Marocco” fino a quanto Rabat non “offrirà garanzie che questo non accadrà più”. Agitando il dibattito in Europa sull’immigrazione, il leader di Vox ha sostenuto che a Ceuta restano ancora “migliaia e migliaia di invasori” che “devono uscire subito”.
E ha lui stesso ricordato che, dopo la crisi migratoria del maggio 2021 nell’exclave, quando circa 10.000 migranti entrarono in 48 ore, fu dichiarato “persona non grata” dal Comune di Ceuta per le dichiarazioni considerate lesive della convivenza cittadina. Anche oggi, poche ore prima del suo arrivo, lo stesso prefetto Perez Triano aveva denunciato la presenza nella città di “gruppi dell’estrema destra arrivati con l’unico obiettivo di approfittare delle nostre difficoltà per seminare odio, divisioni e paura”, rivendicando che “Ceuta è una terra di convivenza, diversità e rispetto”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
