Motivazioni “sessiste e stereotipate” da parte di una pm nel valutare una denuncia per abusi tra le mura domestiche: la Corte europea per i diritti dell’uomo condanna l’Italia, stigmatizzando le parole della magistrata e censurando il tempo eccessivo impiegato dalla giustizia civile e penale per rispondere alle istanze della vittima. La pm, tra l’altro, aveva sostenuto che fosse difficile dimostrare la consapevolezza da parte del denunciato della mancanza di consenso al rapporto sessuale, essendo “anche comune dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna, nel corso di una relazione stabile e duratura, nella stanchezza delle incombenze quotidiane tende a esercitare quando un marito tenta un approccio sessuale”.
A presentare quella denuncia nel 2021, dopo ripetuti abusi subiti in casa dall’allora compagno, fu Audrey Ubeda, oggi 42 anni, autrice del ricorso alla Cedu su ritardi e discriminazioni da parte della giustizia italiana. “Oggi – commenta dopo la sentenza – mi sento rinascere, questa è una vittoria di tutte le donne che spero aiuti a non far accadere mai più nulla del genere”. Nata in Francia da papà spagnolo e mamma campana, Audrey aveva vissuto a lungo nell’Avellinese con l’allora compagno prima che iniziassero gli abusi, avvenuti anche in presenza dei figli della coppia. Agli atti c’era l’episodio di un coltello puntatole alla gola dall’uomo mentre in tv si parlava di un caso di femminicidio, ma nemmeno questo convinse la pm dell’epoca. La richiesta di archiviazione fece scalpore, fu respinta dal gip e il procuratore capo di Benevento affidò il fascicolo a un’altra pm, che chiese e ottenne il rinvio a giudizio: l’ex compagno di Audrey è stato condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi, ed è ora libero in attesa dell’appello.
Nel 2024 il tribunale per i minori di Napoli gli ha tolto la potestà genitoriale, e dopo tre anni di vita blindata in comunità protetta la donna e i figli della coppia – oggi di 15 e 12 anni – sono tornati alla loro autonomia. “E’ comunque grave – sottolinea la donna – che non ci sia stata nessuna misura di allontanamento nei confronti di quell’uomo, che in teoria potrebbe avvicinarci quando vuole malgrado il mio sia un caso da codice rosso. Così osserviamo delle precauzioni per non farci trovare: ad esempio mio figlio 15enne si tiene lontano dai social e il mio impegno contro la violenza sulle donne lo conduco facendo molte cose, ma in silenzio e vivendo il più possibile lontano dai riflettori”. Audrey comunque non ha perso la fiducia nella giustizia: “Ho sofferto ma ho anche incontrato persone come la pm Marina Colucci, che a Benevento si è occupata in seconda battuta del mio caso con grande determinazione”. La Cedu ha disposto un risarcimento danni da parte dello Stato italiano, per lei e per ciascuno dei figli: “Intendo devolverne una parte a una associazione del territorio che mi ha sostenuto. E non smetterò mai di impegnarmi a favore delle donne”.
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