La procura chiude le indagini: cosa è successo ieri
Sempio intercettato: ‘Chiara non doveva mettere giù il telefono’
In base a quanto emerge dalla informativa dei carabinieri sul caso Garlasco, Andrea Sempio, nel corso di una intercettazione ambientale del 14 aprile 2025 non avrebbe nascosto il disappunto per la reazione di Chiara Poggi ad un sua telefonata nell’agosto del 2007 in cui la ragazza si sarebbe rifiutata di parlare con lui riattaccando il telefono. “Lui stesso commenta ‘cioè è stata bella stronza….giù il telefono”, scrivono gli investigatori nell’atto di oltre 300 pagine.
La famiglia Poggi: ‘I carabinieri sono stati condizionati da contesti opachi’
“Per rispetto istituzionale abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti ‘giornalistici'”. Lo scrivono gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi, in una lunga nota in cui spiegano che i familiari di Chiara sono anche stati sottoposti a “intercettazioni” e parlano di “continue aggressioni che si susseguono”.
“Prendiamo atto del fatto che la Procura di Pavia abbia ritenuto di sottoporre ad intercettazioni i familiari della vittima – scrivono gli avvocati della famiglia Poggi – la cui incredibile colpa sembra essere stata quella di aver partecipato attivamente ad un processo penale conclusosi con la condanna irrevocabile di Alberto Stasi consacrata dalla Suprema Corte di Cassazione e di non credere in alcun modo al coinvolgimento di Andrea Sempio”. “Rileviamo inoltre – si legge ancora – che in questi giorni vengono impropriamente diffusi anche gli esiti di tale sorprendente attività captativa in spregio a tutte le norme penali di riferimento”. Per rispetto istituzionale, proseguono i legali, “abbiamo sempre evitato di esternare pubblicamente le ragioni per le quali la famiglia Poggi ritiene che le attività di indagine compiute dai Carabinieri della Stazione di Milano Moscova siano state gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti “giornalistici”, concentrando la nostra attenzione sui dati oggettivi riguardanti l’omicidio di Chiara ed interloquendo invece formalmente con la Procura Generale di Milano per i profili di sua competenza”. “Anche a fronte delle continue aggressioni che si susseguono da oltre un anno – si legge nel comunicato – nei loro confronti e della loro enorme amarezza per quanto sta avvenendo, Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso, evitando qualsiasi esternazione sul tema, nella convinzione che in uno Stato di diritto gli accertamenti processuali debbano avvenire nelle sedi a ciò preposte e nel rigoroso rispetto delle norme di riferimento”.
Il padre di Sempio alla moglie: ‘Lo scontrino a Vigevano lo hai fatto tu’
“Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!”. È quanto ha affermato Giuseppe Sempio, padre di Andrea, alla moglie Daniela Ferrari in una intercettazione ambientale del 22 ottobre scorso, in riferimento allo scontrino del 13 agosto 2007 in un parcheggio a Vigevano: documento che, secondo la versione fornita da Andrea Sempio, sarebbe la prova che la mattina del 13 agosto 2007 non si trovava a Garlasco ma a Vigevano. È quanto emerge dalla informativa finale dei carabinieri sulla nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi.
Carabinieri: ‘La condanna di Stasi una suggestione cavalcata dai media’
“Appare francamente difficile percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni. Tutti gli elementi, o presunti tali, di questa vicenda sono contradditori”. Lo scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano in un’informativa e in particolare nella parte in cui analizzano le “evidenze” per le quali Alberto Stasi non può essere l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi. In relazione alle indagini che hanno portato alla sua condanna definitiva, parlano di elementi “incomprensibili” e “paradossali”.
Smontando punto su punto gli elementi dell’inchiesta e del processo Stasi, gli investigatori, ad esempio, scrivono che c’è stata la “convinzione che Stasi, con la complicità più o meno consapevole di altri soggetti, anche inquirenti, abbia consapevolmente nascosto la bicicletta nera con cui aveva raggiunto via Pascoli”. Anche “ammettendo che un assassino così freddo e calcolatore avesse commesso una superficialità degna di personaggi fumettistici, e cioè quella di non far sparire definitivamente quella bicicletta”, ci sono stati “elementi francamente incomprensibili”.
Per i carabinieri, inoltre, c’è stata una “unica testimone totalmente attendibile”, la donna che aveva descritto la bici “con estrema precisione”, totalmente “diversa” da quella, poi, sequestrata nel 2014. Sempre per i carabinieri, inoltre, “è impossibile spiegare un atto più illogico ed incongruente dello scambio dei pedali”. Lo “Stasi freddo e calcolatore” perché, si chiedono i militari, “non fa sparire completamente la bicicletta Holland?”. Una domanda “a cui non è possibile fornire una risposta logica”. Ossia non avrebbe fatto sparire quella bici, ma avrebbe impiegato “del tempo per smontare i pedali e rimontarli sulla bicicletta che verrà data in posto agli inquirenti”.
Nell’informativa, dall’altro lato, i carabinieri – oltre a mettere in fila tutti i contenuti delle agende e dei quaderni sequestrati a Sempio, in cui annotava pure i suoi “sogni”, per tracciarne un profilo di personalità legato al movente, e le sue ricerche web di notizie sul Dna “sulle unghie di Chiara Poggi” aumentate dal 2014 in avanti – riportano tutta la nuova ricostruzione del delitto e della scena del crimine, già emersa in questi giorni. E pure il fatto che l’allora 19enne, poi, dopo aver ucciso la studentessa, sarebbe andato a piedi a casa della nonna.
Le frasi di Sempio nei suoi appunti
“Molta ansia- 2 archiviazioni” , “Stasi ha chiesto la riapertura”, “mamma in panico per la cosa di Stasi”, “Stasi ricorso in Cassazione”. Sono alcuni degli appunti estratti dalle Moleskine di Andrea Sempio, accusato dalla Procura di Pavia di essere l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi e che ora sono agli atti dell’indagine appena chiusa nei suoi confronti e che ‘scagiona’ l’allora fidanzato della vittima. Le frasi di Sempio, riportate nell’informativa dei Carabinieri, si riferiscono agli anni 2019, 2020 e 2021. “Nei suoi appunti – si osserva – fa trasparire anche un certo interesse all’iter processuale che riguarda” Stasi.
Effettivamente Alberto Stasi, tramite i suoi legali, nel giugno 2020 aveva depositato una formale richiesta di revisione della sentenza di condanna portando all’attenzione nuovi elementi, tra cui nuove analisi sulle impronte e sul Dna, e indicando come responsabile Sempio. Il quale scriveva “pare punti sui capelli …(inc) vabbè dovrebbe …(inc)… lontano da noi”. E nell’ottobre successivo l’amico di Marco Poggi annotava: “Archiviato ancora” seguito qualche giorno dopo con “Stasi ricorso in Cassazione ” e infine “Stasi no cassazione”. Sempre sulla stessa Moleskine scrive dei suoi sogni “e in alcuni si descrive come un protagonista violento”. A tal proposito, si riassume negli atti, “sogna che accoltella delle persone” o “sogna una bionda che usa il taser su di lui , ma lui le salta addosso e le apre la faccia”. E poi ci sono riferimenti di foto e di ricerche sul web a sfondo sessuale e legate ad amiche. “Numerose – si legge in un altro punto dell’informativa – sono le navigazioni internet (…) che palesano il suo interesse per il satanismo, gli omicidi, gli assassini, i predatori sessuali, la violenza sulle donne, i cadaveri e la decapitazione, l’esame autoptico e i fenomeni cadaverici”.
“Ne ho passate tante ….decisamente….cose che altri non hanno mai vissuto né mai vivranno”. È uno dei passaggi dei suoi appunti conservati in un agenda marrone e ora riportati in una informativa agli atti dell’indagine chiusa ieri nei confronti del 38enne. Il quale diceva di essere “nato in una famiglia medio-povera. Pochi amici e difficoltà ad integrarsi. Insicurezza, autolesionismo, commesso cose brutte. Paura, poca esperienza sessuale. Dolore”.
‘Due fasce orarie per omicidio Chiara Poggi a partire dalle 9.12’
Le “conclusioni” della relazione medico legale di Cristina Cattaneo “forniscono una finestra temporale” per la morte di Chiara Poggi “tra le 7 e le 12.30” del 13 agosto 2007, date “le evidenze scientifiche più solide”, che va parametrata col dato del disinserimento dell’allarme da parte della ragazza alle 9.12. Vengono individuate, dunque, si legge in un’annotazione dei carabinieri, sulla base degli “approfondimenti” della professoressa, due “fasce orarie” in cui Andrea Sempio potrebbe aver commesso l’omicidio: tra le 9.12 e le 9.58 (quando il ragazzo chiama un amico) e tra le 9.58 e le 11.25 (quando viene chiamato dai genitori).
Come scrivono i carabinieri, Sempio “ha avuto il modo ed il tempo di commettere l’omicidio” dopo le 9.12, quando la 26enne disinserì l’allarme della villetta, e fino alle 9.58, quando il ragazzo provò a chiamare “l’amico Capra”. E lo stesso Sempio, si legge ancora nell’annotazione, “secondo la ricostruzione medico legale”, aveva “il tempo e il modo di commettere l’omicidio anche nell’arco temporale tra le 9.58 e le ore 11.25”, orario in cui “viene chiamato da casa dei genitori”. Entrambe “le fasce orarie”, si legge nell’annotazione, “si collocano perfettamente nella forchetta temporale riguardante la digestione del contenuto gastrico della vittima”.
Per la professoressa Cattaneo, come si legge nell’informativa dei militari, “sul piano rigorosamente scientifico, la ricostruzione deve rimanere ancorata al range più ampio poiché è quello supportato in modo robusto dai dati statistici più affidabili”, rispetto a range più ristretti come 10.30-12 o 11-11.30 indicati dal medico legale dell’epoca Ballardini. E nel range più ampio, si legge ancora, va tenuto conto dei “dati circostanziali”, ossia quando Chiara staccò l’allarme, ovvero le 9.12. I carabinieri, poi, scrivono che la giovane “ragionevolmente, non può aver fatto colazione prima di essere entrata in cucina e aver aperto le persiane” e dunque “non può aver iniziato la colazione prima delle 9.12”. E che questo “aspetto porta conseguentemente ad una collocazione della morte che non può essere sopraggiunta prima delle 9.45”, ossia “mezz’ora dopo il pasto”, e “non oltre le 11.15-12.15” circa. Sempre nell’annotazione dell’inchiesta si segnalano come compatibili per l’omicidio le “due fasce orarie”: 9.12-9-58 e 9.58-11.25.
Il parroco di Garlasco, la gente del paese non parla più del delitto
“Questa mattina nessuna delle persone che sono venute in parrocchia mi ha parlato degli ultimi sviluppi dell’indagine sul delitto. Ormai la gente sembra essersi abituata a questo flusso continuo di informazioni. In paese si è creato un clima di assuefazione alle notizie sull’indagine”. Don Mauro Bertoglio, parroco di Garlasco dalla fine del 2020, descrive così all’ANSA le reazioni apparentemente distaccate della popolazione del comune lomellino dopo gli ultimi clamorosi sviluppi dell’inchiesta, con la chiusura della indagini da parte della Procura di Pavia che accusa Andrea Sempio di aver ucciso Chiara Poggi. “Tutti i giorni si ascoltano versioni diverse, e a volte discordanti tra loro – afferma don Mauro -. Chi abita a Garlasco ormai non ci fa neanche più caso. Sembrano molto più interessati alla vicenda i giornalisti, presenti da anni nel nostro paese”. Ma neppure l’ipotesi che, dopo 19 anni, si arrivi alla verità riuscirà a risvegliare l’interesse della gente di Garlasco per un caso di cui parla tutta Italia? “A questo interrogativo, potrei rispondere con la domanda posta da Ponzio Pilato a Gesù, durante il processo, riportata nel Vangelo di Giovanni: ‘Che cos’è la verità?'”, conclude don Bertoglio.
“Vogliamo solo che Chiara possa riposare in pace”. E’ il commento della maggior parte dei clienti che questa mattina sono entrati al Bar Gobbi, nel centro di Garlasco. Il locale, che si affaccia sulla piazza centrale del comune lomellino, è uno dei più frequentati. “Siamo stanchi di dover convivere da quasi vent’anni con questa storia – spiega la signora Tina, titolare del Bar Gobbi, mentre sta portando ai tavoli i piatti per il pranzo -. Ormai siamo abituati a vedere ogni giorno giornalisti e telecamere. Però vorremmo tanto tornare a un clima di normalità”. Nessuno si schiera con Alberto Stasi, per il quale potrebbe essere accolta la revisione del processo, o con Andrea Sempio, il nuovo accusato. “Mi astengo da ogni giudizio – sottolinea anche la proprietaria del Bar Gobbi -. Speriamo solo che si arrivi presto alla verità”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
