Scoppia il caso Parodi, l’addio alla chiusura delle urne

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     Mentre alle 15 i titoli sui primi exit poll del referendum inondavano tv e siti online, è arrivato l’addio del presidente Cesare Parodi che ha lasciato con largo anticipo la guida dell’Associazione nazionale magistrati, poco più di un anno dopo la sua investitura. Per qualcuno si è trattato di un gesto annunciato, le cui tempistiche però hanno sorpreso tutti.

    Il leader uscente dell’Anm, anche procuratore ad Alessandria, è uscito di scena per “motivi strettamente personali”: seri problemi familiari che lo costringono ad uscire fuori dal tritacarne mediatico a cui è stato esposto durante la battaglia del sindacato delle toghe contro la riforma Nordio e le numerose polemiche con il governo. Il suo successore arriverà forse ad aprile.

    La decisione, maturata già pochi giorni fa, è stata comunicata ufficialmente da Parodi – a urne chiuse per non legare la sua scelta al risultato e non influenzare il voto – a tutto il Comitato direttivo centrale dell’associazione, gelando più di un suo collega. La modalità non era stata concordata e un primo annuncio informale era atteso alla prima riunione post referendum della giunta, fino alla formalizzazione delle dimissioni il prossimo 28 marzo, in occasione della riunione dello stesso Comitato direttivo centrale.

    La scelta del timing spiazza, ma in quell’anticipo netto – assicurano fonti dell’Anm – non c’è alcun ‘motivo politico’. Un’ora dopo, con i risultati del voto che consolidavano il ‘no’, la Giunta esecutiva centrale del sindacato si è riunita ma Parodi, che non ha comunque partecipato in videoconferenza (era fuori Roma), ha ribadito la sua scelta con un messaggio telefonico ai vertici dell’Anm, i quali poi hanno espresso soddisfazione sull’esito del referendum per un “risultato che non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza”. Quasi in contemporanea è arrivata la nota di ‘Magistratura indipendente’, la corrente delle toghe più a destra rispetto alle altre e di cui fa parte lo stesso Parodi.

    “Si apre ora una fase di rinnovata responsabilità nella quale, come accaduto nei mesi passati, ‘Magistratura indipendente’ non farà mancare il suo decisivo equilibrato e ponderato contributo, anche per riforme che davvero possano migliorare la giurisdizione nell’interesse generale”, si legge nel comunicato in cui viene anche ringraziato il presidente uscente per suo impegno. La poltrona lasciata vuota da Parodi, che in quest’anno del suo incarico a volte si era espresso solo a titolo personale pur portando avanti convintamente la battaglia contro la riforma, pone degli interrogativi sul futuro dei vertici dell’Anm. Ora che ha vinto il ‘no’, le eventuali dimissioni del Comitato dopo il referendum non sono affatto scontate e una prima risposta sulla nuova composizione del direttivo centrale arriverà alla riunione del 28 marzo prossimo, quando Parodi formalizzerà le dimissioni. Almeno al momento restano invece in carica il vice presidente Marcello De Chiara e il segretario generale Rocco Maruotti. La scelta ora, con lo Statuto alla mano, sarà tra decidere di nominare soltanto il nuovo presidente oppure rivotare per eleggere tutta la giunta.

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