Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad Andria per partecipare alla cerimonia del decennale della strage ferroviaria del 12 luglio 2016 in cui persero la vita 23 persone e altre 51 rimasero ferite. Alla cerimonia partecipano le famiglie delle vittime e dei feriti, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e la sindaca di Andria Giovanna Bruno, insieme alle autorità civili, religiose e militari del territorio.
Un minuto di silenzio seguito da 23 rintocchi di campana e dalla lettura dei 23 nomi delle vittime: è quanto accaduto alle 11:05, ora dello scontro tra i due treni della Ferrotramviaria avvenuto il 12 luglio 2016 sulla tratta a binario unico Andria-Corato durante la cerimonia per il decennale della strage. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha salutato con strette di mano i famigliari delle vittime e i superstiti della strage ferroviaria. Il parente di una vittima ha salutato in lacrime il Capo dello Stato. La cerimonia si svolge nel piazzale antistante la stazione ferroviaria di Andria.
La dinamica dello scontro – L’incidente avvenne sulla tratta a binario unico alternato Andria-Corato in concessione a Ferrotramviaria e gestita, all’epoca dei fatti, con il sistema del blocco telefonico. Qui due convogli si scontrarono frontalmente per un “errore umano”, come stabilito con sentenze di primo e secondo grado. Per l’incidente sono stati condannati in appello a 6 anni e 3 mesi di reclusione il capostazione di Andria, Vito Piccarreta, e a 6 anni e 9 mesi il capotreno del convoglio partito da Andria e diretto a Corato, Nicola Lorizzo. I giudici hanno escluso l’illecito amministrativo di Ferrotramviaria ed hanno assolto tutti gli altri 14 imputati. Della vicenda si occuperà la Cassazione il 7 ottobre prossimo. Il blocco telefonico è un sistema in base a quale i capistazione si scambiano dispacci per autorizzare la partenza dei treni verso la stazione successiva. Fu così che dalla stazione di Andria (da Piccarreta) – secondo l’accusa – fu concesso alle 10.45 il via libera per la partenza dalla stazione di Corato dell’Et1016 e, senza aspettare l’arrivo di questo convoglio nella stazione di Andria, fu fatto partire alle ore 11:00 l’Et1021 verso Corato (sul quale di trovava il capotreno Lorizzo). L’impatto ad alta velocità tra i due convogli fu inevitabile e avvenne a velocità sostenuta alle 11:05. Dopo la strage, la circolazione sulla tratta fu bloccata ed è ripresa solo il 3 aprile 2023. I binari ora sono due e sono dotati di moderni sistemi di sicurezza automatizzati.
Mattarella ad Andria, qui per portare vicinanza e solidarietà
Sono qui per esprimere “solidarietà e vicinanza per tutta la cittadinanza”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, salutando la sindaca di Andria durante la cerimonia in ricordo dell’incidente ferroviario avvenuto il 12 luglio 2016 tra Andria e Corato in cui persero la vita 23 persone e altre 51 rimasero ferite. La sindaca Giovanna Bruno aveva infatti ringraziato il capo dello Stato per la sua visita: “Presidente grazie, la sua presenza è una carezza umana per questa comunità, per questa Regione”, gli aveva detto.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al momento dei saluti, “si è ricordato di me e mi ha detto: ‘Eh, il tuo figliolo ti è sempre vicino’. E io gli ho detto: ‘Ma si ricorda di me?’. ‘Il piccolo giapponese’, ha risposto. È stata una grande testimonianza. Vuol dire che comunque si tiene informato, vuol dire che, almeno lui, ci tiene”. Lo ha detto Vincenzo Tedone, il papà di Francesco, di 17 anni, una delle 23 vittime del disastro ferroviario sulla Andria-Corato del 12 luglio 2016. Il ragazzo era tornato due giorni prima dell’incidente dal Giappone dopo un’esperienza di studio. Il presidente della Repubblica – ha detto Tedone – “ci ha dato conforto nella sua presenza”. La presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla cerimonia del decennale della strage ferroviaria avvenuta sulla tratta Andria-Corato “forse è un conforto: Io l’ho ringraziato per la presenza perché comunque è un onore aver avuto il presidente della Repubblica”. Lo ha detto Giuseppe Bianchino, papà di Alessandra, una delle 23 vittime del disastro ferroviario, a margine della cerimonia organizzata ad Andria. “Ci siamo salutati, io l’ho ringraziato per la sua presenza”, ha dichiarato precisando che nel giorno dei funerali, dieci anni fa, non incontrò il Capo dello Stato “perché non facemmo il funerale al palazzetto dello sport ma privatamente perché Alessandra era vissuta sempre in oratorio”. Sulle vicenda giudiziaria, invece, Bianchino è duro: “Ne abbiamo passate più noi che i processi piccolini”. “Abbiamo cambiato aule in continuazione, abbiamo cambiato continuamente giudici – ha continuato – siamo stati sbalzati da una parte all’altra, abbiamo fatto persino le udienze in un teatro: vergognoso”. “Non ci aspettiamo niente di più all’udienza del 7 ottobre in Cassazione – ha proseguito – è stato raccapricciante: un processo del genere, così pesante, così oneroso con 23 vittime e con 51 feriti e noi trattati così”.
Sindaca Andria, la tragedia ferroviaria ha responsabilità precise
‘Piazze, targhe, statue, insegne’ dedicate alle vittime dello scontro ferroviario avvenuto tra Andria e Corato il 12 luglio 2016 ‘non colmano 10 anni di assenza. Non restituiscono volti e abbracci. Perche’ 23 persone non muoiono per fatalita’, muoiono per responsabilita’. Precise’. Lo ha detto la sindaca di Andria, Giovanna Bruno, nel discorso pronunciato nel corso della cerimonia per i dieci anni della tragedia ferroviaria avvenuta tra Andria e Corato, il 12 luglio 2016 in cui 23 persone sono morte e altre 51 sono rimaste ferite. ‘Dateci da fare, insieme a voi, con discrezione e compostezza, la nostra piccola parte, stimolando umana consapevolezza. Per un passato che di certo non possiamo riscrivere e cambiare, ma per un futuro che sicuramente non puo’ permettersi di tradire, dimenticando’, ha aggiunto la sindaca ricordando che ‘Andria ha istituito la Giornata in ricordo del 12 luglio 2016 e ha chiesto alla Regione Puglia di fare altrettanto’ ma ‘chiediamo di piu’: una legge nazionale, che parte proprio da qui, da tutti noi, per unire il Paese in questo dovere del ricordo. Siamo al lavoro’. ‘Queste morti – ha ribadito Bruno – pesano sulle nostre coscienze, allora come ora. E devono tormentarci, insieme alle storie dei feriti, quando da Istituzioni facciamo scelte: devono essere il nostro fiato sul collo. Sempre, sempre’. ‘E lei, signor Presidente c’era 10 anni fa, con tutto il Paese nei suoi occhi, nella sua presenza, nella sua commossa partecipazione. E c’e’ oggi, dono prezioso, cura e attenzione, carezza e abbraccio. L’Italia, con Lei qui al nostro fianco, si sta fermando ancora: muta, attonita, sofferente. Grazie’, ha detto rivolgendosi al Capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Decaro, la Puglia esige un trasporto pubblico moderno e sicuro
“Presidente, come lei sa, qui al Sud spesso salire su un treno rappresenta la speranza di raggiungere un traguardo. Che sia un esame all’università, il posto di lavoro, una visita medica o una giornata di svago. Conta che in quel momento stai affidando la tua vita nelle mani di qualcun altro che, a sua volta, a quel treno aveva dedicato la sua intera esistenza di lavoratore”. Così il governatore pugliese, Antonio Decaro, si è rivolto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la cerimonia per il decennale della strage ferroviaria del 12 luglio 2016 in cui morirono 23 persone e altre 51 rimasero ferite. Decaro ha detto che noi pugliesi “dobbiamo trovare la forza di continuare a credere che abbiamo diritto a sistemi di trasporto più sicuri, più moderni, più efficienti”. “Quello che non possiamo permetterci di fare – ha rilevato – è perdere la speranza. La speranza di una Puglia che lotta per i suoi diritti e per i suoi cittadini. Di una Puglia che esige un trasporto pubblico moderno, sicuro e capace di trasformare il diritto alla mobilità in un’opportunità concreta di sviluppo e di futuro. Quello che è accaduto a pochi chilometri da qui, lungo quel maledetto binario, è stata una tragedia che non è solo costata la vita a 23 persone, ma che ha ridotto in macerie l’idea stessa di una Puglia efficiente, di una regione che vuole conquistarsi il proprio posto tra le grandi realtà del Paese, capace di garantire sicurezza e mobilità”. “Eppure – ha aggiunto Decaro -, noi oggi dobbiamo trovare il coraggio di guardarci negli occhi e andare avanti. Dobbiamo trovare la forza di continuare a credere che anche noi, qui, abbiamo diritto a sistemi di trasporto più sicuri, più moderni, più efficienti, per tutti i figli di una Puglia che non si vuole arrendere. Dobbiamo continuare a lavorare per modernizzare le infrastrutture”.
“Purtroppo, signor Presidente, è proprio sui troppi binari unici che attraversano la nostra bellissima terra che corre veloce il divario tra Nord e Sud. Ancora oggi. Perché un Meridione che non riceve adeguati investimenti sulle infrastrutture è un Meridione abbandonato a se stesso, nella sola e fragile speranza che tragedie simili non accadano mai più. Chiedo io per tutti scusa ai pugliesi se non abbiamo lottato abbastanza affinché il diritto della nostra gente a viaggiare in sicurezza fosse pienamente rispettato. Chiedo scusa se troppo spesso ci siamo abbandonati alla rassegnazione del ‘ci dobbiamo accontentare'”. Così il governatore pugliese, Antonio Decaro, durante la cerimonia per il decennale della strage ferroviaria del 12 luglio 2016 alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’incidente avvenne sulla tratta a binario unico Andria-Corato dove due treni della Ferrotramviaria si scontrarono frontalmente. Morirono 23 persone e altre 51 rimasero ferite. “Io ce la metterò tutta in questa battaglia. Lo farò – ha promesso Decaro – per il rispetto di chi su quel binario ha perso la vita, lo farò per le famiglie che oggi sono qui con straordinaria dignità a condividere il loro dolore. Ma lo farò soprattutto per i nostri giovani, che hanno il diritto di non abitare in un Paese che deve ancora finire di fare i conti con i ritardi del passato”. “Signor Presidente – ha concluso – la sua presenza qui oggi è un segno prezioso di attenzione verso questa terra e la sua gente. In più di un’occasione, nelle sue parole, abbiamo trovato conforto nei momenti più bui, ma anche il coraggio per difendere i principi costituzionali che sanciscono l’uguaglianza e la pari dignità di tutti i cittadini”.
“Io credo sia nostro dovere oggi ricordare quelle 23 persone. Quel sacrificio ha cambiato anche la storia delle infrastrutture ferroviarie del nostro Paese. Sono cambiati gli standard di sicurezza, è nata un’Agenzia nazionale sulla sicurezza ferroviaria. I parenti di quelle vittime custodiscono quel dolore. Nessuna sentenza restituirà mai a queste persone padri, madri, figli, mogli, mariti, sarà difficile. A noi tocca avere la forza di guardare avanti e di guardare a una Puglia più moderna”. Così il governatore pugliese, Antonio Decaro, a margine della cerimonia per il decennale della strage ferroviaria del 12 luglio 2016 in cui morirono 23 persone e altre 51 rimasero ferite. “Spero – ha aggiunto – che la Puglia nel futuro, già da oggi, possa viaggiare sul binario del futuro, della dignità, della modernità, dove nessun cittadino venga lasciato indietro e dove viaggiare non deve essere più un percorso con il rischio di perdere la vita, ma viaggiare deve essere confortevole, sicuro e deve permetterci di guardare con più fiducia al futuro della nostra comunità e soprattutto alle nuove generazioni”. Il giorno dell’incidente Decaro si recò sul luogo della tragedia. “È stato – ha raccontato ai cronisti – uno dei momenti più difficili della mia vita da sindaco vedere i volontari entrare e uscire da quelle lamiere roventi accartocciate, incontrare e portare una parola di conforto ai familiari di quelle persone. Poi per me è stata ancora più dura perché figlio di un macchinista delle Ferrovie dello Stato. Avevo sempre visto il treno come un simbolo di libertà, di riscatto sociale. Con quel lavoro mio padre mi aveva permesso di laurearmi in ingegneria dei trasporti. Da quel giorno quel treno diventava il simbolo di morte, ed era la prima volta che mi succedeva”.
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