Un ‘no’ e un ‘sì’ segnano la strada tracciata da Elly Schlein in vista delle elezioni politiche. Il No è quello al referendum sulla giustizia: per la segretaria dem, “una vittoria popolare da trasformare in maggioranza politica”. Il “sì”, invece, è quello pronunciato dalla leader in maniera decisa quando risponde a una domanda sulla scelta del candidato premier del centrosinistra. ‘È finito il tempo dei papi stranieri e dei federatori?’. Risposta affermativa.
Senza ulteriori approfondimenti, Schlein sposa la tesi di Dario Franceschini secondo cui “è naturale” che i leader siano espressione dei partiti. Insomma, nessun tavolo ristretto tra le forze del campo largo che possa risolvere il rebus della premiership guardando a un nome terzo.
“Si può fare un accordo sulla leadership al partito che prende un voto in più alle politiche ma anche sulle primarie”, è la posizione che la segretaria ribadisce in una conferenza fiume alla sede della Stampa Estera. Un modo per dire che il candidato sarà politico, primarie o meno. Le variabili al vaglio all’interno del Pd e degli altri partiti sono tante, a cominciare dalla possibile riforma elettorale. Uno spartiacque, visto che l’attuale legge non forzerebbe il centrosinistra a indicare il premier in anticipo. E sulla legge della maggioranza più di qualche dubbio comincia ad attraversare i parlamentari di opposizione. “Non è scontato che la facciano”, è la frase che rimbalza in Transatlantico.
Di certo, la segretaria non si sottrae “anche alle primarie, se le sceglieremo”. A chi le fa notare la contrarietà della sindaca Silvia Salis, risponde con nettezza: “io sono stata eletta con delle primarie, quindi sono uno strumento che difendo”. Poi la porta aperta agli altri leader di coalizione. “Sono certa che ci metteremo d’accordo su tutto”, scandisce con fiducia. Anche se l’obiettivo a breve termine, per ora, resta un altro: “le modalità per costruire il programma dell’alternativa”. Per Schlein, un nodo da “definire subito con i colleghi” e che può essere sciolto coinvolgendo “le forze civiche, i giovani e i milioni di persone che sono andati a votare al referendum”.
Parole che sembrano fare da eco all’invito ad ascoltare il Paese lanciato da Romano Prodi, per cui “le primarie sono utili alla fine di un percorso, non all’inizio”. Scenario condiviso anche da Avs e dal M5S, che ha lanciato la campagna di ascolto in 100 piazze per raccogliere i contributi dei cittadini da portare ‘in dote’ al tavolo di coalizione per delineare un programma. I tempi del tavolo, però, non ci sono ancora. Anche se da più parti arrivano le spinte per un vertice dei leader che fissi dei paletti in vista di un programma condiviso. Per ora, è la stessa Schlein a dire che i contatti con gli altri leader ci sono e ci saranno. Un cantiere in corso, che probabilmente darà i suoi frutti in autunno: questa è l’ipotesi al momento più accreditata, con le primarie entro l’anno. E i nodi da sciogliere restano tanti. In primis, quello del doppio turno. Poi, ‘l’ampiezza’ della consultazione, che dalle parti dei 5S potrebbe essere anche online. Giuseppe Conte assicura: “primarie dei cittadini non di apparato, io sono disponibile”. “Non abbiamo paura della democrazia”, è il refrain tra i parlamentari dem. Dove pure comincia a emergere qualche dubbio sulla forza del partito nell’affrontare l’appuntamento. Intanto, la segretaria suona la carica.
“La coalizione – dice – c’è già, non partiamo da zero”. Cita le regionali e le battaglie comuni in parlamento, vuole un perimetro ampio. E lancia la sfida a Giorgia Meloni, che definisce “indebolita” e in “profonda crisi politica”: “siamo pronti alle elezioni in qualunque momento”. E sul referendum incalza: “è la dimostrazione che dall’Italia cominceremo a battere le destre nazionaliste”.
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