Aveva comperato un biglietto aereo per Istanbul il 30 maggio, ossia il giorno dopo essere stato indagato per caporalato insieme alla Caddell Costruction, la società di cui è uno dei responsabili in Italia, che sta restaurando e costruendo l’edificio che sarà la nuova sede del Consolato Usa a Milano con operai, secondo la Procura, tenuti in una situazione di “para-schiavitù”.
Per questo oggi il turco Ulas Demir è stato bloccato all’aeroporto di Orio al Serio, mentre stava partendo con la famiglia, e portato in carcere a Bergamo. A firmare il provvedimento di fermo, che dovrà essere convalidato dal gip, per “pericolo di fuga concreto, reale e imminente” è stato il pm Paolo Storari, titolare dell’inchiesta insieme al collega Mauro Clerici.
Il 47enne – che nelle documentazione in prefettura sui lavoratori ‘importati’ dall’India figura come rappresentante legale e datore di lavoro della Caddell Construction Co DE LLC India – è stato intercettato il 29 maggio al telefono con un interlocutore non identificato ma ritenuto uno dei suoi superiori nell’azienda, che gli consigliava di andarsene. “Fra Zafer dice che se vieni per ferie sarebbe meglio”.
E alla sua domanda “va bene, non sarebbero dei problemi dopo?”, gli ha risposto “ho parlato anche con Can Celik, loro dicono che così potrebbero esserci più problemi. Mi ha detto che potrebbe essere più problematico se succede nell’altro modo”, aggiungendo “quindi qual è la data più vicina in cui puoi farlo?”, “Vedi un attimo e parlane con tua moglie”.
Nell’inchiesta della Procura di Milano sono indagati Demir e la Caddell per la responsabilità amministrativa degli enti. Da quanto ricostruito in seguito alle indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro, nel cantiere da 200 milioni di euro dell’ex Tiro a segno di piazzale Accursio sarebbero stati impiegati lavoratori “in condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno” in una situazione di “para-schiavismo”.
Lavoratori indiani reclutati dalla Dynamic House di Nuova Dehli che venivano pagati una miseria. “Venivano sfruttati”, hanno scritto i pm Storari e Clerici nel provvedimento che ha disposto il controllo giudiziario d’urgenza per la Caddell Construction, con paghe “palesemente difformi dalla contrattazione collettiva e notevolmente inferiori alla soglia di povertà”. Divisi in squadre, ciascuna con un caposquadra turco, gli operai indiani erano pagati meno di tre euro l’ora (qualcuno anche meno di un euro e mezzo) per 10-12 ore di lavoro al giorno in cantiere, sei giorni su sette, quindi 1200-1500 euro, a cui dovevano togliere quasi 900 euro per pagarsi vitto e alloggio.
Tutto ciò dopo aver versato persino un “pizzo” da 5mila euro nel loro Paese agli “intermediari” che gli avevano “permesso” di arrivare in Italia a lavorare, senza conoscere la lingua, firmando carte che non sapevano leggere, tra insulti, botte e minacce. Per questo, oltre all’accusa di caporalato a Demir, sono contestati anche le aggravanti dal fatto che i lavoratori sfruttati erano più di tre e che erano stati minacciati paventando “il licenziamento” e di “essere rispediti in India” se non avessero accettato le condizioni.
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